Uncanny valley: la paura dei replicanti

Avete mai provato una strana sensazione guardando cartone, un robot o una scultura molto realistica? Si tratta di una sensazione di inquietudine che viene provata naturalmente quando siamo di fronte ad una riproduzione della figura umana.

Inizialmente può sembrarci familiare, ma guardando meglio si osserva che tale figura non è del tutto “umana”, non è come noi: i suoi movimenti sono strani e meccanici, mentre l’espressività del volto ci appare in qualche modo artificiale. È qui che si innesta quella sensazione ben descritta dal termine inglese creepy.

Per precisare quanto stiamo intendendo, osservate queste opere dello scultore australiano Ron Mueck:

Se avete provato disagio avete appena vissuto il fenomeno dell’Uncanny Valley.

Questo termine nasce all’interno della robotica degli anni ’70, quando l’ingegnere giapponese Masahiro Mori notò che le persone provavano disagio durante le interazioni con gli androidi da lui costruiti. Questo fenomeno si generalizza a film e cartoni che riproducono la figura umana in modo molto realistico ma non perfetto, mentre non avviene con quelle evidentemente fumettate o fantasy.

Infatti, i personaggi della popolare serie “the Simpsons” risultano più gradevoli della meno fortunata serie “Bob’s burger”.

È ben noto in psicologia che la piacevolezza di uno stimolo aumenta proporzionalmente al suo grado di familiarità. Più ciò che osserviamo è considerato familiare più tenderemo ad apprezzarlo. Nel caso della figura umana viene posta un’eccezione: l’apprezzamento e la familiarità aumentano inizialmente al crescere della verosomiglianza, per poi crollare drasticamente e ricrescere solo alla piena e completa similarità.

Semplificando possiamo dire che l’Uncanny Valley si verifica quando una figura è umana all’80%.

Quindi, riprendendo l’esempio della famiglia Simpson:

In quale immagine il nostro Homer smette di mettervi ansia?

Come indicato da Moore (2012), vi sono tre ordini di possibili spiegazioni di questo fenomeno:

  • Teoria dinamica:

Oggetti e immagini che sembrano umani senza esserlo realmente attivano rappresentazioni legate alla pulsione di morte descritta da Freud.

  • Teoria evolutiva:

Noi umani siamo abituati sin dall’antichità a diffidare dalle imitazioni: in natura ciò che imita una specie senza appartenerci realmente si rivela solitamente una trappola potenzialmente dannosa. L’Uncanny Valley sarebbe un retaggio derivato dai nostri più antichi antenati per garantire la sopravvivenza.

  • Teoria cognitiva:

La nostra mente è abituata a categorizzare tutti gli stimoli che incontriamo. Le figure ambigue che generano l’Uncanny Valley possiedono caratteristiche che la avvicinano al prototipo di Essere Umano ma, al contempo, ne presentano altre che rimandano a tutt’altre categorie. Questo squilibrio porta ad una tensione percettiva che genera la sensazione di disagio.

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. in Psicologia per il Benessere

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