Distrazione a tavola: perché porta a mangiare di più

Fare colazione mentre si scorre il feed di Instagram. Fare merenda tra un TikTok e l’altro. Guardare un film mangiando popcorn o patatine.

Vi sarà capitato di accorgervi di aver finito quello che stavate mangiando nel momento in cui è finito, senza esservi resi conto di aver mangiato.

Al contrario, chi segue un’impostazione alimentare di tipo mindful (mindful eating) sarà abituato a prestare attenzione ad ogni boccone e ad assaporarlo, consapevolezza che porta a non ingerire quantità esagerate di cibo ma limitarsi a quello che il corpo richiede.

Questi due atteggiamenti verso l’alimentazione hanno implicazioni psicologiche nel momento in cui, nel primo caso, ci si sente in colpa e si costringe il corpo al digiuno o all’eccessivo esercizio fisico per “rimediare allo sgarro”, provando ansia, insoddisfazione e malessere psicologico.

Ma siete sicuri che questo funzioni?

Siamo al 6 giugno. Si sta avvicinando la prova costume. Alzino la mano tutti quelli che si sono messi a dieta (rigorosamente restrittiva) e hanno iniziato ad allenarsi come forsennati per superare la prova costume.

Questa non è la sede per discutere delle implicazioni nutrizionali di questo atteggiamento.

Ma ci sono ricerche nel campo della psicologia che hanno studiato i comportamenti delle persone nei confronti del cibo. Uno studio molto interessante ha indagato come le persone che seguono una dieta restrittiva e dimagrante sono più suscettibili alle distrazioni.

Precedenti ricerche che sono state prese in esame hanno studiato come diverse situazioni distraenti, come l’ambiente in cui ci si trova, interagire con altre persone e fare delle attività, influenzino notevolmente il consumo di cibo. Altre ricerche ancora hanno indagato le abitudini alimentari delle persone che seguono una dieta dimagrante.

La ricerca a cui ci riferiamo (Ogden et al., 2017) ha avuto l’ipotesi di studiare gli effetti della distrazione sulla dieta restrittiva osservando i partecipanti mentre mangiavano guardando la TV, mentre camminavano o mentre conversavano con qualcuno. Al termine di questa fase, veniva poi chiesto un rendiconto circa la sensazione di pienezza, la fame e la motivazione a mangiare. Quest’ultima è stata a sua volta indagata ponendo i partecipanti di fronte ad una scelta: mangiare quello che volessero scegliendo tra alimenti sani (carote, uva) oppure non sani (M&Ms, patatine).

Cosa è emerso da questo studio? Che i partecipanti che seguivano rigorosamente una dieta dimagrante e restrittiva erano più suscettibili alle distrazioni (guardare la TV, camminare, conversare), distrazioni che a loro volta portavano ad assumere maggiori quantità di cibo, in particolare di cibo non salutare.

Nello specifico, è stato riscontrato che camminare mentre si mangia induca a mangiare di più nel pasto successivo alla camminata.

A questo fenomeno ci sono più spiegazioni. Innanzitutto, camminare rientra tra le forme di distrazione e in quanto tale sposta l’attenzione selettiva dalle informazioni che derivano dal fatto di mangiare e interrompe l’accesso delle informazioni derivanti dal cibo che si sta mangiando alla memoria episodica.

Inoltre, camminare interferisce con la capacità di percepire gli effetti che l’assunzione di cibo ha sul senso di fame, interferendo proprio sul ciclo di feedback che intercorre tra l’assunzione di alimenti e la trasmissione della sensazione di sazietà che induce a interrompere l’assunzione stessa di cibo.

Camminare, rispetto a guardare la TV, implica una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Quando poi si cammina in ambienti ricchi di stimoli, la nostra attenzione è attratta continuamente da stimoli diversi e tutto questo “distrae” se si sta mangiando mentre si cammina.

Ovviamente la camminata di cui si parla non è da intendere come un esercizio fisico ma come un’attività quotidiana di spostamento.

Per concludere, in base ai risultati di questa ricerca si può affermare che fare altro mentre si mangia può indurre in generale a ingerire maggiori quantità di cibo e che questo effetto colpisce di più coloro che seguono una dieta restrittiva dimagrante, i quali sono risultati essere più suscettibili alle distrazioni.

Non è stata riscontrata una differenza significativa tra diverse situazioni distraenti, se non per una piccola eccezione sull’attività di camminare che sembra legittimare o indurre ad assumere più alimenti non salutari nel pasto successivo all’attività.

L’alimentazione mindful è un approccio molto interessante al cibo e ci permette di tornare ad avere un rapporto primordiale con gli alimenti, ponendo attenzione alle sensazioni fisiche ed emotive del corpo.

Questo aumenta la capacità di percepire la sensazione di sazietà che viene a mancare, come abbiamo visto, se mentre mangiamo siamo distratti da qualcosa.

FONTI:

Ogden J., et al. (2017). Distraction, restrained eating and disinhibition: An experimental study of food intake and the impact of ‘eating on the go’. Journal of Health Psychology, 22(1), 39-50.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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