L’intelligenza emotiva

Nonostante la ricerca scientifica abbia ormai da decenni riconosciuto l’intelligenza come un concetto che può essere espresso tramite uno spetto di forme e contenuti molto ampio, sembra permanere in modo ben radicato nella concezione comune, nella cosiddetta “psicologia della strada”, una concezione univoca e quasi monolitica dell’intelligenza.

Secondo questa visione, la persona intelligente sarebbe colei che prendeva buoni voti a scuola, che possiede una buona cultura e che riesce facilmente a risolvere i problemi.

Questa concezione risulta ormai assolutamente antiquata e limitata nel descrivere il concetto di intelligenza, a maggior ragione se si pensa che già nel lontano 1983 Howard Gardner, ricercatore dell’università di Harvard, espose la teoria delle “intelligenze multiple”.

Secondo questo approccio l’intelligenza sarebbe costituita dall’intreccio di diversi fattori o, se vogliamo, forme di intelligenza che appartengono a differenti domini della coscienza umana.

Ecco allora che l’intelligenza può essere, secondo Gardner, di tipo spaziale, sociale, introspettiva, corporea, musicale, linguistica e logico-matematica. Ne consegue che l’intelligenza di una persona possa essere descritta dalla somma dei suoi punti di forza e da quelli di debolezza, piuttosto che da un univoco fattore.

Negli anni sono poi stati identificati altri fattori di intelligenza. Tra queste riveste particolare importanza per il Benessere l’intelligenza emotiva, tanto da essere stata inserita dall’OMS nell’elenco delle Life Skills.

Proprio nel nostro articolo introduttivo alle Life Skills avevamo definito l’intelligenza emotiva come un’abilita che implica il riconoscimento delle emozioni in noi stessi e negli altri, la consapevolezza di quanto le emozioni influenzino il comportamento e la capacità di rispondere alle medesime in maniera appropriata.

È interessante notare come le abilità connesse all’intelligenza emotiva possano essere applicate sia verso sé stessi che verso gli altri. Si tratta infatti di abilità che consentono di osservare, riconoscere e nominare non solo le espressioni emotive nostre e altrui, ma anche di comprendere quanto l’aspetto emotivo possa influire sul comportamento e sulle scelte.

In questo modo diventa possibile innescare migliori modalità per rapportarsi con le persone con cui entriamo in relazione, ma anche con noi stessi.

Secondo uno dei maggiori teorici di questo tipo di intelligenza, Daniel Goleman, quella che lui chiama “competenza emotiva” si compone di due parti: la competenza personale e la competenza sociale.

La prima riguarda la conoscenza e il dominio di sé stessi. Riconoscere, comprendere e accettare il proprio vissuto emotivo consente una migliore riflessione sui propri obiettivi e, in generale, sulla propria esistenza, mentre l’abilità di controllare le proprie emozioni (piuttosto che essere controllati da esse) favorisce comportamenti adattivi e positivi, una maggiore lucidità nelle decisioni e processi di motivazione più efficaci.

La competenza sociale consente invece di gestire proficuamente le proprie relazioni. Comprendere il vissuto altrui ed essere in grado di rispondervi adeguatamente consente di migliorare la comunicazione, i processi decisionali e gli stili di leadership.

Goleman (1995) distingue quindi 5 componenti chiave per l’intelligenza emotiva:

  1. La consapevolezza di sé, ovvero il saper riconoscere il proprio valore e i propri punti di forza tramite l’ascolto delle emozioni.
  2. Dominio di sé, ovvero saper regolare l’espressione dell’emozione sulla base dei propri obiettivi.
  3. Motivazione, ovvero comprendere cosa muove il proprio comportamento.
  4. Empatia, ovvero saper riconoscere e percepire il vissuto emotivo altrui, sentendosi in contatto reciproco.
  5. Abilità sociale, ovvero l’abilità di stare con gli altri proficuamente e con piacere positivo.

In conclusione, appare evidente che l’intelligenza emotiva si configuri come un elemento del Benessere tanto complesso e articolato quanto fondamentale per garantire un’elevata qualità della vita personale e interpersonale.

Chiaramente, un’abilità tanto complessa non è affatto semplice da potenziare. Per questo motivo vi consigliamo di continuare a seguire BeNexThere, ci saranno presto novità al riguardo!

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dottore in Psicologia per il Benessere

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