Come comunicare in contesti di emergenza?

Comunicare dei messaggi vuol dire stabilire una relazione, e non semplicemente trasmettere delle informazioni ad un’altra persona. Ma cosa accade in caso di emergenza? Immaginiamo uno scenario di devastazione come quello del recente terremoto in Turchia-Siria: a chi può essere rivolta la comunicazione?

In generale, la comunicazione in contesti di emergenza ha come obbiettivo primario quello di non danneggiare i destinatari del messaggio, ossia la popolazione e le autorità. Si sceglie di comunicare attraverso modalità sia dirette (incontri strutturati o informali) che indirette (distribuzione di materiale informativo o creazione di campagne informative).

Nello scenario del terremoto, per la comunicazione con le vittime si cerca di approfittare dei momenti in cui si riuniscono nelle strutture di accoglienza preposte e negli spazi adibiti a determinati scopi (mense, bachece ecc…). Seguendo un approccio psicoeducativo, può essere utile informare (sia oralmente che con delle locandine) la gente in fila per il pasto della presenza del gruppo di psicologi, che ha organizzato le attività all’interno del campo.

Il messaggio, per essere efficace, deve rispettare determinate caratteristiche, dei punti chiave indispensabili affinché il contenuto del messaggio venga correttamente percepito dalle persone alle quali è indirizzato:

  1. Fornire motivazioni: bisogna specificare che la possibilità di usufruire dei servizi di supporto psicologico subito dopo una catastrofe può favorire il recupero del benessere psicologico perduto.
  2. Rendere protagoniste le vittime: sapere che nel proprio piccolo ogni persona può agire in modo attivo è fondamentale, sia per quanto riguarda i sintomi che le strategie di coping.
  3. Personalizzare il messaggio: il contenuto non riguarda tanto la sintomatologia aspecifica conseguente ad una maxi-emergenza, ma si cerca di intercettare il modo in cui le vittime di quel terremoto hanno reagito e risposto al trauma.

Sul versante della comunicazione con le autorità distinguiamo il paino inter-istituzionale dal piano intra-istituzionale. La comunicazione intra-istituzionale prevede il coinvolgimento di protezione civile, esercito, vigili del fuoco, forze dell’ordine e presidi sanitari. L’aspetto chiave della comunicazione, in questo caso, sarà il rispetto delle singole funzioni e dei rispettivi ruoli, sia tra i gruppi che all’interno dei gruppi stessi.

A livello inter-istituzionale, invece, ci si focalizza anche sul come rendere partecipi in modo attivo anche le realtà associative presenti sul territorio, che potranno prendere in carico le vittime una volta che il team di psicologi avrà terminato le due settimane di attività. Dato l’elevato numero di persone interessate dalla catastrofe sarà importante anche prendere contatti con le strutture ricettive, per fornire alloggi provvisori e pensare già alla ricostruzione post sismica.

Quindi, come potrebbe essere gestita la comunicazione post-emergenza? Con le vittime, si può, ad esempio, organizzare un breve incontro pubblico (15 minuti) con i superstiti e realizzare una locandina ad hoc in cui fornire messaggi informativi efficaci. Per raggiungere questo scopo, bisogna curare la presentazione introduttiva, specificando che il compito dello psicologo che lavora in emergenza è quello di offrire uno spazio alle domande e alle preoccupazioni. Con la tecnica del brainstorming il pubblico può confrontarsi e produrre 3 take-home points. Per rendere visibili i messaggi ci si avvale di supporti audio-visivi, come fotografie, grafici e video. I concetti chiave sono una chiave di riflessione da “portare a casa” per gestire al meglio il complesso momento che la popolazione sta vivendo.  

Serena Tagliente
Serena Tagliente

Psicologa formata in neuropsicologia clinica e psicologia dell’emergenza

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