La psicologia scolastica e il ruolo dello psicologo

La scuola è luogo di apprendimento, ma coinvolge un altro fondamentale fattore, ovvero la relazione tra le varie figure che la vivono a pieno: studenti, docenti, dirigenti scolastici, operatori e anche i genitori (seppur con un ruolo indiretto). È un luogo dove le persone si mettono alla prova con sé stessi e con gli altri. Gli alluni, insieme alla scuola stessa, crescono in modo totalmente diverso e singolare. Il principale compito di questa importantissima istituzione è quello di favorire una crescita equilibrata, ricca di stimoli positivi, accorgendosi della presenza o meno di disagi o situazioni familiari che hanno bisogno di aiuto, comprensione e collaborazione. È da questa serie di bisogni prima inespressi e forse dati per scontato da cui sono nati dei veri e propri studi a riguardo.

Cosa è la psicologia scolastica?

La psicologia scolastica è una branca della psicologia che si prefigge il principale scopo di indagare tutta quella serie di interazioni ed aspetti cognitivi tra le persone che la scuola ingloba, ma anche i soggetti, che sono in collaborazione e coordinamento con questo ente, e che si trovano a vivere la realtà scolastica anche in modo non completamente diretto, ad esempio come i genitori degli studenti.

La psicologia scolastica racchiude in sé gli studi educativi e formativi della psicologia clinica e dello sviluppo (prendendo in considerazione le relative difficoltà di insegnanti e studenti anche a livello piscopatologico, relazionale e comportamentale); della psicologia sociale e di comunità (che si focalizza sullo studio delle persone e dei gruppi di queste all’interno dei contesti socio- culturali, economici, organizzativi e territoriali nei quali i soggetti vivono ed interagiscono continuamente); e della psicologia del benessere (che ha lo scopo di promuovere la condizione soggettiva di benessere, attraverso lo sviluppo del proprio potenziale e capacità).

Temi trattati dalla psicologia scolastica

Si può dunque affermare che la scuola, intesa come il principale ente e istituzione di formazione e inclusione, si prefigge – oltre che a sviluppare le abilità e le capacità dei soggetti e il loro apprendimento continuo e specifico: tutelare e migliorare tutte quelle problematicità che l’apprendimento può fornire agli studenti, e di conseguenza anche ai docenti e genitori.

Tra queste difficoltà troviamo:

  • i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA);
  • il disturbo di disattentazione ed iperattività (ADHD);
  • ll disturbo dello spettro autistico;
  • i disturbi relativi alla condotta e al comportamento;
  • difficoltà di inclusione ed esclusione all’interno del gruppo e quindi la comparsa dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, violenza verbale e fisica;
  • valutazione del disagio scolastico;
  • rilevazione di problemi all’interno del gruppo classe o gruppo familiare.

Per quanto riguarda, invece, tutti quegli aspetti relativi al benessere soggettivo e di gruppo si possono elencare interventi relativi:

  • all’individuazione delle proprie risorse personali e capacità;
  • miglioramento dei propri punti di forza e delle life skills;
  • all’orientamento e scelta di decisioni importanti al fine di essere indirizzati verso la strada e via desiderata ed oggettivamente riconosciuta, tenendo in considerazione l’acquisizione realistica delle proprie capacità personali;
  • promuovere la formazione di temi di vita importanti a seconda dell’età evolutiva e delle relative tappe che questa implica (educazione sessuale, acquisizione di sostanze stupefacenti ed i relativi effetti controlaterali, fenomeni di forte attualità);
  • gruppi di parola a sfondo formativo o di implementazione relazionale;
  • sportelli di ascolto individuali.
A young female nerd girl sits in a classroom setting with a thinking cap on her head. She has an excited look on her face as the light bulb is turned on and she is getting loads of ideas. She is wearing a pink cardigan and bow tie. Learning is fun when you have ideas.

Il cambiamento del ruolo dell’insegnante all’interno del mondo della scuola

Un ruolo che purtroppo al giorno d’oggi molte persone sottovalutano è sicuramente quello dell’insegnate, non riuscendo a cogliere a pieno quanto questa figura sia di significativo valore, non solo per l’apprendimento delle materie trattate, ma anche per l’educazione e per tutta quella serie di nuove valutazioni e considerazioni che un insegnante ormai deve saper riconoscere ed affrontare, tenendo conto anche dei differenti stili di insegnamento che la società di oggi richiede.

La figura del docente, negli anni è mutata in maniera considerevole: si è passati, infatti, dalla figura autoritaria, dotata di piena stima, carisma ed autorità (nei confronti degli studenti, genitori e all’interno di una comunità di persone) ad una persona con un importante ruolo, ma non di inestimabile valore o di riconoscimento pubblico.

