E tu sei consapevole delle tue potenzialità e dei tuoi limiti?

Ti è mai capitato di dover parlare in pubblico durante una conferenza o che fossi tenuto a testimoniare qualcosa davanti ad altre persone che non avevi mai visto prima? Come ti sei sentit@ in quel momento? Bene o male? Eri consapevole delle tue abilità comunicative e desposizione?  

La psicologia sociale definisce l’autoconsapevolezza uno stato dintensificata coscienza di sé durante il quale ci si misura con i canoni interiori. 

Robert Wickund (1975) ci spiega bene come solitamente le persone non sono focalizzate su di sé, ma sono alcune situazioni a favorire l’insorgere di pensieri autoconsapevoli: per esempio quando ci si guarda minuziosamente davanti ad uno specchio prima di uscire per un appuntamento importante oppure – appunto– quando si è difronte ad un pubblico di persone. 

In queste situazioni, secondo il ricercatore, il nostro livello di autoconsapevolezza aumenterebbe in modo esponenziale e si avvertirebbero in modo più nitido le discrepanze tra i nostri sé.  

Dalla ricerca in letteratura si è dimostrato che esistono due differenti livelli di autoconsapevolezza: privata e pubblica. La prima si riferisce alla tendenza all’introspezione e quindi al guardarsi da dentro, focalizzandosi sulle proprie abilità e difetti personali, mentre la seconda è la tendenza a riflettere sulla propria immagine pubblica e quindi alla visione che noi pensiamo che gli altri abbiano di noi (Buss, 1980) 

Essere e/o divenire consapevoli e delle nostre caratteristiche fisiche e psichiche è molto importante, in quanto questa capacità può portare le persone a crearsi delle situazioni favorevoli o sfavorevoli per il loro presente e futuro. 

Vivendo in una società caratterizzata dalla frenesia del dover svolgere faccende nel miglior e minor tempo possibile a volte non ci accorgiamo di alcuni nostri modi di fare che diventano abitudinari e automatici, questi processi si chiamano automatismi.  

Quante volte ci capita di rispondere in modo frettoloso e sufficiente a un nostro genitore o fratello/sorella?!? O ancora, di essere arrabbiati con il/la nostro/a partner per qualcosa che ha detto o ha fatto, ma se ce lo domandasse non sapremmo esprimere esattamente la ragione?!? 

Queste situazioni sono alimentate dai nostri automatismi, ovvero atteggiamenti e azioni che svolgiamo in modo quasi completamente inconsapevole e sono generate dalla costante ripetibilità di alcune nostre reazioni agli stimoli. Quando una reazione ad una data situazione (come rispondere male ad un genitore) si è sviluppata ed insediata in noi, si può ripresentare in altre situazioni in modo del tutto naturale (Verni, 2018). 

Si è potuto dimostrare grazie a numerosi studi a riguardo, che le tecniche di rilassamento basate sul respiro – prima tra tutte la mindfulness  aumenterebbero e migliorerebbero in modo eclatante il livello di autoconsapevolezza. 

Kabat-Zinn (1990), ideatore di questa disciplina, definisce la mindfulness come “la consapevolezza che emerge nel porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in un modo non giudicante di vita”. Questa tecnica richiede di prestare attenzione al presente, mostrando quanto possa essere possibile e impegnativo divenire consapevoli di tutto quello che accade attorno e dentro di noiin relazione anche alle nostre emozioni, sentimenti e pensieri provati.  

Le tecniche ed esercizi basati sulla meditazione personale potenzierebbero così la metacognizione, ovvero la capacità di riflettere su di sé a 360 gradi, tenendo in considerazione non solo i propri stati d’animo e mentali, ma anche pregi e difetti caratteriali, paureprogetti futuri e i nostri automatismi. 

Divenire consapevoli delle proprie capacità e fragilità è quindi un’abilità di vita (life skill) fondamentale, perché solo conoscendo le nostre abilità e limiti sapremo come comportarci e agire in alcune situazioni, selezionando e percorrendo la scelta più giusta per noi ed incline ai nostri desideri e ambizioni! 

RIFERIMENTI: 

  • Buss, A. H. (1980). Self-consciousness and social anxietyWH freeman. 
  • Kabat-Zinn (1990). Vivere momento per momento. Corbaccio. 
  • Verni K. A. (2018). Mindfulness in praticaEmetra 
  • Wicklund, R. A. (1975). Objective self-awareness. In Advances in experimental social psychology (Vol. 8, pp. 233-275). Academic Press. 
Dott.ssa Emily Zanini
Dott.ssa Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione, Psicologia Positiva.

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