Riconoscere e modificare le abitudini attraverso la mindfulness

“La gente si aggrappa all’abitudine come ad uno scoglio, quando invece dovrebbe staccarsi e buttarsi in mare. E vivere” (Bukowski).

Accettare ed assecondare il cambiamento non è mai facile, in quanto questo meccanismo ci obbliga a dover scegliere un dato evento, un lavoro, uno sport e di conseguenza escluderne un altro. Sono pensieri complicati da affrontare da soli, in molti infatti durante fasi importanti della propria vita chiedono aiuto e supporto a persone di fiducia o specializzate che le possano indirizzare ed accompagnare a intraprendere la via migliore per sé e per la propria felicità.

Una cosa che in passato ci è piaciuta molto e ora non ci fa più vivere queste emozioni e sensazioni non è sempre un passaggio automatico e semplice da cogliere ed elaborare. Le persone, purtroppo e/o per fortuna, cambiano insieme al tempo, maturano interessi e ideali sempre nuovi e magari anche totalmente differenti da quelli sviluppati in passato, ma è importante divenire consapevoli che queste caratteristiche sono normali e giuste se mutano, così proprio come gli stati d’animo, i pensieri, le emozioni e di notevole conseguenza anche le abitudini.

Lally e Gardner (2013) definiscono le abitudini come delle “risposte comportamentali automatiche ad uno stimolo, sviluppate attraverso la ripetizione del comportamento in contesti coerenti tra loro”.

Essere reattivi ad un’incombenza significa agire in modo impulsivo senza lasciar spazio alla riflessione e alle possibili scelte che in quel momento abbiamo di fronte a noi, ma che non consideriamo a causa della decisione presa dal nostro pilota automatico. Verni (2018) nei suoi studi ha notato che una reazione che si è sviluppata e consolidata in noi, si può ripresentare in altre situazioni in modo spontaneo ed implicito, rafforzando questo schema mentale ogni qual volta che una situazione simile si ripresenta. Solidificando, così, un’abitudine nel tempo.

Ogni giorno tutti noi viviamo delle piccole o grandi abitudini. Basti pensare a quando ci svegliamo. La nostra routine comincia proprio da quel momento, in quanto iniziano dei rituali a cui noi non possiamo sottrarci, come lavarsi i denti, il viso, vestirsi, fare colazione con la propria tazza, guidare per recarsi al lavoro o a scuola percorrendo lo stesso tragitto. Queste per noi sono fasi che si vivono con una certa ripetibilità, e sono importantissime per farci iniziare la giornata.

Ma quanto davvero siamo consapevoli di questo momento e delle azioni che quotidianamente svolgiamo?

Come abbiamo cercato di spiegare nell’articolo precedente, è il pilota automatico che a volte decide per noi, creando in modo totalmente inconsapevole delle piccole abitudini che a loro volta si trasformano in routine quotidiane.

Noi psicologi del benessere abbiamo riflettuto molto su quanto fossero importanti e soprattutto funzionali alcune abitudini quotidiane per la buona conduzione della nostra vita.

Le abitudini non sempre possono essere viste con accezione negativa. Si insediano nella nostra vita, infatti, per cercare di agevolare il nostro cervello e memoria ad elaborare più informazioni possibili insieme, una volta riusciti a cogliere ed apprendere una data capacità. Si può dunque affermare che la nascita di abitudini funge da “risparmiatore energetico” del nostro organismo, cercando di non affollare ulteriormente il pensiero.

Altri aspetti positivi sono sicuramente legati alla gestione degli stati d’ansia o paura quando ci si interfaccia a realtà nuove e/o difficili, non dando così prettamente ascolto ai pensieri o preoccupazioni che un dato evento può generarci. Quante volte ci è capitato di aver avuto una brutta discussione con una persona a noi cara e non abbiamo affrontato il problema appellandoci e sfruttando impegni o obblighi?

A volte il dover frequentare l’allenamento del nostro sport preferito o di sommergerci in modo automatico sul lavoro, ci permette di evitare – con una valida scusante – la situazione che ci reca disagio e non rispondere all’affronto.

Questo è un chiaro esempio di come un’abitudine del tutto disfunzionale (quella di utilizzare il lavoro come strategia di distrazione ed evitamento) promuova in maniera implicita la nostra comfort zone e diminuisca invece la capacità di esplorazione e “buttarsi nel vuoto”.

Sebbene la nostra comfort zone sia sempre un luogo sicuro che ci regala protezione e fiducia in noi stessi, farci travolgere da una vita composta solo da abitudini continue e senza prospettiva di cambiamento non può farci del bene. Assecondare la nostra passività significherebbe non accettare in modo positivo ed aperto le situazioni e le possibilità che l’inaspettato regala a noi e alle nostre vite, provocherebbe la mancata capacità di sorprenderci e/o meravigliarci dei nostri successi e quindi, non dare valore al nostro impegno ed ambizione.

