Sessuologia o Benessere sessuale?

La sessuologia è quella disciplina medico-psicologica che si occupa dei comportamenti e degli atteggiamenti –più o meno funzionali- della sfera sessuale delle persone.

Con questo non significa che la sessuologia riduca tutto alla perdita di attrazione sessuale che una coppia sposata da 45 anni sperimenta: CAMBIAMO QUESTO PRECONCETTO E NORMALIZZIAMO IL RIVOLGERSI A UN PROFESSIONISTA ANCHE SE PENSIAMO DI NON AVERNE BISOGNO. SI PUÒ SEMPRE STARE MEGLIO DI QUANTO SI CREDA.

La sessuologia infatti esplora e approfondisce tutti gli elementi che intervengono intra ed extra individuo in termini di identità di genere, relazioni di coppia –omo/etero sessuali-, relazioni familiari, transizioni di genere e solo infine di sessualità in senso stretto.

Cosa rende questo argomento tanto particolare? Senza dubbio il fatto che quanto riportato all’attenzione del professionista è una questione molto più che meramente meccanica e fisiologica.

Mi spiego meglio: non esiste età per mettersi in discussione e per imparare qualcosa di nuovo su sé stessi, che sia una questione di testa o di cuore.

Pertanto, quanto un individuo o una coppia riporta al professionista, sarà comunque qualcosa legato a un vissuto personale più o meno felice, che ha dato sfogo ad altrettanti vissuti emotivi e cognitivi, i quali, in una certa misura, hanno smosso la persona e l’hanno portata a mettersi in discussione con un esperto.

Questo non implica che sussista un disturbo, una patologia, una disfunzione, significa SOLO che alla base vi è un forte desiderio di conoscenza e miglioramento di sé stessi.

Questo legame viscerale con i vissuti emotivi e cognitivi rispetto la manifesta questione sessuale, palesano la centrale importanza e delicatezza della questione, in ogni periodo della vita della persona.

La scoperta dell’altro e l’assenza di preconcetti e malizia nell’infanzia, la timidezza e ingenuità della prima adolescenza in risposta ai primi sfoghi ormonali, l’educazione dei genitori? Il contesto socio-culturale in cui si cresce? Tratti personali?

Tutti questi gli elementi per la pozione magica che chiameremo: benessere sessuale.

Ogni piccola differenza in ognuno di questi appena elencati e in molti altri elementi che intervengono nell’individualità dei singoli, sono il motivo per cui ognuno vive in modo del tutto personale e unico il proprio percorso di scoperta e conoscenza della sessualità.

Questa introduzione alla normalizzazione di tutte le sessualità e di tutti i modi di viverla ed esprimerla darà vita a un percorso sull’esplorazione di tutte le sfumature con cui essa si esprime e si interseca alla vita quotidiana delle persone.

È innegabile che i riferimenti sessuali siano ormai onnipresenti nella quotidianità e società moderna, talvolta è difficile distinguere il limite in cui questi finiscono di essere accattivanti e ingaggianti e diventano volgari e fuori luogo.

Campagne di marketing volutamente provocatorie, programmi televisivi più o meno giostrati sul tema, sipari teatrali e comici basati unicamente sui doppi sensi, interviste di figure pubbliche e ampiamente riconosciute in cui traspare l’oggettivazione sessuale di uno dei due sessi, tra sessi opposti ma anche tra simili, o ancora interi sistemi istituzionali basati sul un sistema patriarcale o matriarcale.

Qual è il nesso con il benessere sessuale?

Quanto appena elencato è la semplice punta dell’iceberg di un sistema di pensiero e societario arcaico: la società moderna, invece, è intelligente, sarcastica, fine e completamente dinamica e interattiva.

È talmente dialettica la società moderna (in quanto contrappone sistemi in perenne contrapposizione tra loro da dare vita al nuovo) che propone quotidianamente innumerevoli possibilità di scelta (in termini concreti e pratici) ma soprattutto in ottica di alternative possibili in cui identificarsi.

Ma quanto è produttivo questo? Quanto è utile dare un nome a ogni cosa che si sperimenta a livello più o meno individuale e sociale?

Siamo molto vicini a quello chiamato paradosso della scelta (Schwartz, 2004) per cui il numero delle alternative possibili diviene controproducente e disfunzionale in quanto paralizza l’individuo nell’atto della selezione.

Non sa cosa scegliere, ci sono troppe opzioni, l’imbarazzo della scelta –o solo l’imbarazzo senza la scelta? -.

E questo che effetti ha?

I giovani nativi digitali hanno a disposizione strumenti potentissimi che li rendono in grado di esprimere sé stessi lontano dagli occhi inquisitori dei propri genitori, hanno la possibilità di sentirsi accettati da una community di simili che li appoggia e condivide i loro stessi dubbi, preoccupazioni, gioie e soddisfazioni, hanno la possibilità di accedere a una vetrina virtuale e gratuita in cui scegliere lo stile e il canale in cui più si identificano. Finalmente si sentono accettati.

Ma è la vita vera o solo marketing? È una moda identificarsi come appartenenti alla comunità LGBTQI? Sono valori in cui si crede davvero o ci si finge in accordo solo perché mainstream? È una community in cui mi sento finalmente accettato o lo manifesto solo per guadagnare e fidelizzare quella parte di users che vi appartengono veramente?

Anche in questo caso è sottilissima la linea tra ciò che diventa funzionale per la persona a ciò che invece viene strumentalizzato.

È il momento di normalizzare chi non vuole essere identificato ed è il momento di educare i propri figli e nipoti all’accettazione non giudicante di ciò che è buono veramente, senza smettere di provare a rieducare chi ormai è già grande e ha già una propria opinione in merito.

Con questo non ci riferiamo solo a chi preferisce prendere le distanze dalle coppie omo/eterosessuali, ma anche a chi ha timore nell’esprimere come vive la propria sessualità, che sia uomo, che sia donna, che sia una persona sola o che sta coltivando un amore aperto, chi non lo sa ancora ed è in via di sperimentazione. Tutto è lecito ed è il momento di normalizzarlo. Anche solo il fatto di crearvi una questione porta a dubitare della normalità della situazione. Forse paradossalmente si dovrebbe smettere di creare etichette per legittimare la reale normalizzazione di tutti i tipi di amore e sessualità.

Rachele Fiorini
Rachele Fiorini

Dottoressa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva.

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