Sovraindebitamento: Mi serve davvero? Quando desiderare qualcosa diventa una giustificazione per acquisti non necessari.

Il sovraindebitamento è un fenomeno economico e sociale che riguarda numerose famiglie in tutto il mondo. È da considerarsi un problema che coinvolge diverse dimensioni della vita delle persone sebbene sia difficoltoso ricondurlo a cause specifiche.

È una compenetrazione di dimensioni della vita quotidiana, da quella lavorativa a quella sociale e familiare. Alcune cause di sovraindebitamento sono riconducibili a fattori che non possono essere controllati e che non dipendono dalla volontà dell’individuo, come la perdita del lavoro o una grave malattia. Altre cause, invece, sono rappresentate da elementi principalmente legati alle decisioni prese dall’individuo stesso. Se nel primo caso si parla di sovraindebitamento passivo, nel secondo il sovraindebitamento è attivo (Fiasco 2008).  

In questo momento di forte incertezza derivante dall’emergenza sanitaria da Covid-19, sebbene gli indizi di una lenta e graduale ripresa siano molti, sono altrettante le persone che nell’ultimo anno hanno vissuto con enorme difficoltà la situazione economica che le restrizioni e i provvedimenti governativi hanno contribuito a creare. 

Da una ragionevole chiusura preventiva per smorzare i contagi, ci si è trovati all’interno di un sistema che ha impedito alle persone di lavorare, garantendo tutele e risarcimenti, ma comunque limitando in parte la libertà e la volontà dei singoli di continuare le proprie attività. 

Quanto appena esposto dimostra come, in alcuni casi, le cause del sovraindebitamento possano essere ricercate in accadimenti che il singolo non può direttamente controllare, come appunto l’obbligo di tenere chiusa la propria attività lavorativa. In altri casi, invece, è possibile ricondurre alla persona stessa gli elementi per cui l’individuo ha delle difficoltà nella gestione delle proprie finanze. 

I motivi in questo caso sono prettamente legati alla propria educazione finanziaria, è probabile infatti che la persona non sia nemmeno in grado di stabilire gerarchicamente quali siano le priorità di acquisto rispetto ai propri desideri e bisogni personali.  

Ancora una volta diventa palese come sia difficoltoso distinguere un’unica causa rispetto un unico effetto quando si parla di sovraindebitamento.  

Oggigiorno le difficoltà sembrerebbero ampliate grazie anche alla costante esposizione a stimoli pubblicitari e consumistici sottesi, i quali –a prescindere dallo strumento con cui sono presentati- contribuiscono a creare un ideale collettivo a cui aspirare, che rimane comunque il fine principale delle campagne di marketing. Modello che talvolta prescinde le reali risorse e disponibilità di ognuno.  

Se a questa sovraesposizione si combinano anche una serie di fattori individuali che impediscono alla persona di compiere delle scelte ragionate e funzionali, è possibile incorrere nella specifica casistica per cui un individuo non riesce a distinguere i propri bisogni reali dai desideri e non è in grado di far fronte alle proprie spese con le risorse che ha a disposizione.  

Queste circostanze diventano disfunzionali per la persona stessa e per le proprie finanze nel momento in cui gli acquisti effettuati sono maggiori rispetto a quanto effettivamente si possa spendere per essi. 

Nel momento in cui la persona si trova a classificare il livello di urgenza con cui è necessario compiere uno specifico acquisto, valutazione basata sulle proprie conoscenze in merito all’oggetto in questione e sulle informazioni che sono disponibili nel suo ambiente, è appunto possibile che intervengano dei fattori più esterni, come l’esposizione a stimoli pubblicitari e quindi legati alla voglia di appartenere e/o di essere identificati come appartenenti a un determinato gruppo.  

Prendiamo come esempio il fatto che si acquistino beni e oggetti che già si possiedono –come l’ultimo modello di smartphone, nonostante se ne possieda uno molto simile, è possibile sussista la credenza che possedere quello specifico tipo significhi appartenere a un determinato gruppo di personeQuesta identificazione trasmette forza e sicurezza all’individuo, che fa propri i valori che crede appartengano a quel determinato gruppo e mette in atto atteggiamenti e comportamenti che a loro volta lo fanno identificare come appartenente a esso (Taylor, 2001 e Tajfel, 1999). 

Il bisogno di appartenenza è un costrutto ampiamente studiato in psicologia. Maslow lo identificò come uno dei bisogni della propria scala gerarchica, collocandolo esattamente nel mezzo tra il bisogno di stima e il bisogno di sicurezza, indicativo del fatto che una volta che la persona appaga i bisogni legati alla propria sopravvivenza, si sente sicura di sé stessa e dell’ambiente in cui vive, e solo allora cercherà di aderire e di appartenere a un gruppo più ampio di simili, i quali a loro volta saranno poi in grado di appagare il bisogno di stima attraverso l’adeguato riconoscimento sociale (Maslow, 1954).  

Questo bisogno di appartenenza talvolta impedisce che le persone compiano una corretta classificazione di ciò che effettivamente serve loro: la linea è sottile tra ciò che è l’effettivo bisogno della persona, come il possedere una casa, avere un telefono, avere dei vestiti adeguati alle diverse stagioni, rispetto ciò che desidererebbe avere, come la casa con piscina, l’ultimo modello di telefonino, i vestiti di marca (Fiasco, 2018) 

Talvolta il desiderio che muove un individuo all’acquisto può essere costruttivo e positivo, in tal senso funge da motore che spinge verso il raggiungimento dell’oggetto del desiderio, sia esso concreto o astratto o anche un vero e proprio obiettivo di vita. Di contro quando il desiderio è ostacolante, nel senso che funge da obiettivo irrealistico, può causare reazioni disfunzionali per la persona stessa, tra cui la tendenza a spendere eccessivamente rispetto alle proprie possibilità.  In tal caso è possibile che ci si trovi in presenza di una situazione di indebitamento eccessivo, in quanto la persona spende sistematicamente le proprie finanze per l’acquisto di beni che non sono necessari alla propria sopravvivenza.   

Le soluzioni proposte per la gestione di una situazione di indebitamento eccessivo vertono principalmente su percorsi di supporto e/o preventivi dello stesso.

Mentre con i primi intendiamo il sostegno di istituzioni riconosciute per una supervisione di tipo legale, economica e psicologica, con i secondi si fa principalmente riferimento alla promozione di interventi di educazione finanziaria per l’incremento delle proprie competenze nella gestione del patrimonio e delle finanze.

È in quest’ottica che l’individuo che si trova in difficoltà dovrebbe orientarsi per prevenire una gestione disfunzionale di ciò che guadagna e che già possiede, ponendo ben in evidenza ciò che distingue i propri bisogni reali dai propri desideri, e anche i propri desideri positivi e produttivi rispetto quelli legati a un appagamento personale superficiale immediato e non costruttivi per una motivazione costante per la vita del singolo rispetto il proprio benessere nel lungo periodo. 

Rachele Fiorini
Rachele Fiorini

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologie Positive

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