Digital Wellbeing, come trovare l’equilibrio nel mondo digitale.

Con il termine simbiosi si intende, secondo l’enciclopedia Treccani, una “Stretta unità, intima associazione, coesistenza e compenetrazione di fatti ed elementi diversi”. Si tratta quindi di un rapporto di convivenza continua tra due organismi viventi, la cui vita è costantemente marcata dalla presenza dell’altro.

Se non avete aperto l’articolo per sbaglio e avete quindi letto il titolo, avrete probabilmente già capito dove stiamo andando a parare.

Non si tratterà certo del rapporto tra due esseri viventi, ma non si può fare a meno di notare quanto questa definizione risulti appropriata nel descrivere il rapporto che sussiste tra qualunque persona, i devices tecnologici e il mondo digitale. Quotidianamente ognuno di noi utilizza attivamente per molte ore al giorno dispositivi elettronici, inoltre, anche quando non li utilizziamo direttamente, questi lavorano per noi. Basti pensare a come i sempre più diffusi smartwatch monitorano il nostro battito cardiaco (persino durante il sonno) o a come il nostro computer domestico si aggiorni autonomamente per essere ben performante quando lo useremo.

All’interno del concetto di simbiosi è poi presente una distinzione di fondamentale importanza. Questa infatti può portare a un beneficio o essere svantaggiosa, talvolta addirittura nociva, per almeno uno dei due protagonisti.

Il mondo digitale rappresenta per l’umanità uno strumento di straordinaria utilità, semplificando la vita quotidiana e permettendo di ottenere grandi risultati in ambito lavorativo, impensabili fino a pochi decenni fa. Di contro, però, lo sviluppo tecnologico è avanzato talmente in fretta da far emergere implicazioni e pericoli inaspettati che possono comportare conseguenze anche gravi per i suoi utenti.

Al fine di un utilizzo vantaggioso (a senso unico) da parte degli utenti del mondo digitale diventa oggigiorno di vitale importanza lo sviluppo di alcune competenze e abilità fondamentali. Solo il possesso di tali skills consente il raggiungimento del cosiddetto Benessere digitale.

Il “Benessere digitale” è la condizione di chi sa trovare un buon equilibrio tra le opportunità fornite dai media digitali e la gestione delle dinamiche disfunzionali ad essi collegate. Per raggiungere questa condizione occorre possedere specifiche competenze relative agli strumenti, alle informazioni, alle relazioni online, alla creazione di contenuti, alla gestione del proprio tempo e della propria attenzione (Gui & Surian, 2020).

Vediamo ora nello specifico quali possono essere questi effetti collaterali e quali competenze sono necessarie per fronteggiarli. Faremo qui  riferimento all’utilizzo  quotidiano dei social network, mentre per il tema del benessere applicato allo smart working uscirà un articolo la prossima settimana.

Quotidianità e social network

I social network rappresentano la prima grande sfida al nostro Benessere digitale. Sono infatti numerose le dinamiche nocive che possono svilupparsi su Facebook, Instagram, Tik Tok e simili.

In primo luogo abbiamo il confronto sociale, una naturale dinamica per la quale le persone sono portate a confrontarsi con i loro simili per definire in parte la propria identità e autostima. Tramite i social avviene spesso un confronto impari, dato che si ha accesso a singoli momenti che le altre persone scelgono, con minuziosa accuratezza, di mostrare agli altri utenti. Le fotografie, i video e le storie che vengono postate sono spesso scelte molto attentamente e mostrano il profilo migliore o il momento più alto della giornata degli altri. In particolare, il fenomeno degli influencer, con le loro esperienze straordinarie e la loro bellezza idealizzata, rappresenta un modello di riferimento difficilmente raggiungibile.

Confrontare la totalità delle proprie giornate, costituite come normale che sia da alti e bassi, con tutti i singoli momenti “top” delle altre persone può condurre a una considerazione negativa della propria vita e del proprio sé.

