Stai aggiustando il filtro del rubinetto o il pianale dello scolapiatti sopra al lavandino e ti cade il cacciavite all’interno del tubo di scolo. Cosa fai? Ti ingegni di fantasia, spago e calamita o chiami l’idraulico?

Stai facendo il/la babysitter ai tuoi cuginetti o nipotini, è ora di giocare. Ringrazi la tecnologia e accendi la televisione su qualche cartone animato o ti inventi una bella narrazione con cui sia possibile giocare e interagire?

Sei fuori casa e hai uno yogurt come spuntino, ma ti accorgi di non avere il cucchiaio. Ti ingegni e raccogli la parte di prodotto che non riesci a bere con il coperchio di alluminio reinventato o ti arrendi e ti adoperi per andare a comprarne uno? O addirittura demordi e non consumi la tua merenda?

Più o meno bizzarri e improbabili, quelli appena presentati sono possibili scenari in cui è richiesto l’intervento del c.d. pensiero divergente nella vita quotidiana.

Erroneamente si pensa infatti che il pensiero creativo sia destinato e limitato a chi opera in settori prettamente artistici: pittori, musicisti, artisti, architetti, designers, programmatori, scrittori e così via.

In realtà il pensiero creativo è quella risorsa interna all’individuo –life skills– che permette la ricerca e la creazione di alternative possibili, di idee originali e di soluzioni funzionali ed efficaci. Questa capacità è in parte esistente già alla nascita dell’individuo, difatti è possibile che in età prescolare e scolare i bambini manifestino predisposizioni a creatività e originalità rispetto i coetanei, sebbene nel corso della vita sia possibile adottare delle strategie e per incrementare e potenziare questa capacità.

Nella vita quotidiana la creatività può manifestarsi in occasioni a sé stanti oppure essere parte di un processo cognitivo, comportamentale ed emotivo più ampio. Difatti esso è coinvolto e a sua volta interviene all’interno del processo di problem solving e decision making, contrapponendosi ma a sua volta completando il pensiero critico.

Con il primo permette di elaborare delle soluzioni funzionali alla situazione specifica, adattandosi alle risorse disponibili e fornendo rapidamente i suggerimenti più adeguati; con il secondo interviene creando delle alternative realistiche e originali rispetto quanto richiesto, non arroccando il ragionamento all’interno di schemi prefissati e vincolanti; con l’ultimo è possibile stilare una serie di confronti rispetto quanto è possibile concretamente fare, quale sarebbe l’ideale e cosa effettivamente viene richiesto, riuscendo così a giungere a un compromesso realistico e innovativo.

Le fasi in cui generalmente si sviluppa il pensiero critico sono:

  1. Analisi: fase prettamente dominata dal pensiero critico in cui si raccolgono tutte le informazioni necessarie per poter procedere, si tratti di un problema o di un atto creativo fine a sé stesso;
  2. Incubazione: elaborazione e manipolazione mentale che permette di adottare diversi punti di vista per analizzare la medesima cosa, rompere gli schemi preesistenti, farsi ispirare da ciò che ci circonda, riesumare dalle esperienze pregresse quanto di più simile serva in questo momento;
  3. Insight: l’illuminazione improvvisa che permette di procedere con le fasi successive della specifica situazione, quindi con l’applicazione della soluzione trovata oppure con l’applicazione dell’ispirazione raccolta;
  4. Feedback di verifica: riscontri pratici rispetto quanto elaborato e applicato.

Questi quattro passaggi non avvengono a livello prettamente conscio, riguardano più che altro dei meccanismi automatici che la nostra mente adotta se sollecitati. È possibile inoltre che si adottino delle specifiche strategie per promuovere l’insorgenza di pensieri cosiddetti creativi:

  • Brainstorming: flusso libero di pensieri che può avvenire sia in gruppo che singolarmente. Il vantaggio di svolgere questa attività con più persone permette di convogliare insieme diversi punti di vista, diversi background esperienziali e diverse percezioni su quanto si sta discutendo. È possibile prendere spunto da quanto hanno esposto altri per creare nuovi collegamenti e implementare intuizioni nel rispetto delle opinioni altrui e dell’obiettivo finale;
  • Visual brainstorming: pratica medesima rispetto la precedente con la differenza che si sviluppa attraverso la condivisione di materiali visivi;
  • Tecnica dei Sei Cappelli (De Bono, 1991): utilizzo del pensiero in modo consapevole e volta al superamento del ragionamento dialettico per contrapposizioni. In base al cappello indossato si assume un punto di vista differente rispetto il nostro, permettendo quindi di uscire da schemi e ruoli fissi;
  • Mappe mentali: avvalersi di supporti visivi permette al flusso di pensiero di liberarsi e intraprendere la strada che più si adatta a quell’intuizione, senza vincoli e senza il timore del giudizio del pubblico, è un flusso libero e non giudicante attraverso il quale la persona può valutare quanto c’è di più funzionale rispetto quanto considerato.

Mettiti alla prova:

– prova a scarabocchiare su un foglio con una penna e poi con colori diversi ricerca all’interno del guazzabuglio di tratti qualche immagine singola;

– prova a vedere se nelle nuvole che ci sono in cielo è possibile dare forma a qualche animale o elemento che ti è familiare.

Rachele Fiorini
Rachele Fiorini

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologie Positive

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