I neuroni specchio, quali risvolti attuali?

A chi non è mai capitato di sbadigliare vedendo un altro sbadigliare oppure di grattarsi il naso vedendo qualcuno farlo? Quante volte per strada ti è capitato di interpretare (giustamente) che la mano che si muoveva di quel signore di fronte a te era un saluto alla persona affianco a te e non un suo semplice tic? Ti sei mai chiesto come mai? Questo avviene grazie a dei particolari neuroni presenti nel cervello di ognuno di noi, i famosi neuroni specchio.

Questi neuroni sono stati scoperti dall’italiano neurobiologo Giacomo Rizzolatti nel 1996 e il loro scopo è proprio quello di riflettere l’attività che stiamo osservando, da qui il nome “specchio”. Essi sono la base per riconoscere nell’immediato l’emozione dell’altro, per capire a che scopo egli compie determinati gesti. Grazie a queste cellule siamo in grado di decodificare al momento gli scopi delle azioni delle persone intorno a noi. Senza questi neuroni ci vorrebbe grande impegno cognitivo, che consisterebbe in un ragionamento troppo lento e dispendioso soprattutto in situazioni che prevedono una risposta immediata seppur grossolana.

Un esempio classico riportato dallo stesso Rizzolatti per spiegare la funzione dei neuroni specchio riguarda la nostra capacità di capire cosa sta per fare un uomo al bancone di un bar dopo aver preso in mano un boccale di birra: sta semplicemente per bere, sta per brindare o magari ha intenzione di lanciarlo.

Secondo questa teoria scientifica la comprensione immediata del comportamento degli altri individui la dobbiamo proprio ai neuroni specchio, le cellule nervose motorie che si attivano nel nostro cervello nello stesso modo di quando siamo noi stessi a compiere determinate azioni. I motivi dei possibili comportamenti altrui, ovviamente, non li possiamo conoscere con certezza. Ed è per questo motivo che intervengono le capacità logiche. Ad esempio, l’uomo ha solo sete perché è un’afosa giornata estiva oppure beve per dimenticare una brutta giornata oppure vuole assaggiare quel tipo di birra consigliata da un amico? A queste domande noi non possiamo rispondere tramite i neuroni specchio, ma interviene il sistema logico-inferenziale.

Grazie ai neuroni specchio è come se l’altro agisse “dentro di noi”. Questi neuroni si attivano infatti nel nostro cervello quando in prima persona un individuo compie un’attività e quando osserviamo gli altri eseguire un’azione. Secondo alcuni neuroscienziati, il sistema dei neuroni specchio permette agli individui, oltre che vedere rapidamente ciò che accade loro intorno, anche provare ed esperire le emozioni altrui, entrare quindi in empatia con l’altro. Il matrimonio del tuo migliore amico, la laurea della tua fidanzata, la perdita di una persona cara di una tua amica. Ti è mai capitato di sentire la gioia o la tristezza così forte come se ti succedessero in prima persona queste cose?

Un altro grande compito svolto dai neuroni specchio è l’apprendimento per imitazione. Questo, secondo Rizzolatti, è proprio ciò che distingue l’essere umano dagli altri primati non umani. Infatti, è stato dimostrato che per i bambini l’apprendimento per imitazione è velocissimo, mentre per le scimmie risulta esserci grande difficoltà. Racconta Rizzolatti in un’intervista (2014) che è stato osservato come le scimmie agiscano per emulazione più che per imitazione. Le scimmie quindi comprendono lo scopo ma non hanno la pazienza di ripetere il procedimento per arrivarci. Nelle scimmie i neuroni specchio, inoltre, rispondono a semplici comportamenti come muovere un arto o rompere qualcosa, molto raramente essi la loro attività si riscontra in movimenti complessi.

Una domanda mi sorge spontanea a questo punto: ci troviamo nel 2021 in una situazione paradossale. Non ci si vede più il viso, i neuroni specchio ne potrebbero risentire? Inizialmente probabilmente sì, pensate a com’è complicato per noi da un viso coperto dalla mascherina vedere un’espressione di gioia, di rabbia, di tristezza o di disgusto. Siamo sempre stati abituati a vedere anche la bocca delle persone. Guardandone il viso completo si possono capire meglio le espressioni e le emozioni altrui, proprio tramite il sistema dei neuroni specchio. Potendo guardare solo una parte del viso viene bloccato il mimetismo facciale e diminuisce di conseguenza l’accuratezza di comprensione delle emozioni altrui.

Tuttavia, alcuni studi dimostrano che la parte superiore del viso, dunque fronte, occhi e sopracciglia, rispetto a quella inferiore dal naso in giù, risulta essere più espressiva. Quindi riusciamo nonostante l’utilizzo della mascherina a comprendere le emozioni altrui. Inoltre, l’uomo ha una grande capacità di adattamento e, quindi, compensa in modo spontaneo la mancanza di totalità potenziando, ad esempio, la capacità di comprendere l’emozione tramite gli occhi, che come si dice sono “lo specchio dell’anima”. Oppure grazie anche alla gestualità (per noi italiani ancora più semplice), è possibile che enfatizzi la comunicazione rispetto a quello che prova.

Gaia D'Agostino
Gaia D’Agostino

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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