Questo fenomeno, di conseguenza, genererebbe un circuito pro-attivo alla passività e lasciare che siano gli eventi a impossessarsi dei nostri ideali e decisioni, non considerando in modo nitido ed oggettivo le altre mille possibilità, che possono riguardare uno sport, un hobby, un impegno, la scelta di una scuola o percorso universitario piuttosto che un altro.

Come può la mindfulness contrastare questi automatismi?

La pratica della meditazione consapevole risulta essere molto efficace ed utile al fine di accompagnare il soggetto ad una decisione importante e quindi ad una scelta e cambiamento.

Le tecniche basate sulla respirazione consapevole, infatti, hanno l’obiettivo di ritagliare un momento durante l’arco della nostra giornata e non pensare a nulla di specifico, ad impegni lavorativi o familiari di alcun genere, ma solo a noi stessi e a come ci sentiamo con il nostro respiro e momento esclusivo.

Questo soprattutto perché accettando e non giudicando l’evento intrusivo in modo affrettato, la consapevolezza del nostro respiro e la riflessione creano una “bolla” o uno “spazio” tra la ricezione dell’evento-stimolo e la nostra reazione e quindi risposta (Verni, 2018).

Così facendo doniamo al nostro cervello il tempo di riflettere ed esaminare maggiormente uno stimolo che noi consideriamo spiacevole, restituendo al nostro interlocutore una risposta maggiormente ragionata e più simile al nostro essere, non insediando ulteriormente così una risposta meccanica nel nostro bagaglio di abitudini disfunzionali.

Consigli pratici di mindfulness

Come accennato poco prima, “prendersi i propri spazi” è fondamentale, rispetto alla moltitudine di attività e situazioni con cui ci interfacciamo nell’arco della giornata.

La mindfulness ci regala proprio la possibilità di pensare a noi, a cosa ci fa star bene, orientandoci alla felicità, al potenziamento delle nostre abilità, rendendoci più consapevoli dei nostri comportamenti e abitudini disfunzionali.

Di seguito, vi proporremo dei consigli utili da poter mettere in atto durante la nostra giornata tipo e da poter coltivare in modo cosciente:

  • Ricomincia a nutrire la tua curiosità: ti interessa sapere qualcosa di più del mondo dell’astronomia? Iscriviti ad un gruppo social dove si tratta questo specifico tema, sintonizzati su un canale TV o WEB, abbonati ad una rivista scientifica e certificata.
  • Utilizza un diario: per annotarti delle cose o situazioni che generano in te meraviglia e stupore e traccia questi episodi in modo giornaliero. Sarà incredibile notare a fine settimana quante situazioni meravigliose ed arricchenti, seppur piccole e semplici, possono donarci felicità e migliorarci di conseguenza la giornata.
  • Fai qualcosa di nuovo o diverso: in questo periodo storico per tutelare la salute nostra e degli altri, siamo obbligati a rimanere nelle nostre abitazioni più del previsto.

Chiaramente, le attività da svolgere non possono essere paragonate alla bellezza e piacevolezza di provare uno sport o hobby nuovo e desirato, ma la nostra capacità di reinventarsi è davvero immensa. È importante saperla ascoltare e motivare!

ESEMPI: cucinare un piatto di cui non si conosce a memoria la ricetta, ascoltare musica diversa, fare colazione in un posto differente da dove la si consuma solitamente, lavarsi o mangiare con la mano sinistra per i destra-mani e con la destra per i mancini.

Questi piccoli cambiamenti modificheranno appena la nostra routine, ma sarà strano e forse interessante notare come queste piccole accortezze possano destabilizzarci, in quanto remano contro alle nostre principali abitudini.

In questo articolo abbiamo cercato di spiegare come si generano e sviluppano le abitudini nella vita di tutti i giorni e di quanto sia difficile combattere gli automatismi, soprattutto riconoscendo e distinguendo quelli disfunzionali da quelli funzionali per noi e per la nostra serenità. Inoltre, si è cercato di evidenziare come la mindfulness possa essere utilizzata dalle persone come un ottimo metodo e strategia per affrontare le abitudini disfunzionali, e reagire in maniera meno impulsiva ed improvvisata agli eventi che inevitabilmente ci circondano.

Di seguito vi allegheremo una tabella da poter completare come un esercizio di consapevolezza, proprio per cogliere in modo non giudicante ed anonimo le abitudini ( che per voi sono buone e cattive) che coltivate durante l’arco delle vostre giornate.

ABITUDINI E STILI DI VITA
BUONE E FUNZIONALI CATTIVE E DISFUNZIONALI

Riferimenti:

– Lally, P., & Gardner, B. (2013). Promoting habit formation. Health Psychology Review, 7, 137-158.

– Verni K. A. (2018). Mindfulness in pratica. Emetra.

Emily Zanini
Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva.

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