Relazioni amorose e sessualità durante il COVID-19

Durante la pandemia da COVOD-19 vi è sembrato di aver perso un po’ di richiamo sessuale verso il vostro partner ?

Eravate preoccupati e pensavate di essere gli/le unici/che? 

Vi farà piacere scoprire che in realtà queste sensazioni sono state vissute da molte persone!

Scopriamo insieme le motivazioni!

Che la pandemia abbia arrecato moltissime difficoltà, accentuando anche le fragilità delle persone è stato conclamato dai ricercatori e studiosi già da mesi, ma nessuno si aspettava che sempre questa abbia potuto mutare – anche a lungo termine- quasi completamente lo stile di vita delle persone e il modo di vivere le relazioni di queste. 

La sensazione che durante il lock down è parsa di sperimentare era quella di uno stato di impotenza infrenabile, dovuta non solo dalla paura del possibile contagio e di poter contagiare a sua volta, ma anche dalle grandissime restrizioni indotte dallo Stato per la tutela della salute. Moltissime persone in questo periodo si sono sentite infatti bloccate in tutti gli aspetti: lavorativi, personali, sportivi, relazionali, ma anche sessuali, come se mancassero delle linee guida per gestire il proprio comportamento. 

Questa nuova pandemia, da cui grazie ai vaccini e al rispetto delle norme vigenti, che sembrerebbe si sta pian piano affievolendo, lascerà di certo, qualche segno indelebile nella vita di ognuno di noi, sia in modo positivo che negativo.  

A livello relazionale, ad esempio, sono numerosi gli psicologi che hanno ripotato come principale conseguenza un cambiamento significativo, sia dal punto di vista affettivo che sessuale. 

Per gli adulti, infatti, sembrerebbe che la paura sia stata l’emozione regnate di questo periodo. Sono stati moltissimi i soggetti che non convivendo con il proprio partner hanno deciso in modo consapevole e razionale di non vedersi e quindi superare il lockdown in assoluta solitudine, cercando di tutelare se stessi e il relativo partner dal possibile contagio e sofferenza.  

Ma questa è davvero stata la soluzione migliore per contrastare la pandemia e potersi tutelare? 

Dai dati riportati dagli studi di Gigli e collaboratori (2020), è emerso come i soggetti che hanno vissuto questo periodo insieme alla propria famiglia, hanno saputo gestire meglio le proprie emozioni, attuando anche strategie di coping adattivi migliori rispetto a coloro che hanno trascorso la pandemia in solitudine. 

Un grandissimo aiuto è stato dato dalla tanto odiata e criticata tecnologia, che però in questa situazione specifica è riuscita a mantenere uno stato di integrità mentale abbastanza normale, o comunque ha saputo in un certo senso alleggerire il colpo, soprattutto per gli adolescenti che si sono trovati a vivere una situazione completamente sconosciuta, oscurando e omettendo tappe di vita per loro fondamentali e irripetibili, basti pensare alla mancata celebrazione di una festa di compleanno, alla fine del liceo, gli esami di terza media, un torneo particolarmente importante e così via… 

Ma la mancanza più grande è stata quella soprattutto di non aver avuto modo di sperimentare delle vere e proprie relazioni sentimentali. 

Perché è importante avere delle buone relazioni sentimentali in adolescenza? 

Connolly e collaboratori (2004) hanno identificato 4 diverse motivazioni per rispondere a questa domanda: 

  • consentono di sperimentarsi in modi distinti e nuovi rispetto a quelle amicali e a quelle con i genitori;  
  • influenzano la costruzione dell’autostima in senso globale;  
  • consentono il processo di separazione e individuazione dalla famiglia di origine;  
  • sono il primo contesto di apprendimento della sessualità nascente, spazio di prova non solo sul come comportarsi. 

La tecnologia ha però permesso agli adolescenti e agli adulti, in qualche modo di continuare a vivere le abitudini e relazioni restando però all’interno delle mura di casa. Ad esempio, c’è chi ha deciso di continuare a frequentare i propri amici avanzando aperitivi tramite Skype, chi ha voluto condividere i momenti di allenamento ed esercizio fisico sincronizzandosi e mostrandosi all’altro tramite webcam, chi si è sfidato tramite giochi online e chi ha deciso di conoscere nuove persone iscrivendosi a siti d’incontri online. 

