7 Aprile: Giornata Mondiale della Salute

Come ogni anno, il 7 aprile cade la Giornata Mondiale della Salute.

Mai come prima vorremmo dedicarla a tutti gli operatori sanitari che in questo ultimo anno hanno talvolta messo da parte la loro salute (fisica, mentale e sociale) a favore di quella delle persone che quotidianamente assistono.

La salute è stata definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “completo stato di benessere fisico, mentale e sociale” e non solo come “assenza di malattia”. Questo fa riflettere molto già in partenza, in quanto spesso quando ci si riferisce alla salute si pensa solo alla componente fisica. Tale paradosso lo stiamo vivendo in questo difficile periodo storico dove la dimensione sociale della salute è stata totalmente azzerata a causa del necessario distanziamento sociale, della chiusura di scuole e università, dalla limitazione delle attività commerciali e dallo smart working.

Con questo non vogliamo dire che la dimensione psicologica sia stata tutelata, soprattutto la salute mentale di coloro che ormai sono da un anno in prima linea, ovvero gli operatori sanitari.

È chiaro, questo non significa che la salute fisica sia trascurabile a favore di quella mentale e sociale, ma è indiscusso che trascurare queste ultime fino a vederle azzerate non è certamente efficace per il benessere completo di ogni individuo.

Ognuno di noi durante i periodi di maggiore chiusura come il primo lockdown e le continue “zone rosse” si è organizzato le attività quotidiane al fine di tutelare sia la propria salute mentale che quella fisica. C’è chi ha iniziato a praticate attività fisica a casa o all’aperto, chi ha impiegato il tempo imparando a suonare uno strumento, chi si è dilettato nella cucina, chi nell’arte, nella lettura e nella scrittura.

Queste attività inizialmente sono state fatte forse per impegnare il tempo residuo delle giornate, ma implicitamente sono state anche un momento di distacco dalla nuova quotidianità; un’ora al giorno di libertà creativa e di benessere mentale e fisico.

Un’altra fetta di popolazione, quella caratterizzata dai più anziani, come avrete sicuramente letto o sentito parlare, ha vissuto questo periodo in maniera totalmente diversa.

A proposito del concetto di salute, alcuni di loro per paura di frequentare ambienti ospedalieri, hanno rinunciato ai routinari appuntamenti di prevenzione e di monitoraggio di patologie non legate al Covid-19 e che non sono certamente scomparse, come malattie legate all’anzianità o patologie di cui erano affetti anche in precedenza.

Questo è legato al fatto che nell’ultimo anno l’argomento centrale di tutte le campagne di prevenzione e protezione della salute vertevano sul contagio da Covid-19, priorità del momento, trascurando così la prevenzione e la protezione di malattie cardiovascolari, neurologiche, alimentari, muscoloscheletriche, psicologiche, etc. che di certo non sono scomparse.

La prevenzione è un concetto fondamentale quando si parla di salute ed è importante sensibilizzare tutta la popolazione sul tema.

Esistono 3 tipi di prevenzione:

  • primaria: volta a contrastare ed evitare che una patologia insorga, come praticare attività fisica e seguire un’alimentazione sana ed equilibrata come stile di vita;
  • secondaria: riferita alla diagnosi precoce di una patologia in esordio in individui clinicamente sani, come sottoporsi a visite di screening;
  • terziaria: riferita alla cura della patologia e al rallentamento dei danni da essa provocati, come programmi di riabilitazione e di assistenza al malato per reintegrarlo nel contesto di partenza migliorando la sua qualità della vita.

Chiaramente, la prevenzione primaria è quella meno praticata e meno seguita dalla maggior parte della popolazione, sebbene sia la più importante per evitare tendenzialmente l’esordio di una patologia. Questo non significa che praticando esercizio fisico e mangiando sano si è categoricamente immuni da alcune patologie, perché esistono malattie congenite che potrebbero esordire indipendentemente dal praticare questo stile di vita.

La prevenzione secondaria è importante che venga presa sul serio soprattutto dai soggetti “a rischio” per evitare che alcuni parametri al limite della patologia sfocino gravemente nella patologia stessa.

La prevenzione terziaria è la vera e propria cura della patologia, alla quale si deve ricorrere una volta che la malattia si è manifestata al fine di rallentarne il decorso e il peggioramento dei sintomi o addirittura prima ancora che questa manifesti i sintomi per un vero e proprio contrasto in anticipo.

È davvero importante non trascurare la prevenzione, dalla dimensione fisica a quella psicologica, anche se purtroppo questo si è verificato durante l’emergenza sanitaria, un po’ per la paura di recarsi negli ospedali/cliniche e un po’ perché le visite ordinarie sono state per alcuni periodi rimandate al fine di dare la precedenza alla cura dei pazienti contagiati dal Covid.

Nel secondo caso non è una responsabilità del singolo, ma nel primo sì ed è importante comprendere che sottoporsi a visite di screening o specialistiche di controllo non è una perdita di tempo ma è cruciale per la diagnosi precoce di una patologia che se presa in tempo può avere una prognosi migliore.

La prevenzione non riguarda solo la popolazione anziana, più soggetta alle malattie legate all’età, ma riguarda tutta la popolazione, dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta. Inoltre, la prevenzione costa meno della cura, a livello economico e sociale ma anche psicologico: tutti preferiremmo evitare di far fronte ad una patologia nonostante l’assistenza e le cure.

Insomma, è importante non sottovalutate il ruolo della prevenzione sul benessere e sulla salute di tutti noi, soprattutto in questo periodo in cui la prevenzione è ancora più importante al fine di non sovraccaricare il sistema sanitario nella cura di quello che si potrebbe prevenire.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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