Maturità, il rito di passaggio

Anche in questo strano, atipico anno siamo arrivati a un appuntamento che ogni anno si rinnova imponendosi come pietra miliare nella vita di migliaia di ragazzi e ragazze italiane: l’esame di maturità.

Mai come in questi giorni l’arcinota canzone di Venditti sta scalando, come ogni anno, le classifiche musicali. Studenti di tutta Italia si ritrovano per condividere ansie, studio e previsioni più o meno pessimistiche riguardo alle prove che li attendono nei prossimi giorni.

Questi e molti altri piccoli rituali si replicano anno dopo anno e sono stati scalfiti solo in minima parte dalle limitazioni connesse alla pandemia. Infatti, l’esame di maturità rappresenta uno dei maggiori riti di passaggio che una persona è chiamata ad attraversare nel corso della propria vita e, in quanto tale, viene accompagnato da una moltitudine di pratiche, rituali e usanze che vengono tramandate nel corso del tempo.

Ma cosa intendiamo con questi termini?

L’antropologo Arnold Van Gennep (1909) propose come definizione del concetto di “rito di passaggio” una qualunque cerimonia pubblica che, tramite metodologie ed usanze specifiche, celebrano e segnano un cambiamento di status di un individuo. Possono essere considerati riti di passaggio eventi come il matrimonio, la laurea, l’ingresso in un albo professionale e, appunto, l’esame di maturità.

Questi eventi sono accumunati dal fatto di ufficializzare il cambiamento della posizione che una persona occupa nella società. Si tratta di un momento più o meno simbolico a partire dal quale a un individuo viene riconosciuto pubblicamente un nuovo ruolo con annessi compiti e responsabilità.

Il rito a quindi un’importate valenza sia psicologica che psicosociale.

È psicologico perché costituisce per ciascun individuo un segno tangibile della sua identità e, al contempo, riveste un’importanza psicosociale dettata dal ruolo che viene attribuito all’interno del proprio contesto sociale.

I rituali sono invece definiti come sequenze di comportamenti ben definiti che seguono precisi schemi e tempi. Queste sequenze di comportamenti sono caratterizzate da un valore simbolico che prescinde dall’effettiva utilità dell’azione stessa.

L’utilizzo di riti e rituali è presente in tutte le culture umane e persino in alcune specie animali.

A questo punto dovrebbe essere chiaro perché la maturità viene intesa come rito di passaggio. Pur avendo una maggiore quantità di aspetti pratici rispetto ad altri tipi di rito (si tratta comunque di una serie di prove scritte e orali da superare), l’esame finale conserva molteplici elementi simbolici che accompagnano la transizione ad una nuova fase della vita dei giovani adulti.

Tramite questo esame, infatti, si abbandonano le vesti dello studente per entrare nel mondo degli adulti, assumendo una nuova identità di lavoratore o studente universitario. Si tratta dunque di un passaggio che consente a ragazze e ragazzi di assumere una nuova identità, di chiudere un ciclo della propria esistenza in favore dell’apertura di uno nuovo e di entrare in un nuovo contesto per confrontarsi con richieste e sfide totalmente differenti da quelle affrontate nei precedenti 13 anni di vita scolastica.

Questo rito di passaggio, in quanto tale, viene costituito e arricchito da un insieme di rituali destinati a rimanere ben cristallizzati nella memoria di chi li ha vissuti. Si può fare riferimento a rituali istituzionali come l’estrazione della lettera che stabilirà l’ordine degli orali, la comunicazione dei professori che formano la commissione d’esame e la classica disposizione dei banchi nei corridoi della scuola. In contemporanea sono presenti numerosi rituali che potremmo definire “informali” come, ad esempio, la stampa delle tesine, il viaggio di maturità con gli, ormai, ex compagni di classe e l’ascolto della sopracitata “Notte prima degli esami”.

L’esame della maturità è probabilmente uno dei momenti che generano maggiore ansia nella vita di uno studente e rappresenta un’importante prova che richiede grande impegno, studio e concentrazione per essere affrontata al meglio. Allo stesso tempo però rappresenta uno dei momenti più importanti della vita di una persona e come uno dei ricordi più belli.

Possiamo solo concludere con un grande in bocca al lupo a tutti i maturandi italiani da parte della redazione di BeNexthere!

Marco Fusar Poli
Marco Fusar Poli

Dr. in Psicologia per il Benessere

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