Cosa succede nel cervello quando ti innamori?

Quando ci si innamora e si prova un sentimento forte per un’altra persona, alla domanda “ma come ti senti?” si risponde tendenzialmente “sento le farfalle nello stomaco”. È vero perché le sensazioni fisiche e corporee sono quelle di cui siamo maggiormente consapevoli perché sono manifestazioni esplicite. Ma quanti sanno cosa succede nel cervello quando si prova tutto questo?

L’intento di questo approfondimento non è chiaramente quello di ridurre l’amore ad una questione puramente chimica, ma è noto che il cervello è un organo del nostro corpo particolarmente coinvolto nell’innamoramento ed è sede dei principali meccanismi chiave le cui conseguenze sono le manifestazioni che percepiamo anche nel nostro corpo.

Negli ultimi anni gli studi nel campo delle neuroscienze hanno aperto il campo di indagine in questa direzione, riscontrando molte modificazioni a livello cerebrale quando ci innamoriamo.

Nonostante il cervello sia comunemente associato alla razionalità, le sensazioni che sentiamo a livello corporeo come le mani che sudano, le farfalle nello stomaco, etc. sembrano derivare proprio dall’attività di specifiche regioni cerebrali legata al funzionamento di specifici ormoni.

Quando ci si innamora, si attivano molteplici aree cerebrali nelle quali si verificano variazioni di ormoni, tra cui troviamo la dopamina, l’adrenalina e l’ossitocina che regolano la sensazione di eccitazione ed euforia. Per intenderci, sono gli stessi ormoni implicati nella sensazione di benessere derivante dall’uso di cocaina. Queste attivazioni pare che avvengano seguendo un meccanismo ON-OFF, ovvero da un lato si attivano determinati circuiti cerebrali e dall’altro si inibiscono altri circuiti.

Vediamo quali sono i principali.

Passando in rassegna tutte le modificazioni cerebrali, una ricerca con tecniche di neuroimmagine (Bartles & Zeki, University College di Londra, 2002) ha evidenziato che nel cervello di una persona innamorata che vede o pensa al proprio partner si attivano circa 12 aree del cervello che contengono un gran numero di recettori di dopamina, neurotrasmettitore associato alla felicità.

La dopamina è rilasciata dall’ipotalamo ed è associata al desiderio, alla ricompensa e all’euforia caratterizzanti le prime fasi dell’innamoramento. Sempre tornando ad un esempio estremo che rende tuttavia l’idea, quando si assume una dose di cocaina, si attivano gli stessi recettori di dopamina provocando euforia, passione, piacere e gratificazione.

Anche l’adrenalina, neurotrasmettitore che predispone l’organismo ad affrontare situazioni di allerta sul piano emotivo e comportamentale, ha un’azione eccitante. Infatti, insieme alla dopamina, l’aumento del rilascio di adrenalina induce uno stato di eccitazione e vertigine e provoca le classiche sensazioni di aumento della frequenza cardiaca, della sudorazione e la sensazione di farfalle nello stomaco.

Un altro neurotrasmettitore implicato è la serotonina, implicata nella regolazione dell’equilibrio psicologico e dell’umore, con funzione inibitoria sul cervello. La diminuzione di concentrazione di serotonina è legata alla regolazione dell’appetito e dell’umore e questo spiegherebbe il fenomeno della diminuzione dello stimolo della fame quando si prende una “cotta” per qualcuno.

Quando una persona è innamorata, la diminuzione del rilascio di serotonina nel nostro cervello sembra essere associata alla modalità di pensiero “ossessivo” focalizzato sul partner (essendo il pattern di modificazione di serotonina simile a quello riscontrato nei pazienti affetti di disturbo ossessivo-compulsivo).

Basti pensare alle sensazioni provate: si alternano momenti di euforia e eccitazione, in cui l’unico desiderio è trascorrere del tempo con il partner, a momenti di ipervigilanza nei confronti dell’altro, che causano tristezza e preoccupazione circa comportamenti anche innocui del partner.

Un ultimo ormone, che è stato quello più associato all’amore vero e proprio, è l’ossitocina chiamato proprio “ormone dell’amore”. Nell’innamoramento, nel nostro cervello aumenta il rilascio di ossitocina e rende l’esperienza di innamoramento piacevole e soddisfacente. È stato dimostrato che l’ossitocina attenua lo stress e accresce fiducia ed empatia nell’altro, sostenendo i fenomeni di socializzazione.

L’ossitocina è chiamata “ormone dell’amore” perché interviene in una fase più avanzata dell’innamoramento, quando la relazione diventa duratura e stabile. Questo ormone ha il compito di “riordinare” le modificazioni descritte in precedenza, riuscendo ad equilibrare l’ansia al piacere, la felicità alla preoccupazione.

L’ossitocina svolge anche un ruolo fondamentale ovvero potenzia l’attaccamento della coppia rinforzando la memoria di ricordi emotivi positivi, contribuendo alla creazione dell’identità di coppia.

Ma quindi il cuore è il padrone dell’amore o il cervello ne è responsabile?

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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