Allena la tua autostima con la mindfulness

Ti senti capace nel tuo lavoro?

Durante uno scambio di idee con più persone, ti esponi per dire la tua?

Ti senti di possedere un maggior numero di pregi o difetti?
Quando ti presenti per la prima volta a persone che non hai mai visto prima, sei disinvolto o imbarazzato?

Hai sempre bisogno di continue conferme da parte del/della tuo/a partner o gruppo di amici?

Rispondendo a queste semplici domande avrai modo di riflettere meglio sulla tua percezione personale e autostima.

Secondo la psicologia sociale l’autostima è un giudizio complessivo che una persona dà di se stessa.

Nella sua teoria sulla discrepanza del sé, Higgins (1987) spiega come l’autostima è definita dal grado di sovrapposizione o di scarto tra come ci si vede (sé attuale) e come ci si vorrebbe vedere (sé ideale e imperativo).

Il sé attuale è importantissimo, in quanto esprime e rappresenta il nostro concetto di sé.

Il sé ideale e imperativo, definite “guide del sé”, sono invece dei canoni personali verso cui si tende a conformarsi.

I problemi legati all’autostima molte volte nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé attuale (reale). Per esempio, quando al lavoro pensiamo di non essere in grado di svolgere un determinato compito e ci svalutiamo, il nostro modello ideale pare essere sempre più astratto e irreale, provocando in noi emozioni negative, quali delusione, tristezza, frustrazione e bassa autostima (Higgins et al., 1997; Bolero & Francis, 2000). Mentre per coloro che tendono a sovrastimare le proprie abilità e competenze e si convincono di essere esattamente ciò che desiderano, riescono a percepire il proprio sé ideale vicino e possibile.

Perché è importante avere una buona autostima e immagine di sé?

Aver fiducia in noi stessi ci permette di mostrare agli altri, oltre alle nostre abilità e competenze, la parte migliore di noi. Una persona certa delle sue capacità non ha bisogno di ostentarle o dimostrale agli altri.

Avere una buona autostima, aiuta a risolvere le diverse sfide che la vita impone, affrontandole con ottimismo e senza ansia e disperazione, ma anzi utilizzando le proprie capacità come risorse e strategie per far fronte alle avversità del momento.

Inoltre, sembrerebbe che le persone con una bassa autostima abbiano spesso problemi nella loro vita: non riescono a cogliere le occasioni prestigiose per loro per la paura di mostrarsi; imitano gli altri, non vivendo in modo completamento autentico; hanno continuamente paura di infastidire il prossimo e paura di fallire. Da alcune ricerche, sembrerebbe che le persone con bassa autostima – che seguono in modo costante la scia delle emozioni ed esperienze negative – possano addirittura abusare di sostanze stupefacenti e accrescere le probabilità di essere depressi (Trzesniewski et al., 2006; Salmela-Aro & Nurmi, 2007).

Un altro fattore che si ripercuote in modo costante nelle persone con bassa autostima è il rimpianto. Per esempio, vi è mai capitato durante un esame all’università o un’interrogazione di non aver risposto a una domanda per paura di esporsi al professore, e scoprire solo poi, che la risposta che volevate dare era corretta?

Lavorare sulla propria autostima serve anche a questo, ad aver una maggiore fiducia di sé e – in questo specifico caso – delle proprie conoscenze e abilità mnemoniche e di studio.

Di cosa l’autostima non ha bisogno?

Il peggior nemico dell’autostima sono i dubbi e le etichette che noi stessi ci attribuiamo. Spesso accade che i nostri dubbi si trasformano in veri e propri giudizi, non concedendoci la possibilità di provare, di buttarci nel vuoto, di sbagliare e quindi di essere veramente felici.

Incertezze e paure se prolungate nel tempo, possono generare in noi degli automatismi mentali che, invece di incoraggiarci a realizzarci, creare ed esprimerci al meglio, ci impediscono di metterci alla prova!

