Cos’è la felicità?

Una domanda che potreste esservi posti nella vita, e come voi probabilmente ogni essere umano che abbia mai messo piede sulla Terra, è la seguente: che cos’è la felicità?

A questo interrogativo è possibile rispondere in molti modi.

Filosofi, registi, artisti, cantanti, studiosi e molti altri ancora hanno sempre cercato di fornire la loro personale interpretazione di un concetto tanto familiare quanto, allo stesso tempo, difficile da spiegare.

Il modo migliore per trovare una risposta concreta e fondata sulla ricerca scientifica a questo interrogativo è, a nostro modesto parere, da ricercare in quanto scoperto dalle varie branche della Psicologia che hanno indagato questo fenomeno.

La felicità per la Psicologia

In questo mare di interpretazioni, la ricerca psicologica ha sempre cercato di definire il concetto di felicità riconoscendone le specifiche caratteristiche, le relative cause e le sue conseguenze.

In primo luogo, la felicità o gioia è identificata come una delle 7 emozioni di base, note anche come emozioni primarie. Questo gruppo di emozioni sarebbero, secondo lo psicologo statunitense Paul Ekman, innate e comuni a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla loro cultura di appartenenza. In altre parole, la felicità e le restanti emozioni di base sono presenti nei bambini fin dalla nascita e non necessitano di essere imparate.

Le emozioni primarie identificate da Ekman sono:

  • Collera
  • Paura
  • Disgusto
  • Sorpresa
  • Disprezzo
  • Tristezza
  • Gioia

Scorrendo questa lista, ci si rende facilmente conto che la gioia (o felicità) rappresenta l’unica emozione di base intrinsecamente positiva. Questo perché le emozioni primarie, che come abbiamo affermato in precedenza sono innate e universali, si sono sviluppate con l’evoluzione umana per dirigere il comportamento verso la sopravvivenza e l’autoconservazione.

Ad esempio, la collera stimola la reazione contro i pericoli esterni e, allo stesso modo, la paura stimola ad allontanarsi da qualcosa di pericoloso. La sorpresa è un’emozione che conduce ad attivare l’attenzione dell’essere umano per fronteggiare qualcosa di inaspettato, mentre il disgusto ci spinge a non mangiare cibi dal cattivo sapore e, quindi, potenzialmente dannosi per l’organismo.

E la felicità?

Al pari della tristezza, la felicità ha una funzione di apprendimento. Un comportamento che genera felicità verrà con maggiore probabilità messo nuovamente in atto mentre, al contrario, situazioni che hanno generato tristezza in passato verranno probabilmente evitate in futuro.

A sostegno di questi processi sono state individuate alcune strutture cerebrali interconnesse tra loro, che costituiscono il circuito del reward e regolano i meccanismi di apprendimento basati sulle emozioni.

Inoltre, la felicità ha una grande funzione sociale in quanto favorisce l’affiliazione e la vicinanza tra gli individui. Rispetto alle altre emozioni di base, infatti, la gioia è quella che spinge maggiormente alla condivisione e alla ricerca della presenza di altre persone.

(Neuro) Biologia della felicità

Per comprendere come l’essere umano può provare il sentimento della felicità, possiamo fare riferimento ai processi che avvengono all’interno del nostro cervello.

Le neuroscienze hanno infatti individuato quella che potremmo definire, in parole povere, la “ricetta” della felicità. Possiamo fare riferimento ad alcuni neurotrasmettitori (particelle chimiche che vengono prodotte nel cervello e che ne regolano il funzionamento) che sono responsabili dell’esperienza della felicità.

  • Dopamina: Prodotta quando proviamo gratificazione per aver raggiunto un risultato positivo.
  • Ossitocina: Prodotta quando proviamo piacere sentimentale e affettivo, ad esempio durante un abbraccio.
  • Serotonina: Prodotto in relazione a momenti che consideriamo felici, può addirittura bastare il ricordo di un momento gioioso per stimolarne la produzione.
  • Endorfina: Prodotto quando proviamo piacere fisico dopo uno sforzo, ad esempio durante la corsa.

Queste sostanze sono fortemente legate alle sensazioni di felicità e di piacere. Inoltre, regolano i meccanismi di apprendimento guidando il comportamento delle persone verso la ricerca di situazioni che ne stimolino la produzione.

Felicità e Benessere

Il tema della felicità è molto importante per noi, dato che risulta fortemente intrecciato al concetto di Benessere. Fin dai tempi di Aristotele infatti, la riflessione sul Benessere dell’essere umano ha individuato due dimensioni fondamentali: l’edonia e l’eudaimonia.

L’edonia si definisce come uno stato psicologico di piacere che si prova in un certo momento e che ha un inizio e una fine. Si tratta infatti dell’esperienza di felicità.

L’eudaimonia rappresenta un concetto più articolato, definendosi come una forma di felicità data dal fatto di avere una buona considerazione di sé stessi, di sentirsi soddisfatto della propria vita, di saper sfruttare il proprio potenziale e di saper agire congruentemente con le proprie convinzioni morali.

In questo modo, il Benessere di ciascuna persona può derivare da queste due dimensioni:

Il Benessere edonico è dato dalla somma dei singoli momenti felici di una persona. Semplicemente sommando il numero di esperienze positive di una persona si può definire il grado di Benessere edonico.

In secondo luogo abbiamo il Benessere eudamonico, che è il risultato di una buona considerazione del proprio sé e del proprio “posto nel mondo” in riferimento a quanto descritto a proposito dell’eudaimonia.

In conclusione, speriamo di aver chiarito le idee riguardo al tema, tanto familiare quanto complesso, della felicità. Potete provare adesso a riflettere su come potenziare il vostro personale Benessere, pensando a come voi provate felicità!

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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