Perché utilizzare la Peer Education a scuola?

In questi ultimi anni la Scuola ha assistito a diversi cambiamenti, ridistribuendo il livello di considerazione e attenzione dei bisogni sia degli insegnanti che degli alunni, specialmente per coloro con conclamate difficoltà di apprendimento scolastico.

Giacomo Stella (professore esperto di apprendimento) afferma che l’apprendimento scolastico affrontato oggi è una sotto specie di apprendimento perché si basa esclusivamente sulla memoria episodica dichiarativa, richiede di memorizzare lettera per lettera, senza però permettere al soggetto di capire o rielaborare in modo concreto il concetto sottostante. Questo metodo di memorizzazione è utile per apprendere ad esempio le poesie o le tabelline, anche se purtroppo rallenta e non allena i processi alla base del ragionamento. Proprio per questo motivo il Dott. Stella definisce il processo appena descritto come “apprendimento inerte”.

L’apprendimento inerte viene potenziato tramite una tipologia di insegnamento focalizzata alla sola acquisizione delle conoscenze, senza coinvolgere gli alunni durante la lezione, con esempi pratici, dimostrazioni e casi da svolgere insieme. La scuola di oggi propone questo tipo di metodo, quello frontale – unidirezionale.

Volendo risolvere tutto in uno slogan si potrebbe dire che: “l’insegnante non deve trasmettere ciò che sa, ma deve far emergere nel suo alunno ciò che vorrebbe che lui arrivasse a sapere” (G. Stella).

Per favorire questo, negli ultimi anni l’Istituzione scolastica ha iniziato a credere fortemente in una tipologia di apprendimento che puntasse sulla collettività e collaborazione tra studenti, migliorando e potenziando non solo la propria formazione scolastica, ma anche alcune capacità, chiamate “life skills”. L’importanza d’implementare le life skills a scuola è stata ampiamente riconosciuta ed appurata negli anni, tanto che l’OMS nel 1998 dichiarò che: “ogni scuola deve mettere in grado bambini ed adolescenti di imparare ad affrontare gli aspetti critici della vita, sviluppando le life skills attraverso programmi educativi specifici individuati come strategia ottimale per raggiungere l’obiettivo “.

Tra questi programmi educativi specifici ed efficaci troviamo la “peer education” – o educazione tra pari -, una metodologia nata negli Stati Uniti durante gli anni 60’, che comporta un radicale cambio di prospettiva nel processo di apprendimento che noi comunamente conosciamo, ponendo gli studenti al centro del sistema educativo.

Tale strategia prevede come principale obiettivo quello della trasmissione delle esperienze e conoscenze all’interno di un gruppo di pari (studenti-studenti). Questo significa che saranno proprio gli alunni a doversi mettere in gioco, rispettando sempre e comunque una struttura pianificata ed organizzata a priori, caratterizzata da: regole, ruoli, compiti, obiettivi, relazioni, comunicazione, conoscenze e trasmissione di queste.

Perchè la peer education è così efficace?

I peer educators – studenti scelti all’interno del gruppo classe – sono percepiti come fonti di informazioni credibili, non solo per quanto concerne le materie trattate a scuola, ma anche e soprattutto su aree sentite come particolarmente significative, quali la sessualità e l’uso di droghe. I peer educators permettono di creare e rinforzare norme alternative e prosociali, oltre che modelli comportamentali salutari. I più adeguati ed efficaci promotori del benessere individuale sono proprio le persone, adeguatamente formate, appartenenti al medesimo gruppo di riferimento. I pari educano i pari, grazie anche al fatto di possedere il medesimo patrimonio linguistico, valoriale, rituale a livello microculturale e microsociale.

I peer educators sono dunque soggetti dotati di influenza sociale e normativa nei confronti del gruppo di appartenenza che si assumono la responsabilità, opportunamente formati (sulle tematiche da insegnanti e/o psicologi), di esercitare specifiche funzioni di influenza informativa ed educativa.

Perché sarebbe utile attuarla a scuola?

Questa strategia educativa secondo molti psicologi e pedagogisti è un modo d’implementare le competenze nascoste o emergenti negli studenti, potenziando invece quelle già riconosciute e mostrate. Nell’area emotiva – ad esempio – si possono riscontrare miglioramenti nella consapevolezza di sé, gestione delle emozioni e gestione dello stress. Nell’area cognitiva, invece, si riscontrano dei cambiamenti positivi nelle capacità di problem solving, pensiero critico ecreativo.

Un altro importantissimo ruolo è quello del “potenziamento” del gioco di squadra e quindi della relazione interpersonale. In questo caso si verificherebbe un consolidamento e fortificazione dellingroup tra gli studenti, che si identificherebbero come facenti parte di un’unica realtà di cui loro sono tutti membri, senza pregiudizio o rivalità. Avendo la possibilità di migliorare inoltre il loro stile comunicativo e di confronto.

In conclusione, secondo gli psicologi del benessere, la peer education funziona perché non dà spiegazioni, ma solo istruzioni, in quanto le prime possono essere date anche dopo che il soggetto ha fatto esperienza, e dovrebbe essere proprio questo il valore del saper educare.

Se viene chiesto agli adolescenti o a dei bambini di fare una cosa, e uno di loro non capisce, non chiederà mai la motivazione per la quale bisogna svolgere un determinato compito, ma come si fa e realizza. Solamente dopo lo svolgimento del compito da parte dell’alunno, il soggetto si domanderà il perché della sua realizzazione.

Non rispettando questi passaggi la Scuola trasmette agli alunni un solo tipo di conoscenza, quella inerte e quindi toglie agli studenti l’interesse e la curiosità nel dover svolgere e apprendere le informazioni e concetti.

La “peer education” permette di trasmettere quindi un tipo di conoscenza circolare o anche chiamata “dal basso”, dove gli studenti sono chiamati a collaborare tra loro per auto-trasmettersi, condividersi delle informazioni e realizzare contenuti per la lezione che in primis gli insegnati avranno deciso, impostato e trasferito a loro.

Emily Zanini
Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Psicologia Positiva.

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