Cosa succede nel cervello quando si pratica mindfulness?

Così come quando alleniamo i muscoli del nostro corpo questi crescono, anche il nostro cervello è in grado di modificarsi grazie ad una caratteristica che possiede: la plasticità.

La plasticità cerebrale (o neuroplasticità) è la capacità del cervello di modificare la propria struttura in base all’esperienza e all’ambiente con cui interagisce.

Durante la vita di ognuno di noi il nostro cervello non è sempre uguale, bensì è in grado si modificarsi ed adattarsi in base alle stimolazioni interne o esterne che riceve.

In particolare, studi nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato che la meditazione ha un impatto sul cervello, rafforzando la comunicazione tra neuroni e aumentando il volume di alcune aree cerebrali.

Nella pratica, cosa succede?

Uno studio molto interessante condotto dal gruppo di ricerca di Sarah Lazar della Harvard University nel 2011 ha dimostrato che in 4 aree cerebrali, quali la giunzione temporo-parietale, la corteccia del cingolo posteriore, il cervelletto e l’ippocampo, si verifica un aumento della materia grigia nei soggetti che nello studio hanno partecipato al protocollo MBSR (mindfulness base stress reduction) rispetto agli altri soggetti.

Prendendo l’ippocampo come esempio, è noto che questa regione abbia un ruolo rilevante nella regolazione emotiva. Le modificazioni riscontrate in quest’area potrebbero essere ricondotte ad un miglioramento nella capacità di regolare le proprie emozioni.

Nello specifico, la mindfulness sembra essere efficace nella fase di elaborazione delle emozioni durante la quale si manifesta una riduzione della reattività fisiologica a seguito di emozioni negative e una facilitazione del ritorno alla baseline emozionale dopo che si è esposti ad uno stressor.

In altre parole, la pratica della mindfulness contribuisce ad abbassare l’intensità e la frequenza di effetti negativi delle emozioni favorendo un complessivo miglioramento dell’umore.

È anche noto che a livello cognitivo la pratica della mindfulness apporti diversi benefici. Infatti, sembra che nelle regioni frontali, sedi delle capacità attentive, la pratica della mindfulness implichi una maggiore connettività neuronale.

Nello specifico, la componente attenzionale che sembra essere maggiormente potenziata grazie alla mindfulness è l’attenzione selettiva, ovvero la capacità di selezionare informazioni specifiche ini presenza di stimoli sensoriali diversi.

Questo aspetto è molto interessante perché è in grado di comprovare le convinzioni secondo cui la meditazione provochi un incremento nella concentrazione nella vita quotidiana oltre che durante la pratica.

Perché il cervello si modifichi grazie all’effetto della plasticità, è chiaro che non basti sollecitarlo e stimolarlo qualche volta e con poca costanza. Il nostro cervello è in grado di rispondere benissimo a stimolazioni anche in condizioni di deprivazione (come in molte patologie neurologiche) ma è necessaria costanza e una sollecitazione che duri almeno 20-30 minuti per produrre un minimo risultato.

FONTI:

Hölzel, B. K., et al. (2011). Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry research191(1), 36–43.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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