Ma dal punto di vista affettivo e sessuale cosa è accaduto? 

Dal punto di vista sessuale sono mutate molti aspetti. 

La sessuologa Chiara Simonelli (2020) definisce il COVID-19 un virus “relazionalmente trasmettibile”, proprio perché va a colpire le relazioni interpersonali. 

Al contrario di altre malattie trasmettibili a livello sessuale, come può essere l’HIV, il COVID-19 elimina ed annienta qualsiasi possibilità di potersi abbracciare, baciare e/o semplicemente toccare e accarezzarsi, non dando così alcuna possibilità alle persone di scambiarsi affetto se non in modo verbale.  

Ovviamente ogni coppia ha vissuto in modo soggettivo e differente la realtà trasformata dalla pandemia, in particolare: 

  • C’è chi ha deciso di separarsi (i dati riportano che in Italia c’è stato un aumento del 30% in più rispetto alla soglia standard delle richieste di divorzio da parte di numerose coppie sposate). 
  • Chi attraverso nuove forme di approccio sessuale come il sexting abbia trovato il modo di continuare ad interagire in modo attivo con il proprio partner anche a distanza, aumentando la fiducia e desiderio verso l’altro. Si parla di sexting quando le persone inviano o ricevano foto di loro stesse o di altri, in cui si è parzialmente o totalmente nudi (anche se questo fenomeno si può considerare un’arma a doppio taglio: se da una parte diminuisce la distanza, dall’altra aumenta il rischio di poter essere ricattati, minacciati ed umiliati, se foto compromettenti vengono inviate alle persone sbagliate). 
  • Di unire le proprie forze per affrontare e far fronte a questa situazione, consolidando i buonissimi presupposti per creare una famiglia o nutrire il sentimento per questa. Anche se questa unione e consapevolezza non necessariamente ha portato a dei miglioramenti all’intimità corporea. 

Sono molti i soggetti che si sono rivolti ad una terapia online durante il lock down che lamentavano della mancanza del lato sessuale con il proprio partner. 

Questo fattore, secondo alcuni sessuologi esperti, è stato rafforzato anche dalla paura e l’ansia di poter in qualche modo prendere o trasmettere il virus a persone amate, specialmente per gli operatori sanitari che rappresentano sia le nostre fonti di sicurezza e salvezza, ma allo stesso tempo di trasmissione.  

Un altro fattore da tenere sicuramente in considerazione è la mancata possibilità di programmazione rivolta al futuro. Questa mancanza di prospettiva ci ha in qualche modo legati ed imprigionati ad un presente che sembrava non potesse finire mai.  

Molte coppie conviventi, secondo alcuni studi, hanno infatti vissuto in modo sofferto la convivenza, trasformando in modo inconsapevole il proprio partner da oggetto di affetto e desiderio a reclusione e forzatura. 

Ogni coppia riporta una propria esperienza a sé stante rispetto alle altre, ognuno infatti vive la sua crisi e reagisce ad essa con: 

  1. un proprio stile di coping attivo (in cui ci si mette in prima persona in gioco) o passivo (aspetto che sia l’altro a fare il primo passo o che la situazione ritorni alla normalità);  
  2. differenti situazioni contestuali
  3. differenti caratteristiche individuali (Simonelli, 2020).  

Si può dunque affermare che le coppie durante la pandemia sono passate da un estremo di tutela di sé al 100%, al rischio di contagio al 100%, non esistono dei parametri per tarare cosa sia stato giusto o meno fare. L’unica cosa certa è la reale e quasi tangibile conseguenza che queste restrizioni, hanno portato in ognuno di noi dei cambiamenti a livello psico-fisiologico: c’è chi è riuscito a trovare delle ottime strategie per far fronte o comunque tenere testa alla situazione di crisi che abbiamo vissuto e altri che si sono lasciati trasportare nel baratro della passività e terrore, portando delle conseguenze non solo personali, ma anche relazionali.   

Dott.ssa Emily Zanini
Dott.ssa Emily Zanini

Laureata magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva.

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