Quanto è importante la comunicazione?

 “La comunicazione è lo strumento principale di relazione che l’uomo ha a disposizione per creare e mantenere l’interazione con i suoi simili” (Quadrio & Venini, 1997). È l’elemento alla base di ogni relazione sociale, sia in ambito privato che lavorativo, sociale. Quante volte capita di chiedersi se l’interlocutore comprende alla perfezione ciò di cui stiamo parlando? O di aver paura che i nostri movimenti o le nostre espressioni siano troppo esplicative? Quante volte, in particolare nell’ultimo periodo, hai sentito fastidio per un contatto troppo ravvicinato con sconosciuti? 

Tutto questo viene studiato dalla psicologia della comunicazione. Possedere delle buone capacità comunicative risulta fondamentale per farsi capire dagli altri, instaurare buone relazioni e di conseguenza per aumentare la propria autostima e la qualità di vita 

Per comunicazione si intende quello scambio volontario di informazioni con uno scopo preciso, basato su un sistema di segni e di regole condiviso da emittente e destinatario, i due interlocutori. Il messaggio, una volta trasmesso dall’emittente, viene decodificato, interpretato e compreso dal destinatario. In questo scambio comunicativo è di fondamentale importanza il feedback in quanto è in grado di chiarire dubbi o al contrario dare conferma di comprensione. Questo elemento è importante per non dare origini al conflitto, caratteristica di una comunicazione poco chiara.  

Grazie all’utilizzo di un linguaggio convenzionale è possibile individuare credenze e intenzioni dell’emittente e, in base a ciò che egli trasmette, l’ascoltatore ne può ricostruire le intenzioni e darne un’interpretazione più o meno realistica.  

Nel processo di produzione e comprensione della comunicazione i soggetti si creano modelli della mente altrui: il destinatario crea una rappresentazione di ciò che il parlante pensa in base al suo messaggio e al suo comportamento. Il parlante invece basa la sua comunicazione su ciò che egli crede che l’ascoltatore pensi e sappia 

In apparenza il processo comunicativo può sembrare un fenomeno semplice, ma in realtà è composto di elementi molteplici e disparati e richiede specifiche competenze per essere davvero efficace. È possibile, infatti, essere fraintesi o non comprendere quanto ci viene detto. 

Successo nella comunicazione  

Una comunicazione ha successo quando i modelli che il parlante e l’ascoltatore si creano a vicenda sono corretti. Se il parlante si fa un modello sbagliato dell’ascoltatore, la comunicazione può subire un malfunzionamento di due tipi: non essere compresa oppure essere compresa ma non soddisfatta. In che senso? La soddisfazione è la realizzazione dello scopo per cui avviene la comunicazione. Ad esempio, nel caso di una constatazione, lo scopo è che l’ascoltatore creda a quello che il parlante ha detto; nel caso delle richieste, l’obiettivo è che l’ascoltatore esegua ciò di cui è stata fatta richiesta. La comprensione del messaggio può fallire dal momento in cui l’ascoltatore fa assunzioni false sul parlante.  

Negli studi sulla comunicazione sono stati indagati alcuni criteri generali per mezzo dei quali ci sia successo nella comunicazione. Uno di questi è il principio di cooperazione, introdotto da Paul Grice (1989). Secondo questo principio gli individui assumono che l’interlocutore sia razionalecoerente e cooperativo e che qualsiasi comunicazione abbia un significato. Grice ha elencato inoltre alcune massime “conversazionali” che dovrebbero essere alla base di ogni interazione soddisfacente 

  • Completezza, dire tutto quello che risulta essere necessario;  
  • Rilevanza, dire cose pertinenti; la qualità, dire cose vere;  
  • Concisione, ossia non dire nulla più del necessario;  
  • Modo, utilizzare linguaggio chiaro (Arielli, 2002).  

