Il ruolo di Emoji ed Emoticon nella comunicazione

Immaginate di parlare con una persona senza mimica facciale, che non gesticola quando parla, della quale non potete vedere la postura del corpo e con una voce robotica e monotona dalla quale non siete in grado di carpire le emozioni provate dal vostro interlocutore.

Se questa immagine vi mette a disagio o se la trovate addirittura inquietante non avete di che stupirvi: nella comunicazione umana gli elementi non verbali come le espressioni facciali, la postura e le inflessioni vocali sono tanto importanti quanto lo sono gli elementi strettamente verbali. Entrambi gli elementi, verbali e non verbali, concorrono in egual misura a definire le caratteristiche dei messaggi comunicativi che ci scambiamo ogni giorno.

Eppure, lo scenario descritto in precedenza non è poi così diverso da quello che caratterizzava le comunicazioni informali basate sulla scrittura prima dell’invenzione delle Emoticon nel 1982 e delle Emoji nel 1999.

Nella comunicazione scritta vengono infatti a meno tutti (o quasi) gli aspetti non verbali della comunicazione. Pensate quanto impegno dovevano investire i nostri antenati per colmare questo gap comunicativo nelle loro lettere.

L’utilizzo delle ormai diffusissime faccine gialle ha consentito di avvicinare la comunicazione in forma scritta on-line alla comunicazione dal vivo semplificando notevolmente il compito di chi comunica. Se pensiamo a quanto siano semplici, soprattutto agli albori della loro esistenza, questi segni grafici può sembrare incredibile che possiedano un valore comunicativo così importante.

Cercheremo ora di spiegarne il motivo, ma prima facciamo un breve recap:

  • Le Emoticon sono semplici segni grafici che riproducono schematicamente le emozioni esprimibili con il volto. Inizialmente erano costituite da combinazioni di caratteri realizzabili con la tastiera :-), successivamente si sono evolute nelle faccine gialle che utilizziamo nei programmi di messaggistica come Whatsapp e Telegram.
  • Le Emoji sono elementi pittografici più complessi che comprendono le faccine delle moderne Emoticon ma anche la rappresentazione grafica più complessa di gesti, oggetti, animali e situazioni.

Più o meno complesse che siano, sembra incredibile che dei piccoli disegni possano colmare anche solo in minima parte la complessità della comunicazione non verbale. Eppure, secondo diversi studi è proprio così.

Emoji ed Emoticon hanno ormai acquisito un valore emotivo intrinseco che, abbinato al contenuto testuale dei messaggi o dei post che scriviamo contribuiscono a dare senso al nostro pensiero trasmettendo le emozioni che vogliamo comunicare.

La nostra mente, infatti, si è ormai abituata a decifrare questi simboli in modo simile a come decifra le espressioni facciali. In questo modo la differenza tra vedere il volto sorridente del nostro interlocutore e ricevere uno smile in chat si è oggi quanto mai assottigliata.

Siamo quindi in grado di identificare elementi impliciti della comunicazione quali, ad esempio, l’ironia anche senza avere fisicamente vicino la persona con cui stiamo interagendo. Un’abilità non di poco conto se consideriamo che ormai gran parte delle nostre conversazioni sono mediate da un telefono cellulare.

Nel caso delle Emoji poi, in particolar modo quelle più complesse e specifiche, consentono di arricchire ulteriormente i messaggi che mandiamo in un modo che neanche nelle conversazioni vis a vis sarebbe possibile. Aggiungere dei disegni che forniscono un elemento visivo alla comunicazione può potenziare notevolmente il contenuto comunicativo del messaggio.

Inoltre, in questo modo è possibile arginare il problema della barriera linguistica quando si interagisce con qualcuno che conosce poco la lingua. Immaginate di parlare con qualcuno che non conosce il significato della parola “CANE”, inviando l’Emoticon di un cane (e ormai e ne sono molte, tanto che potreste anche scegliere una razza specifica) rendereste immediatamente comprensibile l’oggetto del discorso.

In linea teorica, potrebbe essere possibile condurre conversazioni molto semplici utilizzando unicamente Emoji ed Emoticon.

Un’altra incredibile capacità di questi simboli è quella di innescare il meccanismo del contagio emotivo, una dinamica molto importante per la socialità umana grazie alla quale è possibile influenzare le emozioni altrui tramite le nostre tramite un processo di sintonizzazione emotiva che trova le basi biologiche nei neuroni specchio

In parole povere, è possibile “contagiare” le altre persone tramite l’espressione delle nostre emozioni. Siamo biologicamente portati a sintonizzarci sulle onde emotive di chi ci circonda.

Questo processo avviene anche quando vengono utilizzate le Emoji. Una faccina che ride influenza la nostra emotività predisponendoci a provare divertimento mentre una che piange può spingerci a provare maggiore tristezza, allo stesso modo di come succederebbe se avessimo di fronte una persona che ride o che piange.

Il valore del contagio emotivo fa addirittura si che, secondo alcune ricerche, le persone che fanno maggiore utilizzo di Emoticon ed Emoji vengano viste dagli altri come più socievoli e aperte al dialogo, ispirando maggiori simpatie.

In pratica, siamo visti come migliori conversatori se sappiamo utilizziamo propriamente le Emoji.

In conclusione, dovrebbero ormai essere chiare l’importanza e il valore di un elemento molto semplice e comune con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. Se non ci rendiamo conto di tutti questi aspetti che caratterizzano le Emoticon e le Emoji è semplicemente perché la nostra mente è ormai perfettamente in grado di decifrarli senza richiederci uno sforzo cosciente.

Continuate a seguirci per continuare a saperne di più di fenomeni simili 🙂

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. in Psicologia per il Benessere

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