Oggi, al docente non viene più attribuito il “potere” di giudizio unico ed universale. Gli studenti stessi mettono in atto comportamenti ed azioni senza la paura o il timore di una conseguenza sociale o di violazione di valori intoccabili e fondati, con la certezza di essere protetto a pieno dai genitori e che la propria reputazione non venga attaccata e denigrata da questo. Anche i genitori, sempre più attenti ai bisogni e alle difficoltà dei propri figli, non capiscono quando è il momento di intervenire o, al contrario, di smetterla di farlo.

Tutta questa serie di bisogni e trasformazioni che il tempo ha portato con sé, ha fatto si che crescesse e si implementasse il bisogno di aiuto e collaborazione di un professionista esperto e specializzato in questo tipo di trasformazioni, sia sul piano comunicativo-relazionale sia pratico e che svolga la funzione di intermediario e mediatore non solo sulla singola persona e le sue relative difficoltà, ma anche tra le figure e le interazioni che la scuola ingloba: studente-insegnante, studente-genitore, genitore-insegnante. Questa figura è chiamata: psicologo scolastico.

Per quanto riguarda il mondo dell’insegnamento, lo psicologo può proporre ed attuare differenti forme di intervento e aiuto, quali:

  • formazione e trattamento di temi importanti e delicati (bullismo, autolesionismo, valutazione degli indici di abusi fisici e psicologici, etc…);
  • saper riconoscere i principali predittori di alcuni disturbi specifici legati direttamente all’apprendimento scolastico o del comportamento;
  • promuovere una comunicazione efficace, al fine di dare una restituzione giusta e consona sia ai genitori che agli alunni in determinate situazioni, sia piacevoli (ES: incoraggiamenti, annotazioni), sia spiacevoli (ES: riscontro di difficoltà, comunicare una futura bocciatura);
  • mediazione con genitori e dirigente scolastico al fine di trovare un incontro di idee e attenuare e risolvere problematiche e discordi interni ed esterni alla scuola;
  • condividere e promuovere stili di insegnamento coinvolgenti ed inclusivi al fine di stimolare curiosità ed interesse a partecipare in modo attivo durante la lezione, esponendosi alla materia in modo differente;
  • gestire lo stress che la scuola implica e porta con sé: affrontare quindi temi relativi al burnout” (stress provato e legato alla propria attività lavorativa, che determina un logoramento psico-fisiologico ed emotivo se non trattato in tempo) e al “mobbing (forma di abuso psicologico che prevede una serie di comportamenti aggressivi di natura fisica e verbale esercitati da una persona o gruppo di persone all’interno del contesto lavorativo nei confronti di un soggetto-vittima).

Lo psicologo scolastico nell’era del Covid

Per quanto riguarda la situazione attuale, lo psicologo scolastico sta vivendo un importante ruolo di mediatore, non solo nell’ambito relazionale-comunicativo tra studente-genitore, studente-insegnante, insegnante-genitore, ma anche relazionale-tecnologico tra queste figure appena citate e gli strumenti tecnologici a disposizione, cercando di mostrare l’utilità e l’efficacia di questi mezzi di comunicazione per implementare l’apprendimento negli studenti.

La Didattica a Distanza (DaD), infatti, è stata molto criticata nel periodo storico che, da un anno a questa parte, stiamo vivendo. Si è potuto riscontrare come la classica “lezione frontale” non sia del tutto proficua per incentivare l’interesse, l’apprendimento in generale, ma soprattutto la relazione all’interno della classe virtuale.

Mai come ora gli psicologi specializzati nel contesto scolastico possono dare una mano concreta al fine di promuovere uno scambio comunicativo efficace e coinvolgente. Per fare questo si avrebbe bisogno di mutare il proprio stile di insegnamento, sfruttando le molteplici funzionalità che la tecnologia ci offre. Come abbiamo visto nell’articolo precedente relativo alla peer education e all’apprendimento cooperativo, si è dimostrato come cambiare il modo di affrontare gli argomenti e incentivare la relazione e collaborazione tra studenti e quindi compagni di classe, possa promuovere un apprendimento attivo, che si focalizza sul riconoscimento dell’importanza della socialità e comunicazione di un gruppo classe, composto da amici-compagni. Gli stili di insegnamento, ed in particolare le varie tipologie di apprendimento sono materie trattate e studiate non solo dai docenti, ma soprattutto dagli psicologi, che per anni si sono dedicati all’analisi e ricerca di queste componenti fondamentali per la conoscenza e più in generale per la vita delle persone che stanno vivendo particolari tappe evolutive.

Per questo motivo lo Stato Italiano, e nello specifico la Scuola, dovrebbe tenere in considerazione questa importante figura, per risolvere e migliorare delle situazioni e promuovere il benessere scolastico in tutte le sue forme e soprattutto incentivare la “voglia di andare e tornare a scuola” degli studenti.

Emily Zanini
Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Psicologia Positiva.

Articoli consigliati