Psicologia dell’alimentazione: un’introduzione

Perché mangiamo? La risposta più istintiva e ovvia ci porta a dire che ci nutriamo per sopravvivere, per soddisfare bisogni biologici e fisiologici del nostro organismo, ma sappiamo tutti che non è così, o meglio, non è solo così.

L’uomo ha in comune con tutte le specie animali il nutrirsi per sopravvivere, allo stesso tempo si distingue nettamente dal resto del mondo animale per il significato che attribuisce all’alimentazione e per il valore emotivo, sociale e culturale che questa porta con sé. Il cibo è per noi legato alle tradizioni, alla famiglia, agli eventi sociali, allo stare in compagnia, ma anche a diversi stili di vita, abitudini e stati emotivi (Seppilli, 1994). Il nostro modo di mangiare è un comportamento, e come altri è anche una modalità per comunicare, per esprimere la nostra relazione con il mondo. Ecco perché alle figure professionali che si occupano della nutrizione in termini biologici e fisiologici – come dietisti, nutrizionisti e biologi – si affianca e diventa sempre più presente anche la figura dello psicologo.

La psicologia nell’ambito dell’alimentazione indaga i meccanismi psicologici che influenzano la maniera di alimentarsi delle persone, in modo da renderci consapevoli del ruolo giocato da ciò che ci circonda e dalla nostra mente quando mangiamo e seguiamo determinati regimi dietetici e alimentari.

Tra i principali oggetti di ricerca troviamo le scelte e preferenze alimentari, quindi cosa scegliamo di mangiare e perché. Sono stati sviluppati modelli teorici diversi tra loro, ma quasi tutti concordano sulla presenza di tre categorie di fattori principali che incidono sulle nostre scelte alimentari

1-Caratteristiche legate al cibo: includono proprietà del cibo e la composizione chimica e fisica, nonché le cause delle diverse caratteristiche sensoriali percepite dall’individuo; gli effetti fisiologici e gli effetti post-ingestione di un determinato alimento, come ad esempio la sonnolenza.

2-Caratteristiche legate all’ambiente: comprendono le influenze sociali – dall’ambiente macro al microsociale (coppia, famiglia) – e culturali/religiose.

3-Caratteristiche dell’individuo: fattori fisiologici come fame, sazietà, livelli ormonali, allergie e intolleranze; fattori sensoriali che determinano l’accettabilità di diversi attributi del cibo; fattori psicologici, entro i quali troviamo precedenti esperienze legate al cibo, fattori di personalità, atteggiamenti, immagine di sé (Armitage & Conner, 2008).

Un’altra area di interesse della psicologia dell’alimentazione è orientata alla promozione di regimi alimentari salutari, tramite metodologie che agiscono sulle componenti psicologiche sottostanti al comportamento alimentare, in modo che queste siano più riconoscibili e gestibili.

Massima espressione della promozione della salute e del benessere legata al cibo è la Mindful Eating, ovvero alimentazione consapevole. Si tratta di una pratica nella quale il focus non è sulla prescrizione di particolari cibi o momenti della giornata in cui consumare i pasti, ma sulla capacità di portare piena attenzione non giudicante all’esperienza alimentare e alle sensazioni ed emozioni connesse. In questo modo, tramite funzioni autoregolatorie dell’individuo, andrebbero a diminuire tutti quei comportamenti automatici e inconsapevoli legati all’assunzione di cibo, migliorando così il nostro controllo cognitivo sul comportamento alimentare (Framson et al., 2009).

Gli interventi psicologici diventano fondamentali non solo nell’ambito della promozione della salute, ma anche nei casi in cui il rapporto con il cibo diventa patologico, ovvero nei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, che attualmente rappresentano un importante problema di salute pubblica. Sono patologie complesse, talvolta associate ad altri disturbi psichici, caratterizzate da comportamenti alimentari disfunzionali, eccessiva preoccupazione per il peso con alterata percezione dell’immagine corporea, spesso associata a bassi livelli di autostima. Se non individuati e trattati in tempi e metodi adeguati, possono compromettere la funzionalità di organi e apparati del corpo, mettendo a rischio la salute di tutto l’organismo. Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa sono tra i più diffusi.

Oltre ad essere la soddisfazione di un bisogno biologico, l’alimentazione è un comportamento che esprime e comunica, e in quanto tale può essere influenzato da agenti esterni e interni all’individuo. La psicologia dell’alimentazione indaga i fattori che influenzano le nostre scelte per sviluppare modelli teorici e interventi sempre più mirati. Questo al fine di promuovere la salute e il benessere e agire qualora il rapporto con il cibo sfoci nel malessere e nella patologia.

Riferimenti

Seppilli, T. (1994). Per una antropologia dell’alimentazione. Determinazioni, funzioni e significati psico-culturali della risposta sociale a un bisogno biologico. La ricerca folklorica, 7-14.

Armitage, C., & Conner, M. (2008). La psicologia a tavola. Il Mulino, Bologna.

Framson, C., Kristal, A. R., Schenk, J. M., Littman, A. J., Zeliadt, S., & Benitez, D. (2009). Development and validation of the mindful eating questionnaire. Journal of the American dietetic Association109(8), 1439-1444.

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=63&area=Disturbi_psichici

Denise Bruno
Denise Bruno

Dott.ssa Magistrale in Psicologia Clinica e Promozione della Salute: Persona, Relazioni Familiari e di Comunità

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