Queste regole possono essere utilizzate per attribuire correttamente o meno le intenzioni di un parlante, che possono essere realistiche, ironiche o sbagliate, caso in cui il parlante viola le massime. La violazione può avvenire per diversi motivi, a causa di credenze o preferenze contrarie rispetto all’ascoltatore, disturbi percettivi o mentali, creazione di un errato modello di conoscenze e preferenze dell’ascoltatore, utilizzo di un linguaggio tecnico poco comprensibile. 

La comunicazione è un’attività complessa che fa riferimento a diversi sistemi di significazione e segnalazione (Anolli, 2002). Esistono due tipi di comunicazione attraverso cui vengono trasmessi i messaggi comunicativi, verbale e non verbalePrendiamo in considerazione, ad esempio, due amici che discutono animatamente, probabilmente oltre all’affermazione “ma che vuoi?!” seguirà classico il gesto con la manoLe parole vengono in questo modo integrate da indizi del corpo. 

Comunicazione verbale 

La comunicazione verbale è il linguaggio stesso, modalità comunicativa propria ed unica dell’essere umano, è la parte più visibile del nostro modo di comunicare. È un sistema che utilizza come riferimento la parola per veicolare ogni pensiero. Essa viene stabilita a livello culturale e convenzionale sulla base di regole ben precise con la finalità di trasmettere determinate informazioni.  

Comunicazione non verbale 

Nel termine di comunicazione non verbale è compreso un insieme di processi comunicativi come le qualità paralinguistiche della voce, ai gesti, le espressioni facciali, lo sguardo, la prossemica, la postura, il trucco e l’abbigliamento, che rappresentano più del 70% della comunicazione. La comunicazione non verbale partecipa in modo attivo ed autonomo a generare e produrre il significato della comunicazione. Essa è costituita da sottosistemi tra loro indipendenti, sia sul piano strutturale sia su quello funzionale. 

La comunicazione non verbale ha come prima caratteristica quella di esprimere emozioni, comunicate in fase sia di produzione che di riconoscimento. La comunicazione non verbale svolge un’importante funzione anche nelle relazioni di intimità in cui la distanza interpersonale è ridotta. Una funzione essenziale della comunicazione non verbale riguarda la definizione ed il mantenimento della relazione di dominanza. Il potere, ad esempio, è affidato in particolar modo alla comunicazione extralinguistica. Questo elemento è evidente prendendo in considerazione la postura espansiva e rilassata, segnale di dominanza, rispetto a quella rigida e simmetrica, di sottomissione. 

La comunicazione non verbale si esprime attraverso tre diverse modalità:  

Sistema cinesico gestuale: include componenti mimiche del volto, lo sguardo e i gesti. 

Sistema vocale: Durante la pronuncia di una parola sono associati agli atti linguistici anche quelli prosodici di intonazione e quelli paralinguistici del tono, del rito e dell’intensità. Aspetti vocali verbali e non verbali costituiscono insieme l’atto fonopoietico, l’intera produzione vocale dell’individuo e sono funzionalmente legati alla manifestazione delle emozioni (Anolli, 2002).  

Sistema prossemico e aptico: Il sistema prossemico fa riferimento all’organizzazione e all’uso dello spazio, della distanza e del territorio interpersonale. Il sistema aptico riguarda, invece, azioni di contatto corporeo interpersonale e comportamenti finalizzati alla co-regolazione di questo contatto (Anolli, 2002).  

Una comunicazione efficace permette di instaurare relazioni positive e di esprimere sé stessi e i propri stati d’animo in modo vero e autentico. Per essere un comunicatore efficace non è importante solo saper parlare ed essere consapevoli di sé stessi ma risulta fondamentale essere anche un buon ascoltatore, così da non cadere nella trappola dei conflitti comunicativi. È dunque importante non solo migliorare le proprie capacità comunicative ma imparare a comprendere al meglio il messaggio dell’interlocutore.  

Gaia D'Agostino
Gaia D’Agostino

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologie Positive

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