17 Maggio: Giornata Internazionale contro l’omofobia

Dal 2014 ogni 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia), ricorrenza voluta e riconosciuta dall’Unione Europea e dalle stesse Nazioni Unite.

Durante questo giorno l’obiettivo è quello di promuovere e coordinare eventi su larga scala per sensibilizzare e sostenere tutte quelle iniziative promosse e intraprese per contrastare le posizioni omofobe e transfobiche.

La società moderna trascina ancora con sé le rimanenze di un pensiero figlio di “genitori culturali” reduci da una mentalità tradizionalista –ma per chi?- che prevede una struttura sociale fondata sul patriarcato violento e autoritario, che non prevede e men che meno ammette obiezioni e contrasti.

Con il ricambio generazionale si assiste a una parallela evoluzione dei valori e dei principi su cui si basano le società nel loro micro e nel lor macro, quindi quello che era il secolo scorso il modello e il termine di paragone rispetto quanto può essere considerato normale –sebbene la sua determinazione sia estremamente soggettiva e labile- e cosa non lo sia.

Perché il 17 maggio è così importante?

Perché in una società in cui le case si autogestiscono grazie alla domotica, dove tra qualche anno potremmo iniziare a colonizzare altri pianeti nello spazio, dove si operano persone al cervello mentre queste sono sveglie e suonano la chitarra, in un mondo dove accade tutto questo e tanto altro, è ancora necessario tutelare una persona che vuole esprimere sé stessa.

Con la giornata di oggi si celebra il progresso culturale. Anzi è quasi paradossale che si debba dedicare una giornata alla rivalsa dei diritti umani di un gruppo di individui che ha solo avuto il coraggio di dire ad alta voce chi è e chi ama.

Paradossale perché da nessuna parte è scritta la definizione di ciò che è normale: è solo la società e la conseguente strutturazione normativa della stessa che definisce più o meno soggettivamente questi margini.

E quindi sono la pressione e la desiderabilità sociale che definiscono la componente giuridica, dove sarà la maggioranza a dover proporre il cambiamento, ed ecco allora perché è importante celebrare il 17 maggio: non si tratta di privilegiare una categoria, ma quanto di celebrare il coraggio di poter essere sè stessi.

Che correlazioni ci sono tra la rivendicazione dei propri diritti e il benessere psicologico?

Diversi studi dimostrano come prendere coscienza della propria identità e mostrarla apertamente sia funzionale per una riduzione dello stress, della rabbia, della frustrazione e anche una maggiore autostima e auto-efficacia, sebbene questo accada solo in contesti socio-culturali caratterizzati da una mentalità aperta e supportivi rispetto questi nuovi gruppi sociali. Al contrario, è stato dimostrato come i soggetti siano più riluttanti nel fare apertamente coming-out in tutti quei contesti che personalmente non li fanno sentire al sicuro e che anche oggettivamente non garantiscono la tutela dei singoli (N. Legate, R.M. Ryan, N. Weinstein. 2011).

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