Perché nel nostro stomaco c’è sempre spazio per il dolce?

Ti è mai capitato di non riuscire a finire un piatto della portata principale del pasto sentendoti “pieno come un uovo”, ma di riuscire senza difficoltà a mangiare il dolce?

Sarà successo un po’ a tutti nel momento in cui finiamo il dolce e diciamo “il dolce va direttamente nel cuore”. Per giustificare o meglio comprendere questo fenomeno, sono stati condotti molti studi per capire come funzioni e se esista davvero questo spazio supplementare.

Partendo dal principio, quando gli esperti dicono che è importante seguire una dieta variegata hanno ragione in quanto assumendo cibi diversi riusciamo a soddisfare pienamente il nostro fabbisogno nutrizionale. Ma a livello più tecnico, questo tipo di approccio alla nutrizione ha un limite ovvero l’adattamento, una funzione del nostro sistema nervoso. L’adattamento è una forma di apprendimento semplice secondo cui il nostro sistema nervoso, riconoscendo uno stimolo come familiare, gli attribuisce meno salienza e presta meno attenzione; quando invece uno stimolo è nuovo e inatteso, si tende ad attribuirgli più importanza.

L’adattamento che ci consente quindi di distinguere eventi importanti da quelli più trascurabili, si manifesta ogni volta che siamo a tavola e che mangiamo.

Uno dei primi studiosi che ha cercato di comprendere questi meccanismi è stata Barbara Rolls. La Rolls nel 1981 ha condotto uno studio con l’obiettivo di valutare l’appetibilità di 8 alimenti diversi caratterizzati dal gusto dolce, amaro, acido e salato. Facendo prima assaggiare una piccola dose di ognuno di questi alimenti, ai soggetti sperimentali è stato poi assegnato un solo alimento di quelli assaggiati da mangiare in maggiori quantità e successivamente sono stati fatti di nuovo assaggiare ai partecipanti tutti gli alimenti di partenza.

Quello che è emerso al termine dell’esperimento è che l’appetibilità del singolo alimento mangiato (e non solo assaggiato) è diminuita rispetto a quelli solo assaggiati.

Con questo apparentemente semplice esperimento, la Rolls ha scoperto un meccanismo che ha definito “sazietà sensoriale specifica”, ovvero una caratteristica del nostro organismo che si è adattato e che ci impedisce mediante una sensazione di sazietà di continuare a mangiare lo stesso alimento, favorendo l’adozione di una dieta varia che comprenda l’assunzione di più cibi diversi.

Questo fenomeno è stato chiamato in un modo che spiega di per sé il meccanismo: sazietà per rimandare alla sensazione di pienezza che sentiamo dopo aver mangiato, e sensoriale specifica, ovvero che questa sazietà è attribuita agli alimenti che sono stati mangiati maggiormente. Questo meccanismo, quindi, si applica ai cibi con proprietà sensoriali simili a quelli appena consumati e principalmente succede con cibi dolci e salati.

Provate ora a pensare alle vacanze negli hotel o nei resort, in cui i pasti sono distribuiti sotto forma di buffet. Riflettendo, potrete accorgervi che rispetto ad un pasto con poche portate principali, ad un buffet avrete mangiato sicuramente di più.

Alla luce del fenomeno della sazietà sensoriale specifica, ora sarà semplice comprenderne il motivo: la varietà di cibi a disposizione porta a consumare una quantità maggiore di cibo, anche oltre il limite imposto dal senso di sazietà. Questo accade perché ad un buffet non abbiamo il tempo di adattarci a nessun cibo nello specifico in quanto si varia velocemente il tipo di alimento consumato e il nostro cervello non ha tempo di trasmettere il senso di sazietà, che invece trasmette nel momento in cui si sta mangiando eccessivamente un tipo di alimento.

Vi siete mai accorti che al giro pizza riuscite, in proporzione, a mangiare più fette di pizza rispetto a quante ne mangiate con una pizza normale da asporto?

Alla luce di questa spiegazione, è possibile constatare che, per evitare di abbuffarci in situazioni come il buffet e il giro pizza in cui siamo spinti ad esagerare, si potrebbero selezionare 3-4 alimenti che pensiamo possano soddisfare il nostro appetito e il nostro gusto e limitarci a quelli. Facendo così ci sentiremo comunque sazi perché abbiamo mangiato sufficientemente e abbiamo anche variato la tipologia di alimento, ma in quantità mangeremo senz’altro meno cibo rispetto al lasciarci guidare dalla golosità e dalla voglia di assaggiare un po’ di tutto.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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