Empatia: la capacità di vivere le emozioni degli altri

Elena si è sempre descritta come una persona iper-sensibile, con una capacità di comprendere gli stati d’animo delle sue amiche e dei suoi famigliari tanto da soffrire nel veder soffrire, gioire nel veder gioire. Elena è una ragazza molto sensibile, ma questa sensibilità in termini tecnici si chiama empatia.

L’empatia è tecnicamente descritta come un fenomeno interpersonale che unisce due individui che altrimenti risulterebbero distinti l’uno dall’altro. In altre parole, è la capacità di mettersi nei panni degli altri e di saper riconoscere e condividere le emozioni provate da un’altra persona, senza confonderle con le proprie. Questa distanza è importante nell’esperienza di empatia.

Essendo un fenomeno interpersonale è, dunque, necessaria la presenza di un’altra persona. Questo oggi ci sembra scontato, ma i primi studi condotti sul fenomeno di empatia erano concentrati solo sul punto di vista della persona (empathizer) che entrava in contatto con un altro individuo (chiamato “bersaglio”), ignorando però il punto di vista di quest’ultima. Ora sappiamo, invece, che per l’esperienza empatica è necessaria la sintonia reciproca tra due persone e la percezione di somiglianza tra sé e l’altro.

Le componenti caratterizzanti l’empatia sono:

  • condivisione delle emozioni conseguente ad un’attivazione emotiva in risposta ad un’altra persona;
  • capacità di adottare la prospettiva dell’altro intenzionalmente, immaginando ciò che egli prova e mettendosi totalmente nei suoi panni;
  • regolazione delle emozioni proprie e dell’altro, cercando di non sovrapporre la rappresentazione dell’altro sulla propria.

Possedere un buon grado di empatia è una caratteristica fondamentale al fine di intrattenere buone relazioni con gli altri, anche con chi è apparentemente diverso da noi dal punto di vista personale e caratteriale. È in questa direzione che risulta importante la capacità di non confondere le proprie emozioni con quelle dell’altro, in quanto questa capacità di discernere l’appartenenza dell’emozione provata è utile nel definire confini chiari con le altre persone, riuscendo ad accettare l’altro astenendosi da un giudizio.

Molti pensano che il riconoscimento e la gestione delle emozioni siano capacità fini a sé stesse. Ad esempio, chi di voi pensa che queste capacità non siano fondamentali nel mondo lavorativo? Vi sbagliate, anche se corrisponde a realtà il fatto che nel molto organizzativo le emozioni e i sentimenti siano posti in secondo piano rispetto alla razionalità delle persone. Nel mondo aziendale, ad esempio, l’empatia risulta essere altamente relazionata con la potenzialità di una leadership efficace in quanto per essere in grado di riconoscere e soddisfare i bisogni dei colleghi è necessario prima essere muniti della capacità di percepire e comprendere i bisogni e i valori altrui.

Probabilmente vi chiederete come si può sviluppare questa abilità. Il segreto è che l’empatia ha un base innata, ovvero è una capacità che tutti indistintamente possediamo, ovviamente in gradi diversi. Detto questo, in quanto una life skill anche l’empatia può essere migliorata per permettere una maggiore capacità di gestire le relazioni e viverle al meglio.

Alcuni suggerimenti per riuscire ad entrare meglio in relazione con gli altri possono essere:

  • allenarsi a comprendere le proprie emozioni è la base del fenomeno dell’empatia in quanto se non si è in grado di riconoscere i propri stati emotivi risulta difficile comprendere e gestire quelli altrui. Per allenarsi a riconoscere le emozioni provate potrebbe essere utile compilare un diario emotivo nel quale si possono descrivere le emozioni provate durante la giornata su due assi: la valenza dell’emozione provata (se è positiva oppure negativa) e la sua intensità (attivazione debole o forte).
  • allenarsi a prestare attenzione a come l’altro si sente, esercitandosi nell’assumere la prospettiva del nostro interlocutore. Questo non significa pensare “se fossi in te …”, ma immaginare totalmente di essere l’altro provando ad assumere la sua prospettiva, considerando ovviamente le differenze che vi caratterizzano come persone distinte.
  • allenarsi a prestare attenzione al linguaggio del corpo e alla comunicazione non verbale, per poter comprendere le emozioni provate dall’altro anche in base ad indicatori non esclusivamente verbali. Le espressioni del volto, soprattutto della parte alta del viso, sono un indicatore fondamentale per riconoscere le emozioni in quanto per ogni emozione ci sono chiare espressioni facciali che tutti siamo abituati a riconoscere come una specifica emozione.
  • allenarsi ad astenere il giudizio circa la risposta emotiva e la reazione ad una situazione vissuta dalle altre persone, cercando di vedere il contesto secondo la prospettiva dell’altro e non secondo la propria.

Chiaramente ci sono persone maggiormente predisposte a sviluppare questa abilità. È stato, altresì, dimostrato anche per i più scettici rispetto alla sfera emotiva delle persone quanto questa life skill sia importante nella quotidianità di ognuno di noi in quanto siamo esseri sociali e intratteniamo relazioni con gli altri in diversi ambiti e contesti di vita.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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