L’ambizione è donna

Inutile sottolineare quanto le donne nel tempo abbiano cambiato radicalmente il loro modo di vivere, pensare, agire ma soprattutto è mutata la considerazione di queste da parte degli uomini e della società.  

Molti psicologi e ricercatori si sono soffermati a studiare la donna da ogni sua prospettiva: in relazione con gli uomini, focalizzandosi sullo studio delle differenze e disuguaglianze di genere, sulle violenze che questi arrecano loro, ma sono pochi coloro che si soffermano ad analizzare nello specifico quanto di bello e forte c’è nelle capacità delle donne. 

Negli articoli precedenti abbiamo parlato delle “life skills, che sono appunto delle capacità e abilità di vita”, in quanto competenze psicologiche che ogni persona ha e/o può apprendere tramite l’esperienza e l’impegno.  

Tra queste troviamo: pensiero critico, pensiero creativoproblem solvingdecision making, comunicazione efficace, capacità di relazioni interpersonali, autoconsapevolezza, empatia, gestione delle emozioni e gestione dello stress (Antonietti & Valenti, 2017). 

Ma una capacità – o meglio modalità – che si sente nominare spesso nei discorsi di scambio comunè la “contemporaneità”, ossia la capacità di svolgere più azioni nello stesso momento. 

Quante volte abbiamo sentito uomini ironizzare frasi come: “vorrei essere una donna per poter svolgere due compiti nello stesso momento”; “scusami, ma non sono una donna. Faccio le cose una alla volta”?!? 

Queste espressioni prettamente popolari e informali nascono dal prestigio e dalla peculiarità delle donne di svolgere e adempire più mansioni insieme, ricoprendo anche ruoli differenti.  

Essere donnainfatti, ha sempre significato e significa attualmente prediligere molti ruoli e funzioni: una brava moglie, una madre presente e attenta nei confronti dei propri figli, un’ottima amica, una figlia esemplare e premurosa nei confronti dei genitori anziani (o giovani anziani), una casalinga e una lavoratrice  

La figura femminile, anche se con moltissime remore sociali, ha sempre rivestito un ruolo cardine all’interno del nucleo familiare e questo può essere riconosciuto da secoli! 

Nell’antica Roma le donne, per esempio, anche se non prestavano servizio politico, ma anzi vivevano in una condizione di sottomissione legittimata e dettata dal marito e dalle leggi stesse, si sono costruite e guadagnate con il passare degli anni un importantissimo ruolo d’influenza e supporto nei confronti dei mariti che si dedicavano alla politica, tanto che alcuni storici specializzati nello studio dell’Impero Romanoillustrano questo periodo come condizionato dal potere al femminile (Ciullini, 2015). 

Da quel momento, divennero anche più frequenti le famiglie non tradizionali: composte da un solo genitore (divorziato o vedovo), altre caratterizzate da coniugi senza prole, altre ancora erano caratterizzate da famiglie “plurigenitoriali”, che riunivano e raccoglievano i figli nati da diversi matrimoni, accettando pian piano anche coppie omosessuali (Núñez Paz, 2020).  

Da questo breve excursus si intuisce come le donne abbiano sempre portato dei cambiamenti positivi e importanti nel corso del tempo, sia dal punto di vista sociale che giuridico. 

Nel ventunesimo secolo possiamo invece dire che le donne, generalmente, rientrano in una macrocategoria “astratta” sulla base dei loro legami familiari e lavorativi. Queste categorie però non sono immutabili, ma anzi facilmente modificabili, poiché la donna può passare da una all’altra tenendo in considerazione fatti personali e desideri che, insieme a lei cambiano nel tempo.  

Nel primo scenario ci riferiamo a una donna sposata con figli e che come prima e unica occupazione decide di avere questa: la sua famiglia, impegnandosi e dedicandosi fortemente a questo legame e alla crescita e apprendimento dei figli, avendo la possibilità di seguirli a 360 gradi, senza chiedere l’ausilio di persone esterne dal nucleo familiare. 

La seconda donna riveste invece il ruolo di donna manager, improntata alla propria carriera lavorativa e che vede come principale priorità – implementando e dirigendo ogni sua capacità personale e professionale – il raggiungimento del proprio successo lavorativo. 

La terza ed ultima donna che prendiamo in considerazione è l’unione di quelle sopra descritte. Si descrive una figura femminile caratterizzata da una grandissima capacità organizzativa e senso del dovere e di responsabilità.  

La donna in questione, infatti, grazie all’aiuto di familiari e terze parti, ma anche concessioni e benefici da parte dell’azienda e/o datore di lavoro (si pensi ai nidi aziendali o agli incentivi sulla tutela della maternità), riesce a gestire la propria vita e ambizione lavorativa e nel contempo crescere e condividere con la propria famiglia momenti importanti.  

Si può certo dire, quindi, che la figura della donna dall’Impero Romano ad oggi è mutata in modo considerevole. Anche se la strada alla piena parità di diritto è ancora lunga, e le donne si trovano a combattere quotidianamente contro drammatici e concreti problemi come il Gender Pay Gap, il Catcalling, il Slut Shaming, il Victim Blaming e la grammatica maschilista siamo fermamente convinti dell’evoluzione continua ed esponenziale della centralità del suo ruolo all’interno delle società e nel mondo del lavoro, che grazie al loro ottimismo, tenacia, ricerca di nuove sfide, soddisfazioni, curiosità e piena voglia di mettersi in gioco dimostrano ogni giorno.  

Insomma, esiste veramente qualcosa che le donne non possono raggiungere!?! 

RIFERIMENTI: 

  • Antonietti, A., & Valenti, C. (2017). Life skills. Le abilità che aiutano ad affrontare il quotidiano. San Paolo Edizioni. 
  • Ciullini C. (2015). Potere al femminile a Roma: il ventennio siriaco. Tuttostoria.net. Pillole di storia italica e non solo… 
  • Núñez Paz M. I. (2020)Diritti e doveri delle donne di Roma. National Geograpihic 
Dott.ssa Emily Zanini
Dott.ssa Emily Zanini

Dott.ssa magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Psicologia Positiva.

 

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