Lo sapevi che i bambini sono più portati alla mindfulness rispetto agli adulti? 

Negli articoli precedenti ci siamo focalizzati nel fornire le principali informazioni relative alla mindfulness, spiegando di cosa si tratta, le origini buddiste di questa disciplina, l’ideazione e l’implementazione del principale protocollo relativo allo stress (Mindfulness-Based Stress Reduction – MBSR) sviluppato dal pioniere Jon Kabat-Zinn e come questa tipologia di meditazione, oltre a migliorare alcune capacità emergenti e diminuire l’effetto di alcune patologie, possa fronteggiare le nostre abitudini di vita. Ma questa forma di consapevolezza può essere insegnata e trasmessa anche ai bambini?  

Certamente! I bambini sono naturalmente più portati a praticare la mindfulness rispetto agli adulti, poiché vivono davvero nel momento presente e non si preoccupano così tanto (al contrario degli adulti) del passato e del futuro. Un bambino che raccoglie qualcosa che non ha mai visto e la esplora, toccandola e guardandola sta già praticando mindfulness, ma lui non lo sa (Verni, 2018). 

Esiste forse modo migliore d’insegnare la mindfulness a dei bambini se non giocando?! I bambini, infatti, quando giocano – da soli o in compagnia – vivono pienamente il qui e ora. 

Per quanto riguarda le tempistichenon esistono momenti migliori o peggiori per iniziare a praticare questa disciplina, ma sicuramente per i bambini delle scuole elementari (6-11 anni) è più facile e proficuo, in quanto la mente dei bambini è ancora in piena evoluzione e sono colmi di voglia di scoprire, conoscere e imparare (Verni, 2018)  

Per quale motivo i bambini dovrebbero praticarla? 

Un errore che molti genitori commettono è quello di sottovalutare il livello di stress che i bambini sperimentano e accumulano a scuolae che in modo implicito o manifesto riportano a casa… chi si chiude in stanza per star solo, chi odia fare i compiti, chi non cerca altri bambini per poter giocare, chi non prolifera parola per la sua timidezza, chi risponde in modo sgarbato ai genitori, etc 

Ripensando alla nostra esperienza scolastica, quante volte abbiamo chiesto a nostra madre di non potarci a scuola perché avevamo mal di pancia? Oppure di non riuscire a prendere sonno per la paura di sostenere la verifica il giorno seguente? 

Questa tipologia di ansia si chiama “ansia prestazionale” si verifica quando siamo obbligati ad affrontare delle difficoltà o un impegno importante che potrebbe modificare il nostro percorso, ad esempio pensiamo alle verifiche, interrogazioni, esami, esibizione di ballo o gara sportiva. 

La letteratura scientifica riporta numerosi legami tra cervello e intestino: per questo motivo la nostra ansia si manifesta anche spesso con disturbi intestinali o mentali (vomito, nausea, tensioni muscolari, tremolio, mal di testa, pianti, attacchi di panico). Questi sintomi sono risposte che il nostro corpo ci fornisce come segnale di allarme in vista di un possibile problema o difficoltà imminente (Saps et al., 2009). 

È quindi corretto affermare che a scuola gli studenti sono sottoposti a molteplici e continui stress, quali: 

  • paura e ansia di essere chiamati dal docente; 
  • focalizzati sulla votazione scolastica; 
  • paura di sbagliare e chiedere di poter ripetere; 
  • confronto tra pari; 
  • paura delle reazioni dei genitori alla scoperta di un brutto voto; 
  • iperstimolati da molteplici situazioni; 
  • conflitti familiari; 
  • prede di emozioni che non conoscono e non sanno gestire. 

Quindi dedicare dei piccoli momenti allmeditazione durate l’orario scolastico sarebbe utile per gli studenti? 

Uno dei principi fondamentali della mindfulness che si sposa bene con l’educazione è sicuramente la grande attenzione all’essere invece che al fare: essere pienamente consapevoli della ricchezza della propria esperienza, senza essere ossessionati dal risultato finale (Dal Zovo, 2020).  

Questo significa che sia gli studenti che gli insegnanti dovrebbero concentrarsi maggiormente sull’esperienza, sulla persona e il momento presente, solo così facendo si potranno notare e ammirare i miglioramenti o declini degli alunni. Concentrarsi sul voto e quindi sul risultato, seppur importante, non porterà a grandi risultati e soddisfazioni a lungo termine 

Secondo gli studi di Toro e collaboratori (2015) i miglioramenti e benefici nelle prestazioni scolastiche ed emotive-relazionali sono numerosstimolanti. Di seguito ve ne riportiamo alcune: 

  • rafforzare i bambini alla padronanza delle proprie emozioni e pensieri, rendendoli più abili a maneggiare le emozioni difficili; 
  • facilitare l’apertura con i compagni; 
  • insegnare ad accettare e lasciar andare i propri pensieri negativi; 
  • aiutare a riconoscere le proprie emozioni; 
  • educare ed apprezzare la propria mente e corpo; 
  • incoraggiare ad essere amici di sé stessi; 
  • aiutare a essere più gentili e meno conflittuali, riducendo il rischio di bullismo; 
  • aumentare il senso di calma; 
  • migliorare l’attenzione e l’abilità di prendere decisioni. 

Si può quindi dichiarare che applicare la mindfulness ai bambini è sicuramente un’esperienza significativa e arricchenteindipendentemente da quali difficoltà gli studenti sono soggetti. È una pratica concreta che incentiva la motivazione a creare e migliorare relazioni importanti per il partecipante che la svolge in modo più o meno costante, in quanto il primissimo scopo è quello di fornire degli strumenti semplici e pratici che aiutino ad accettare e superare alcune difficoltà e realtà quotidiane: stress legato a prestazioni scolastiche, litigi con i genitori e paura di confronti non costruttivi con i propri compagni-amici.  

Di seguito vi proporremo un semplicissimo esercizio di consapevolezza per bambini: 

  • scegliere uno dei suoi oggetti preferiti (magari un giocattolo o uno strumento) e disegnarlo; 
  • invitarlo a guardare di nuovo più vicino, ponendo maggior attenzione ai dettagli nascosti; 
  • chiedigli come si sente in quel momento. Riesce a dare un nome a quella emozione? 
  • ha l’impressione di distinguere i dettagli meglio di come farebbe una macchina fotografica? 

Eseguire questo piccolo compito sarà per i bambini un semplice e preliminare esercizio per aumentare il loro stato di consapevolezza e concentrazione, allenando la mente a prestare attenzione ai dettagli a cui molte volte non si fa caso.   

RIFERIMENTI: 

Dal Zovo S. (2020). Mindfulness e benessere a scuola. Attività per migliorare la consapevolezza emotiva e imparare a gestire le difficoltà. La Feltrinelli. 

Saps, M., Seshadri, R., Sztainberg, M., Schaffer, G., Marshall, BM e Di Lorenzo, C. (2009). Uno studio prospettico scolastico sul dolore addominale e altri disturbi somatici comuni nei bambini. The Journal of pediatrics ,154 (3), 322-326. 

Toro M. B. (2015). Crescere con la mindfulness. Guida per bambini (e adulti) sotto pressione. Le Comete FrancoAngeli. 

Verni K. A. (2018). Mindfulness in praticaEmetra. 

Dott.ssa Emily Zanini
Dott.ssa Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Psicologia Positiva.

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