Covid-19 e ansia: le tecniche di rilassamento

Fin dall’inizio l’emergenza covid-19 ha posto in una condizione di crisi gli ambiti sanitario, economico e sociale. L’elemento di novità costituito dal nuovo virus arrivato dalla Cina e diffuso in tutto il mondo ha costretto i governi nazionali ad attuare misure restrittive in continuo mutamento per impedire l’aumento dei contagi. La vita di tutti noi, in un modo o nell’altro, ha subito dei mutamenti e ognuno ha dovuto trovare delle modalità di adattamento alle nuove condizioni imposte dall’emergenza sanitaria.

Una delle risposte più diffuse a condizioni stressanti è l’ansia, che può essere definita come una spiacevole sensazione emotiva evocata dall’anticipazione di eventi futuri e dalla memoria di eventi passati. Si tratta di una reazione naturale dell’organismo a condizioni ritenute dannose che, come la risposta da stress, se isolata e contenuta può essere utile all’adattamento, se prolungata può danneggiare la quotidianità e sfociare nei disturbi d’ansia come il Disturbo d’Ansia Generalizzato, il Disturbo di Panico o il Disturbo Ossessivo Compulsivo (Olafiranye, Jean-Louis, Zizi, Nunes, & Vincent, 2011).

Come riscontrato nelle pandemie del passato, ad esempio l’Influenza Spagnola, gli elementi di rischio, novità e incertezza, sommati all’isolamento sociale imposto dalle restrizioni del governo, portano al peggioramento di condizioni patologiche già presenti e favoriscono l’insorgenza di risposte ansiogene nella popolazione generale. La peculiarità della attuale pandemia, che non fa che aumentare comportamenti e modalità di pensiero legate all’ansia, è la continua esposizione mediatica a informazioni riguardanti il covid-19, che si tratti di numero di contagi, di numero di decessi, di vaccini, di scambi di opinioni tra esperti e non.

Tensione muscolare, insonnia, bruschi aumenti della frequenza cardiaca e/o respiratoria; frequente ricerca di informazioni, frequenza eccessiva di comportamenti legati alla disinfezione di mani e ambienti; sensazioni di pericolo imminente, sentimenti catastrofici, paura di contagiare e/o di essere contagiati, paura della solitudine o della socialità, sono solo alcune delle risposte aumentate nella popolazione generale durante la pandemia e che corrispondono rispettivamente a tre livelli entro i quali l’ansia si declina: livello fisiologico; livello comportamentale; livello cognitivo.

In molti casi la psicoterapia telematica è stata di grande aiuto ma non tutti hanno la possibilità di accedere a determinati servizi. È evidente, in casi di emergenza come questo, la necessità di possedere delle linee guida che possano aiutare nella gestione di risposte disadattive del nostro organismo a condizioni di pericolo poste dall’ambiente. Non siamo solo ansia e stress: tutti possediamo risorse e tutti possiamo interiorizzare tecniche che promuovano il nostro benessere e la nostra salute mentale.

Una metodologia efficace nella gestione dell’ansia è stata individuata, a partire dagli anni Trenta, nelle tecniche di rilassamento, che hanno come scopo proprio quello di sostituire alla risposta di lotta o fuga innescata spontaneamente dall’organismo, uno stato di calma, ottenuto minimizzando le reazioni fisiche (arousal) e aumentando il pensiero positivo. Le azioni positive delle tecniche di rilassamento sono riscontrabili a livello fisiologico, con l’alleviamento della tensione muscolare e la diminuzione della frequenza cardiaca e respiratoria; a livello comportamentale, tramite sensazioni di calma; a livello cognitivo, con l’aumento di pensieri legati ad un’immagine positiva del sé, maggiore creatività e tranquillità.

Una tra le tecniche di rilassamento più diffuse è quella di Benson (1974), secondo il quale la Risposta di Rilassamento riuscirebbe a indurre uno stato psicologico di profonda quiete coinvolgendo il sistema nervoso parasimpatico, stimolando il riposo e il rilassamento. La continua pratica rafforzerebbe il sistema immunitario e potenzierebbe le funzioni attentive. La risposta di rilassamento di Benson si basa su due componenti principali: la ripetizione di una frase, parola, suono o preghiera e il lasciar andare pensieri interferenti tornando all’elemento ripetitivo. Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson (Chen et al.,2009) è invece una seconda tecnica molto diffusa che ha come principio di base la contrazione sequenziale di alcuni gruppi muscolari, che vengono poi lasciati di colpo. Dopo la contrazione il rilassamento dovrebbe essere percepito in maniera più intensa e conscia e si diffonderebbe in tutto il corpo man mano che i gruppi muscolari in tensione si rilassano.

Le tecniche di rilassamento sono molte e diverse tra loro, ma tutte hanno come obiettivo quello di fornire uno strumento che permetta di monitorare ed imparare a riconoscere i segnali dell’ansia prima che aumentino e comportino dei danni. Sono tecniche che necessitano un grande sforzo ed esercizio; molto spesso vengono affiancate a terapie più approfondite e c’è comunque bisogno dell’intervento di uno specialista (perlomeno nelle fasi iniziali), ma aiutano a prevenire e rafforzare competenze personali nel gestire condizioni stressanti, incerte e imprevedibili, come quella attualmente rappresentata dalla pandemia Covid-19 e non solo.

Riferimenti

Chen, W. C., Chu, H., Lu, R. B., Chou, Y. H., Chen, C. H., Chang, Y. C., … Chou, K. R. (2009). Efficacy of progressive muscle relaxation training in reducing anxiety in patients with acute schizophrenia. Journal of Clinical Nursing, 18(15), 2187–2196.

Olafiranye, O., Jean-Louis, G., Zizi, F., Nunes, J., & Vincent, M. (2011). Anxiety and cardiovascular risk: Review of Epidemiological and Clinical Evidence. Mind & Brain : The Journal of Psychiatry, 2(1), 32–37.

Benson H, Beary JF, Carol MP. (1974). The relaxation response. Psychiatry, 37(1), 37-46.

Denise Bruno
Denise Bruno

Dott.ssa Magistrale in Psicologia Clinica e Promozione della Salute: Persona, Relazioni Familiari e di Comunità

Articoli consigliati