Occorre la consapevolezza del comportamento altrui e del concetto di “gestione della propria immagine” per rendersi conto di questa dinamica e non essere investiti da sentimenti negativi di svilimento personale. Le conseguenze di questo meccanismo possono essere molto gravi e possono condurre a sofferenza psicologica, sentimenti di inadeguatezza e persino a disturbi alimentari.

Un altro aspetto importante è dato dalla dipendenza dai social network e dalla quantità di tempo investita nel loro utilizzo. Abbiamo già detto, nel nostro articolo sulle Tecnologie Positive , che ogni persona utilizza il proprio smartphone mediamente tra le 6 e le 7 ore al giorno. Gran parte di questo tempo è speso sui social media.

Nel 1995 la dipendenza da utilizzo di internet è entrata a far parte della classificazione dei disturbi psichiatrici. Pur senza arrivare a una condizione grave e invalidante che, nei casi più gravi, può condurre a dissociazioni, confusione mentale e amnesie, la dipendenza dai social network può facilmente interferire con le attività quotidiane, abbassando la soglia di concentrazione e diminuendo le energie cognitive.

Tale fenomeno condivide molte caratteristiche di tutte le altre dipendenze: l’aumento graduale del consumo (in questo caso di utilizzo dei social), la progressiva riduzione della gratificazione derivata dal loro utilizzo e la presenza di pensieri intrusivi, quasi ossessivi, che dirigono il comportamento delle persone verso la navigazione sui social.

Una buona strategia per limitare la dipendenza da social network è quella di “nascondere” le relative app dalla home del cellulare, costringendoci così a cercarle attivamente e limitando le tentazioni. Esistono inoltre strumenti che consentono di monitorare il tempo trascorso sui social network, alcune persino in grado di bloccarne l’utilizzo dopo una certa quantità di tempo, per aumentare la consapevolezza circa questo comportamento.

L’ultimo tema che vogliamo affrontare è quella delle fake news.

 La diffusione di notizie false è infatti uno dei fenomeni più rilevanti della nostra epoca, in quanto in grado di modificare il pensiero della gente e distorcere la realtà.

Una caratteristica dei social network è quella di fornire un’enorme quantità di informazioni e contenuti in un lasso di tempo molto breve. Di conseguenza, ad ogni singolo contenuto vengono prestati solo pochi secondi di attenzione, impedendo così la riflessione su cosa viene letto.

Ed è così che, tra una foto di un gattino e un meme su Game of Thrones, il nostro cervello può assimilare in modo più o meno consapevole informazioni false riguardanti ciò che avviene nel mondo.

Le conseguenze di tutto questo sono evidenti in molti campi, dalla salute alla politica. È importante quindi cercare di sviluppare competenze critiche per interpretare con correttezza la qualità delle migliaia di contenuti con i quali ci imbattiamo ogni giorno sui social network

Le skills del Benessere Digitale

Riprendendo la definizione di Benessere Digitale, si rende necessario lo sviluppo di competenze personali che possano essere declinate in funzione delle caratteristiche dei media digitali.

Solo in questo modo diventa infatti possibile raggiungere l’equilibrio tra le potenzialità degli strumenti digitali e i rischi a loro connessi.

Noi di BeNexThere stiamo portando avanti un percorso sulle Life Skills, le 10 abilità fondamentali per lo sviluppo del Benessere a 360 gradi. Queste abilità risultano importanti anche in questo caso.

Ad esempio, il pensiero critico è essenziale sia per una corretta interpretazione delle informazioni che si incontrano on-line, che per ragionare su come la digitalità influenzi la nostra vita. Inoltre, la capacità di gestire proficuamente le relazioni interpersonali e l’autoconsapevolezza risultano fondamentali per relazionarsi positivamente con gli altri utenti dei social network.

E ancora, saper gestire lo stress e le proprie emozioni consente di limitare l’impatto negativo dell’utilizzo delle nuove tecnologie sia nel tempo libero che nel lavoro.

Insomma, il mondo digitale nasconde numerose sfide al Benessere di tutti noi, ma tramite la conoscenza dei suoi meccanismi e delle abilità necessarie per sfruttarlo in modo ottimale è possibile raggiungere una relazione efficace e utile (a senso unico) per i suoi utenti, le persone.

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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