Giornata Mondiale della Voce. Voce e Benessere Psicologico: in che senso?

Il 16 aprile è la giornata mondiale della voce. Cosa vuol dire?

Vuol dire che in questa giornata ogni professionista che opera in ambito sanitario si prostra per promuove una maggiore prevenzione per quelle che sono le patologie legate alla parola: screening per confermare il funzionale svolgimento delle corde vocali e di tutto quello che riguarda i canali comunicativi vocali.

Ma anche chi utilizza la voce come principale strumento per lo svolgimento del proprio lavoro, in questa giornata, dedica un pensiero di gratitudine verso questa magia bio-fisica che ci permette di emettere suoni attraverso un sistema-viaggio che nasce dall’aria che entra nei polmoni, che risale i bronchi, attraversa trachea e faringe fino ad arrivare ai vocalizzi emessi dalla bocca.

È proprio tra trachea e faringe che succede la magia: la laringe, grazie al supporto delle pliche vocali, crea i c.d. segnali acustici, ovvero i suoi veri e propri suoni.

Ma in che modo questa giornata è importante per noi promotori del benessere?

Innanzitutto, quanto viene espresso attraverso le parole, il significato denotativo e connotativo delle stesse, contribuiscono alla formulazione e costruzione di una rappresentazione personale rispetto un determinato costrutto, tema, visione, opinione, idea.

Ma quello che davvero interessa in questa giornata è quanto sia potente la voce come strumento per promuovere e generare del benessere alle persone.

Tono, ritmo, velocità, cadenza, frequenza e intensità della voce siano i maggiori canali non verbali utilizzati durante uno scambio comunicativo (Altmann, 2001; Malloch, 1999; Papousek, 2007; Stern, 1991; Trevarthen, 2002).

A questi elementi è importante riconoscere anche il loro ruolo di segnalatori rispetto il riconoscimento e la percezione di vissuti emotivi in corso, sia positivi che negativi: proprio Porges attraverso la teoria Polivagale sostiene che la voce influenzi le emozioni di chi ascolta, infatti l’apparato acustico è in grado di distinguere una voce umana rispetto al contesto ed entro questo paradigma è in grado di percepire se la voce è amica o nemica (se il tono è percepito come freddo, distaccato, non empatico si avrà la tendenza ad attivare i sistemi di difesa in quanto non riconosce come familiare il suono percepito; contrariamente, una voce calma facilita l’attivazione del nervo vago e il conseguente stato di rilassamento derivante da una maggiore tranquillità e agio rispetto l’ambiente circostante) (Porges, 2014).

Esistono altresì quattro livelli entro i quali è possibile analizzare la Voce:

  1. lv. Cognitivo: analisi metrica e semantica, significato attribuito e percepito, parole e linguaggio utilizzati, con chi e in quali contesti;
  2. lv. Emotivo: interpretazione personale e vissuti emotivi rievocati;
  3. lv. Posturale: esperienza coinvolgente anche per la parte mimica e fisica della persona stessa;
  4. lv. Fisiologico: naturale processo di creazione dei suoni che danno vita alle singole parole;

È grazie alla voce che le persone possono comunicare, far intendere intenzioni e suggerire soluzioni attraverso la semplice modulazione della propria voce.

È possibile altresì impiegare quest’ultima come strumento terapeutico per il processo in sé che per il raggiungimento di obiettivi specifici. Le narrazioni, le cronache, le descrizioni. Il cosa ma anche il come. Sono tutti gli ingredienti fondamentali per l’utilizzo di uno strumento così comune ma allo stesso tempo così magico: la voce.

Rachele Fiorini
Rachele Fiorini

Dottoressa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva.

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