L’utente medio e il vaccino per il Covid-19: attentato alla propria comfort zone?

La diffusione dei primi vaccini contro il Covid-19 ha permesso di dare libero sfogo alle più diverse opinioni in merito alla loro efficacia e funzionalità. Opinioni di menti eccelse e dei massimi esponenti del mondo scientifico si potrebbe pensare, invece no: di chiunque possieda facoltà di parola e uno smartphone.  

Questi ultimi i prerequisiti per poter esprimere il proprio giudizio in merito a questioni specifiche a prescindere dalla propria professione, specializzazione, passione. Difatti basti ricercare in rete o su facebook una qualunque testata giornalistica di cronaca nazionale, selezionare un post –magari riguardante un argomento di interesse, come in questo caso l’approvazione dei vaccini-, scorrere i commenti degli utenti – desclaimer: gli utenti che lasciano commenti pubblici non sono tutti uguali, fondamentalmente perché nessuno possiede lo stesso background e livello di expertise di un altro, ma soprattutto perché le motivazioni che spingono una persona a condividere con un pubblico estremamente vasto il proprio pensiero e la propria opinione sono differenti per tutti-. 

Da qui basti leggere anche solo una decina di commenti consecutivi per comprendere come vengano espresse e sostenute le posizioni più diversificate e per i motivi più disparati, più o meno ricchi di fondamento, su tematiche estremamente attuali e delicate, per le quali non è sufficiente essere iscritti a un social network come requisito unico per poter asserire verità assolute.  

 È incomprensibile e quasi imbarazzante che l’opinione del pubblico possa custodire in sé una mole così importante di potere decisionale rispetto un tema con evidenti e consolidate basi scientifiche –ricordiamo che esistono iter ben definiti per l’approvazione di un vaccino, e che se quello per combattere il covid-19 è stato prodotto così velocemente non è detto che abbia bypassato qualche passaggio, ma solo che a esso è stata data priorità rispetto tutto il resto-.  

Così imbarazzante, o forse no, che ha visto nascere l’Effetto Dr. Cetrullo, per cui tanto più si cerca di fornire spiegazioni logiche, razionali e scientifiche, tanto più i c.d. novax si arroccano e ritirano nelle loro idee complottiste e prive di fondamenta. Probabilmente per auto-tutelarsi da più o meno inconsci sentimenti di inferiorità rispetto la questione discussa.  

L’American Psychological Association ha ampiamente indagato i costrutti psicologici che stanno alla base delle posizioni più negazioniste e contrarie alla somministrazione dei vaccini, confermando che le posizioni principalmente assunte riguardino: il cospirazionismo, l’anticonformismo, la reattanza – tendenza a contrastare e a tollerare poco chiunque limiti secondo loro la loro libertà, anche a scapito del proprio interesse, pur di danneggiare e resistere chi si creda li stia limitando- e in parte anche la fobia per aghi, punture e sangue (Hornsey et. al., 2018).  

Ulteriore costrutto che interviene in questo partito preso riguarda l’Effetto Dunning-Kruger, ovvero la distorsione cognitiva per cui un individuo tende a sopravvalutare le proprie abilità e competenze a scapito di quelle di chi effettivamente è dotato di più expertise rispetto un determinato argomento o tema.  

Uno studio sulla dibattuta correlazione dei vaccini con lo spettro autistico ha dimostrato come il 62% di coloro che hanno dimostrato di avere le minori e peggiori conoscenze in merito all’autismo siano stati gli stessi che pretenziosamente pensavano di saperne di più di medici e scienziati, e il 71% di chi crede che il vaccino causi l’autismo pensa di saperne di più dei medici rispetto le cause della malattia (Motta, Sylvester and Callaghan, 2019).  

Da questa ricerca emerge altresì come un basso livello di conoscenza oggettiva rispetto un dato elemento sia correlato a idee fondamentalmente complottiste divulgate da volti noti su stampe, tv e social.  

Ma quali sono gli elementi salienti su cui si separano le acque dell’opinione pubblica in merito al vaccino per il Covid-19?  

Interessante in tal senso l’intervista a un medico di Torino, il quale prende in esame e decostruisce ogni obiezione rivolta al vaccino contro il Covid-19 (Farina, 2021). 

Compiendo un’analisi inversa del contenuto dell’intervista è facile percepire quali siano le preoccupazioni maggiori della comunità rispetto il nuovo vaccino, dubbi più che leciti ma purtroppo poco comprensibili se espressi da individui con un livello di esperienza sul tema quasi nullo rivolte all’intera comunità scientifica.  

In questo caso è possibile distinguere fattori esterni e fattori interni. Tra i primi è possibile individuare dubbi circa la corretta sperimentazione del farmaco, in quanto rispetto altri è stato validato molto velocemente. MA: i fondi sono stati molti e raccolti in breve tempo, pertanto il trial sperimentato è stato svolto in tempi estremamente brevi e comunque supervisionati in ogni passaggio da FDA ed EMA. E i dati sono pubblici.  

Sussiste in secondo luogo la paura per ciò che contiene – complotto?- : purtroppo invece si sa anche questo, in quanto sul sito AIFA è presente la documentazione con le specifiche del contenuto del vaccino in circolo sul mercato, probabilmente sono solo di difficile comprensione a occhi poco esperti.  

Rimanendo entro la categoria dei complottisti –reattanza stessa?- si evince come esistano delle riserve sull’azione stessa che compirà il vaccino: l’RNA messaggero cambierà il mio DNA. Spiace ancora una volta appellare come ignorante l’individuo pigro che prima di sentenziare qualcosa non si informa a dovere: l’mRNA infatti funge da corriere di informazioni dal DNA stesso alle proteine, non è quindi in grado di modificare la natura e la composizione del DNA.  

Subentrano poi una serie di obiezioni più che legittime, che riguardano però una serie di elementi direttamente riconducibili alla coscienziosità e volontarietà stessa della persona: come appunto le tendenze complottiste, la paura dell’atto in sé dell’iniezione, i sotterfugi politici, e via dicendo.  

 Alla luce di questi elementi si evince come le riserve all’introduzione di un elemento esterno siano più che lecite, altrettante sono però le dimostranze a favore dei benefici che esso può portare (vedi la scomparsa del Vaiolo nel 1980). Altresì è possibile individuare un’ulteriore punto di vista, quello del benessere collettivo e della responsabilità sociale, in quanto è grazie al gesto di un singolo che si è in grado di tutelare la massa, beneficiando del buon senso, del rispetto e della collaborazione di ognuno, col fine ultimo di combattere un nemico subdolo e altrettanto comune come il Covid-19. 

Rachele Fiorini
Rachele Fiorini

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologie Positive

Articoli consigliati