Dove sono quando comunico?

Domanda strana, particolare, alla quale probabilmente non siamo abituati.

Eppure, le nostre giornate sono cronicamente scandite da centinaia, se non migliaia, di interazioni comunicative che avvengono con le persone che ci circondano e con cui ci relazioniamo.

Questi scambi comunicativi non sono certo tutti uguali. La comunicazione è infatti un ambito di studio molto molto ampio all’interno del quale vengono osservate numerosissime variabili, fattori e aspetti che caratterizzano le conversazioni che avvengono quotidianamente tra le persone.

Alcuni scambi comunicativi hanno come scopo la negoziazione di qualcosa. Si comunica infatti con una o più persone con l’intento di ottenere qualcosa a cui siamo interessati che può essere o meno tangibile.

Comunichiamo infatti per realizzare il nostro punto di vista, le nostre necessità e volontà. Dato che la stessa cosa avviene per i nostri interlocutori, le conversazioni possono spesso tradursi in una negoziazione tra gli attori della comunicazione, che mettono in scena una vera e propria trattativa finalizzata all’ottenere il più possibile dall’interlocutori.

Per essere meno vaghi proviamo a fare un esempio: vi trovate con un vostro caro amico e decidete di organizzare le vostre vacanze estive. Vi siete sincerati del fatto che le vostre ferie coincidano e siete seduti davanti a un computer, pronti a esplorare sul web le opzioni disponibili.

All’improvviso però, la sensazione di tranquillità e serenità anticipata che vi nasce dal pensiero delle tanto agognate ferie viene bruscamente interrotta. Vi rendete infatti conto che il vostro amico sta proponendo unicamente mete di montagna, mentre voi davate per scontato il fatto che sareste andati al mare.

A questo punto della storia partirà sicuramente una conversazione in cui entrambi cercherete di convincere l’altro che la vostra opzione è la migliore per le vostre vacanze estive.

Secondo gli psicologi statunitensi Robert Alberti e Michael Emmons in questo genere di conversazioni, nelle quali i partecipanti mettono in atto una negoziazione dei punti di vista, si può assistere a comportamenti che fanno riferimento a due polarità estreme. Da un lato abbiamo il comportamento passivo, mentre dall’altro abbiamo il comportamento aggressivo.

Comportamento passivo.

Nella psicologia della comunicazione, il comportamento passivo è contraddistinto dalla tendenza far prevalere il punto di vista dell’altro, tipicamente per evitare lo scontro o per compiacerlo. Quando viene messo in atto un approccio passivo alla negoziazione comunicativa si tende ad allinearsi con quanto proposto dall’interlocutore indipendentemente da quanto realmente pensato. Inoltre, la comunicazione passiva è spesso contraddistinta dalla mancanza di iniziativa, chi comunica passivamente lascia che siano gli interlocutori a esprimere concetti e proposte a cui sarà poi possibile allinearsi.

In tal modo viene conservata la relazione con gli altri, evitando lo scontro, ma si rischia di provare sensazioni ed emozioni negative.

Questo stile comunicativo può portare a un importante senso di disagio o autosvalutazione, che viene spesso contrastato cercando di modificare i propri atteggiamenti. Nel nostro esempio delle ferie, mettendo in atto una comunicazione passiva accetteremmo controvoglia di andare in montagna, magari senza mai esprimere il nostro iniziale desiderio di andare al mare, e potremmo persino cercare di convincerci che, in fondo, abbiamo sempre preferito la montagna.

Comportamento aggressivo

Un comportamento comunicativo di tipo aggressivo si contraddistingue invece per una modalità prevaricante e auto-impositiva. Chi pone in atto questo stile tende a ignorare, più o meno consapevolmente, il punto di vista dell’interlocutore e a imporre le proprie idee e volontà. Si ha inoltre la tendenza a prendere decisioni per gli altri senza mettersi in discussione non accettando di negoziare il proprio punto di vista.

Il vantaggio di tale stile comunicativo è quello di ottenere spesso ciò che si vuole. Di contro, è elevato il rischio di degradare la qualità delle proprie relazioni.

Se nel nostro esempio adottassimo uno stile di comunicazione aggressiva, affermeremmo con forza come il mare sia molto meglio della montagna e di come vogliamo assolutamente andare in una località balneare. Probabilmente non considereremmo quanto ci verrà detto dal nostro amico, non spostando di un centimetro la nostra opinione perché siamo assolutamente consapevoli di avere ragione: il mare è molto meglio.

Comportamento assertivo

Al centro del continuum che vede ai poli estremi aggressività e passività si trova lo stile comunicativo che viene considerato migliore e maggiormente adattivo: la comunicazione assertiva.

La comunicazione assertiva può essere descritta come ben salda e, al contempo, flessibile. Aperta all’altro ma ben conscia di ciò che si vuole ottenere.

Un comportamento comunicativo di tipo assertivo è caratterizzato dalla difesa ed espressione del proprio punto di vista, che viene espresso senza alcuna ansia e timore di giudizio ma con grande sincerità, senza però svilire l’interlocutore, al quale viene data la possibilità di esprimere le sue motivazioni e di vedersi riconosciuto. Anche in questo processo si tenta di ottenere il più possibile dalla negoziazione, ma lo si fa mantenendo una buona relazione con gli altri e rimanendo comunque aperti a modificare il proprio punto di vista se i nostri interlocutori saranno in grado di convincerci a farlo.

Chi comunica assertivamente mette in gioco liberamente le proprie emozioni e ragioni senza timore di giudizio, invitando l’altro a fare lo stesso. In tal modo si crea uno spazio mentale sicuro dove è possibile conversare attivamente.

Riprendendo per un’ultima volta il nostro esempio, mettendo in atto una comunicazione di tipo assertivo faremo notare al nostro amico la nostra preferenza per il mare motivandone le ragioni, dopodiché saremo disposti ad ascoltare le ragioni per cui il nostro amico vorrebbe andare in montagna. In questo modo saremmo in grado di prendere la decisione migliore per entrambi, qualunque essa sia; continueremo a preferire il mare, ma avremo dato modo al nostro amico di convincerci che la montagna potrebbe essere meglio.

Come si può notare il comportamento assertivo risulta più efficace per mantenere su buoni livelli le nostre relazioni, la nostra autostima e le nostre idee. Mettere in atto questo stile nelle nostre interazioni non è certo facile dato che richiede grande impegno e rende necessario placare alcune reazioni istintive (passive o aggressive) a noi più familiari.

La prossima volta che dovrete decidere dove andare in vacanza o, in generale, quando dovrete negoziare tramite uno scambio comunicativo, provate a rallentare un secondo e a mettere in atto uno stile assertivo. Non sarà certamente semplice, ma i risultati potrebbero sorprendervi!

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. in Psicologia per il Benessere

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