I padri di oggi: tra autorità e affettività

Se invitati a riflettere sui “papà”, ognuno di noi sarà portato a pensare alla propria esperienza, al rapporto con il padre e allo stato emotivo, unico e soggettivo, che questa figura rappresenta. A seconda dei vissuti possono insorgere sentimenti, ricordi positivi o negativi, nostalgie o desideri. Ma cosa vuol dire essere padre? Qual è il ruolo della figura paterna?

La risposta a questa domanda non è di certo univoca e, come tutti i ruoli all’interno della famiglia, e più in generale della società, muta in base ai cambiamenti storici e culturali.

Le scienze psicologiche, educative e sociali hanno da sempre posto attenzione alla crescita e alle particolari fasi evolutive del figlio in relazione alle figure genitoriali; è la figura materna con le sue connotazioni affettive, però, ad aver ricevuto maggior attenzione. È con Freud e la psicanalisi che il ruolo del padre assume un’importanza diversa nello sviluppo del figlio e nella descrizione di possibili scenari disfunzionali. È proprio tramite processi evolutivi di identificazione con la figura paterna che si forma il super-io, l’istanza del sè contraddistinta dalla moralità e che funge da censore interno (Freud, 1914). Secondo la concezione psicanalitica classica vanno così a formarsi due funzioni genitoriali distinte: la figura materna è destinata alla trasmissione dei valori umani della cura e della crescita mentre la figura paterna è più legata a responsabilità morali, leggi e regole.

Nonostante queste nuove attenzioni, anche negli studi e teorie successive a quella Freudiana, il focus resta sempre sulla madre. È la prima persona ad avere un contatto con il piccolo, la prima responsabile della sua cura e del suo sviluppo. Non viene negata l’importanza del padre nella formazione dell’identità del figlio, ma resta sostanzialmente assente nei periodi della nascita e della prima infanzia, mentre è solo la madre ad avere un ruolo attivo. È una figura che resta sullo sfondo ed entra in gioco più avanti, quando è il momento di trasmettere ideali e coscienza morale.

Oggi sentiamo piuttosto lontana la rigidità dei ruoli familiari caratteristica delle generazioni passate, così come sentiamo lontana la concezione del “pater familias” autoritario e giudicante, associata quasi esclusivamente alla trasmissione delle responsabilità morali. Cambiamenti significativi all’interno della società, tra cui l’emancipazione femminile, l’aumento di casi di separazioni e divorzi e la comparsa di famiglie omogenitoriali, hanno portato ad un crollo dei vincoli familiari tradizionali e ad una ridefinizione dei ruoli.

La paternità è ora caratterizzata da una partecipazione più attiva e immediata, da emotività, attenzione e ascolto. I ruoli materno e paterno sono molto più flessibili e intercambiabili, non definiti da compiti fissi (Argentieri, 2005).

Le ricerche più recenti in psicologia della famiglia rilevano nuovi aspetti della genitorialità, nuove riflessioni sull’identità genitoriale, che inizia a formarsi ancor prima della nascita del figlio. L’attenzione si sposta sull’essere genitore e sulla ridefinizione del sé in quanto tale, piuttosto che solo in relazione alla cura e sviluppo dei figli.

I padri di oggi si ritrovano ad affrontare la paternità senza avere un modello di riferimento da imitare. Ispirarsi ai modelli offerti dai propri genitori potrebbe infatti risultare anacronistico. Si allontanano progressivamente dall’essere un’autorità rigida, mentre si avvicinano a quello che è un accompagnamento, un’apertura al mondo connotata dall’affettività. Dall’altro lato, l’incertezza che caratterizza la società di oggi evidenzia comunque il bisogno di essere dei punti fermi per i propri figli sul piano morale, che possano orientare in un mondo fatto di molteplici possibilità e scelte. I “papà” si trovano ad indossare una nuova identità che oscilla tra autorità e affettività, alla ricerca di una paternità ideale che trasmetta un’apertura al mondo senza perdere la morale (Perfetti, 2018).

Quale sfida più difficile? Cosa è più giusto per i figli? I genitori stessi se lo chiedono da sempre, così come le ricerche psicologiche. Oggi sappiamo che il mutamento appartiene alla natura dell’uomo, così come le difficoltà che ne conseguono. La consapevolezza della propria posizione nel cambiamento è uno dei primi passi per affrontare la complessa ma entusiasmante esperienza dell’essere padre nella nostra società.

Riferimenti

Freud, S. (1914). Psicologia del ginnasiale. 

Perfetti, S. (2018). Essere padre nella società complessa. La cura come dimensione dell’esistere. Rivista Italiana di Educazione Familiare, 27-38.

Argentieri, S. (2005). Il padre materno. Da San Giuseppe ai nuovi mammi (Vol. 5). Meltemi Editore srl.

Denise Bruno
Denise Bruno

Dott.ssa Magistrale in Psicologia Clinica e Promozione della Salute: Persona, Relazioni Familiari e di Comunità

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