In questo modo la mente genera anche dei pensieri sfiduciosi, ampliando in modo esponenziale i nostri difetti piuttosto che pregi, e in altri casi vedendo in modo negativo alcune caratteristiche che in realtà – se incanalate e sfruttate in modo adeguato – potrebbero divenire delle preziose virtù. Tra queste pensiamo all’essere minuziosi, all’essere accomodanti e calcolatori. Chi ha detto che questi debbano essere per forza dei difetti?!

Ogni comportamento e ogni modo d’essere, come in tutte le cose, si trasformano in difetti solo quando questi sfociano nell’eccesso.

Cosa può fare la mindfulness per aiutarci?

Come abbiamo detto in precedenza, il concetto principale su cui bisogna lavorare per migliorare l’autostima è quello della consapevolezza dell’autodistruzione: continuando a pensar male di noi stessi, collegando e auto-etichettandoci come quello che non siamo, per la sola paura di esporci e sbagliare non ci farà del bene, ma al contrario si stabilizzerà in noi l’idea e successivamente l’automatismo, del “non essere abbastanza o capace”.

La mindfulness, lavorando sulle nostre abilità di meta-cognizione ci può aiutare a rielaborare tutte quelle paranoie e preoccupazioni che ci tormentano e impediscono di essere autentici di fronte all’altro.

Molti studi, condotti dallo stesso Kabat-Zinn (ideatore e fondatore di questa disciplina), dimostrano che coloro che praticano la meditazione consapevole, riescono più facilmente a individuare l’insorgere di pensieri intrusivi negativi e pessimistici. Riuscendo a riconoscere e prevenire questi pensieri prima della loro effettiva comparsa, le persone riescono in qualche modo ad affrontare la situazione in modo differente e migliore, accettando i pensieri disturbanti e lasciandoli andare con gentilezza, così come la mindfulness insegna.

La meditazione può quindi essere un forte strumento di auto-aiuto per le persone con bassa autostima. In particolare, questa è utile per:

  • imparare a credere in noi stessi;
  • sentirci più forti;
  • accorgerci di cosa ci fa star bene;
  • non aver paura del fallimento, ma vedere delle difficoltà più per delle sfide;
  • aumentare i pensieri positivi su di noi;
  • non prestare così attenzione a cosa pensano gli altri;
  • essere noi stessi, essere autentici (Kabat-Zinn, 1990).

Ecco ora alcune tips per migliorare la tua autostima:

  1. smettila di giudicarti negativamente;
  2. non auto-etichettarti;
  3. non concederti una sola possibilità;
  4. non lasciarti trascinare e convincere da quello che dicono gli altri;
  5. accetta gli errori e pensieri negativi, sono normali;
  6. dai spazio al benessere mentale e fisico;
  7. sii te stesso, non imitare nessuno;
  8. dai una mano e contribuisci nei lavori di gruppo;
  9. fai qualcosa per il piacere di farlo e non per dimostrare agli altri;
  10. accetta i tuoi errori e ricordati che “sbagliare è umano”.
Dott.ssa Emily Zanini
Dott.ssa Emily Zanini

Laureata magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva.

RIFERIMENTI:

  • Boldero, J., & Francis, J. (2000). The relation between self-discrepancies and emotion: The moderating roles of self-guide importance, location relevance, and social self-domain centrality. Journal of personality and social psychology78(1), 38.
  • Higgins, E. T. (1987). Self-discrepancy: a theory relating self and affect. Psychological review94(3), 319.
  • Higgins, E. T., Shah, J., & Friedman, R. (1997). Emotional responses to goal attainment: strength of regulatory focus as moderator. Journal of personality and social psychology72(3), 515.
  • Kabat-Zinn (1990). Vivere momento per momento. Corbaccio.
  • Salmela-Aro, K., & Nurmi, J. E. (2007). Self-esteem during university studies predicts career characteristics 10 years later. Journal of Vocational Behavior70(3), 463-477.
  • Trzesniewski, K. H., Donnellan, M. B., Moffitt, T. E., Robins, R. W., Poulton, R., & Caspi, A. (2006). Low self-esteem during adolescence predicts poor health, criminal behavior, and limited economic prospects during adulthood. Developmental psychology42(2), 381.

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