Neuroscienze: non solo lo studio del sistema nervoso

Prima di iniziare il mio percorso formativo di psicologia, pensavo che le neuroscienze fossero un ambito medico, più relazionato alla ricerca e allo studio del sistema nervoso a scopo medico.

Approfondendo, poi, lo studio delle varie discipline psicologiche, ho scoperto che le neuroscienze rappresentano un ambito multidisciplinare in cui si incontrano diverse discipline che studiano il funzionamento del cervello umano, tra cui l’anatomia, la biologia molecolare, la matematica, la farmacologia, la medicina, la fisica e anche la psicologia.

Per definizione, le neuroscienze studiano a livello scientifico il funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico, che ci relazionano con l’ambiente circostante e che sono in grado di produrre processi mentali e fisiologici che deputano i nostri comportamenti.

Per la psicologia, è di interesse fondamentale la branca nelle neuroscienze cognitive. Le neuroscienze cognitive nascono nel ‘900 e studiano i meccanismi neurali alla base dell’attività cognitiva. Questa disciplina emerge dall’interazione tra la psicologia sperimentale, che si occupa dell’osservazione del comportamento umano, e le neuroscienze di base.

Per rilevare l’attività cognitiva, le neuroscienze si servono di alcune strumenti in grado di farlo, come ad esempio l’elettroencefalografia (EEG, che rileva l’attività elettrica del cervello prodotta dai nostri neuroni), la risonanza magnetica (MRI, che fornisce un’immagine circa la struttura del nostro cervello), la TAC (che consente accuratamente di individuare lesioni del cervello) e molte altre tecniche.

Con l’avvento della psicologia positiva, anche le neuroscienze si sono interessate allo studio dei meccanismi cerebrali di persone sane, che non presentavano patologie a carico del sistema nervoso centrale e autonomo.

Nascono, così, le “positive neuroscience” che utilizzano le tecniche neuroscientifiche per lavorare su alcuni temi come la modulazione dello stress, il mantenimento di una condizione di equilibrio omeostatico, la riabilitazione post trauma, il potenziamento delle emozioni positive e delle life skills e anche il miglioramento della qualità della vita in passaggi importanti e cruciali dell’evoluzione. Le neuroscienze positive non hanno, quindi, come oggetto di studio la patologia mentale ma si focalizzano sulle risorse cognitive della mente e hanno l’obiettivo di arricchire e migliorare lo stile di vita.

Da questa disciplina nuova, nascono di conseguenza le neuroscienze del benessere che utilizzano tecniche di neuroimmagine per lavorare sul piano neurobiologico focalizzando l’attenzione su aspetti cognitivi e mentali che sono relazionati al benessere delle persone. Alcuni temi di interesse delle neuroscienze del benessere sono l’invecchiamento attivo, dunque favorire e migliorare le condizioni di vita e di salute di soggetti che vanno incontro ad invecchiamento fisiologico, il potenziamento cognitivo e la riabilitazione neuropsicologica, ovvero il ripristino di alcune funzioni mentali perse o danneggiate a seguito di lesioni causate da ictus, trauma cranici, arresti cardiocircolatori e così via.

Le neuroscienze nella mente comune sono associate quasi esclusivamente alla ricerca circa funzionamento del cervello e del sistema nervoso periferico. Questa è la base di partenza, certo, ma le neuroscienze si possono applicare a diversi ambiti di ricerca.

Esistono le neuroscienze cliniche, quindi quella branca delle neuroscienze che riguarda lo studio, la valutazione (quindi la diagnosi) e la riabilitazione di deficit nelle funzioni mentali derivanti da danni e lesioni al cervello mediante l’utilizzo di tecniche e strumenti neuroscientifici.

Ci sono le neuroscienze applicate alle organizzazioni, che utilizzano gli strumenti neuroscientifici al fine di indagare i meccanismi impliciti ed inconsci di agenti economici, come manager, ma anche dei lavoratori in generale per dedurne e studiare il funzionamento mentale e comportamentale.

Le neuroscienze si applicano anche allo studio delle emozioni, le cosiddette neuroscienze affettive, tema di indagine che appassiona molto i ricercatori in quanto estremamente interessante studiare l’origine delle emozioni, la loro elaborazione e la loro regolazione a livello neurale. È molto stimolante studiare e comprendere come le emozioni intervengono in molti momenti della nostra vita, anche in quelli in cui magari non ci aspettiamo possano intervenire, come quando dobbiamo scegliere un prodotto al supermercato o in un negozio, quando ci troviamo a dover prendere una scelta, quando ci troviamo davanti ad una situazione inattesa, e vi verranno in mente molti altri esempi pensandoci bene.

Noi esseri umani siamo esseri sociali e viviamo in un mondo sociale. Questo è noto sin dal principio della nostra esistenza, in quanto siamo individui che si relazionano per vivere. Le neuroscienze sociali, mediante strumenti e paradigmi specifici come la tecnica dell’hyperscanning, consentono di studiare i meccanismi cerebrali e periferici di due persone che interagiscono e conversano. Questa tecnica è importante in quanto consente di studiare il funzionamento di due individui in interazione e di ottenere informazioni uniche che non riusciremmo a derivare dallo studio di due soggetti separatamente, come l’imitazione gestuale, il coordinamento del comportamento e delle espressioni facciali, i momenti di sintonizzazzione cerebrale in alcuni momenti specifici dove i due individui sono in particolare sintonia, e così via.

Potremmo fare molti altri esempi di come le neuroscienze collimino bene con molti ambiti di applicazione, ma rischieremmo di non esaurire il discorso in quanto negli anni si è verificata, e si continua a verificare, una continua evoluzione delle richieste e delle associazioni di discipline diverse per studiare alcuni fenomeni.

Le neuroscienze si applicano bene anche al marketing, da cui è nata la disciplina conosciuta come neuromarketing, che consente di studiare il funzionamento mentale e periferico dei consumatori nelle scelte d’acquisto in diversi contesti. Esistono, poi, le neuroscienze applicate allo sport che consentono di studiare, ma soprattutto di potenziare, mediante strumenti e tecniche neuroscientifiche il funzionamento mentale degli atleti al fine di favorire un miglioramento della performance sportiva.

Ci sarebbero molti altri campi applicativi a cui le neuroscienze afferiscono e potremmo discuterne a lungo, ma quelli più comuni sono stati appena discussi. Questa ampia capacità che le neuroscienze possiedono di estendersi a tutti i contesti applicativi che conosciamo è senz’altro un punto di forza di questa disciplina, la quale è caratterizzata da alta innovatività e flessibilità. Flessibilità perché le neuroscienze dispongono di numerose tecniche, di numerosi strumenti e paradigmi che consentono lo studio differenziato e specifico di tutti i meccanismi cerebrali e periferici, impliciti ed espliciti, e questo consente di ricoprire una larga fetta di richieste di indagine e di allargare gli orizzonti conoscitivi di molte discipline che altrimenti avrebbero diverse lacune.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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