21 settembre: Giornata Mondiale dell’Alzheimer

Oggi, come ogni anno, si celebra la Giornata Mondiale della demenza di Alzheimer. La demenza di Alzheimer (AD) è la più frequente forma di deterioramento cognitivo.

Il primo caso è stato descritto da Alzheimer a inizio ‘900 il quale ha studiato a livello autoptico una donna di 51 anni che aveva sviluppato un progressivo decadimento cognitivo con allucinazioni e difficoltà nella condotta sociale. Inoltre, questa presentava atrofia cerebrale, placche senili e gomitoli neurofibrillari.

Ad oggi sappiamo che questi marker biologici sono caratteristici di un quadro di demenza di Alzheimer. In sostanza, le placche senili sono placche di amiloide, una proteina transmembrana con funzione di promuovere la crescita cellulare, che si depositano tra i neuroni causando difficoltà nella trasmissione neuronale. I grovigli neurofibrillari, invece, sono fasci di filamenti elicoidali che nella normalità si trovano nel citoplasma dei neuroni e che nella demenza di Alzheimer si insediano nell’assone e portano progressivamente alla morte del neurone.

Inizialmente, una diagnosi certa di malattia di Alzheimer era possibile solo post mortem. Negli anni è stato possibile riscontrare in vivo la presenza di amiloide tramite PIB, una strumentazione PET con l’ausilio traccianti specifici, che è in grado di rilevare l’attivazione di un tracciante che rileva amiloide a livello cerebrale.

Un altro modo che si è rilevato adeguato è la FDG-PET, che consente di identificare le mancate attivazioni delle aree cerebrali che sono deficitarie in pazienti affetti da demenza di Alzheimer.

Ma per fare diagnosi bastano esami strumentali? È chiaro che non sono sufficienti, seppur fondamentali. Esistono, infatti, dei criteri diagnostici di tale patologia, alcuni di questi sono necessari, altri di supporto e altri ancora di esclusioni.

Nel dettaglio, i criteri diagnostici per la demenza di Alzheimer sono:

  1. Presenza di un deficit mnesico significativo, quindi un disturbo di memoria graduale e progressivo riportato dal paziente e dai familiari da almeno 6 mesi. Questo deficit mnesico è evidente dalle batterie testistiche e può essere isolato oppure associato ad un disturbo di altri domini cognitivi.

I criteri di supporto sono:

  1. Presenza di atrofia temporale mesiale, atrofia ippocampale, della corteccia entorinale e di amigdala evidenziata tramite MRI (risonanza magnetica per immagini)
  2. Alterazione di marcatori biologici liquorali, come la diminuzione della proteina beta-42 e l’aumento della proteina tau nel liquor, riscontrato dopo rachicentesi e analisi del liquor
  3. Ridotto metabolismo di glucosio a livello temporo-parietale bilateralmente riscontrato tramite PET
  4. Mutazione genetica causativa della demenza di Alzheimer

Come criteri esclusione, troviamo invece:

  1. Storia della patologia (esordio improvviso, comparsa precoce disturbi dell’andatura, epilessia, disturbi comportamentali precoci)
  2. Caratteristiche cliniche (disturbi neurologici focali come emiparesi, deficit sensitivo, deficit campimetrico, precoce sindrome extrapiramidale)
  3. Altre patologie che spiegherebbero meglio i deficit che si riscontrano, come patologie vascolari, patologie infettive, alterazioni metaboliche, depressione maggiore, insomma tutte le patologie che mimano demenza di Alzheimer

Quindi, possiamo dedurre che la demenza di Alzheimer non è di così facile diagnosi. Infatti, è definibile in due vie: tramite evidenza patologica post mortem o di biopsia oppure con evidenza sia clinica che genetica.

Affrontando poi le manifestazioni cliniche relative a questa patologia, sono caratteristici di alcuni quadri di demenza i disturbi comportamentali. Nella demenza di Alzheimer questi non sono presenti negli stadi precoci della malattia ma entrano in gioco nel progredire della malattia e riguardano la sfera di personalità, affettività, percezione e comportamento.

Il deficit di memoria è, come precedentemente sottolineato, il primo a comparire. Possono seguire poi difficoltà di calcolo, difficoltà nel linguaggio, irritabilità, gait disorder, wandering, disturbi del sonno, aggressività e incontinenza.

Quello che emerge primariamente in un paziente con demenza da Alzheimer sono i disturbi cognitivi e man mano si assiste a perdita di autosufficienza, disturbi del comportamento, necessità di un ricovero in strutture sanitarie e, inevitabilmente in stadi molto avanzati della patologia, morte.

Oggi è la giornata mondiale dedicata alla demenza di Alzheimer. Preme evidenziare che questa patologia non colpisce solo direttamente il paziente che ne è affetto ma è una malattia di tutto il nucleo dei familiari e degli affetti del paziente. Come si è potuto intuire è una patologia che comporta la necessità di un impegno costante da parte dei caregiver. È importante, oltre che seguire adeguatamente il paziente affetto da Alzheimer, informare e fare educazione psicologica anche ai familiari in modo tale da rendere loro consapevoli di quello che il paziente sta vivendo e le strategie da adottare per tutelare lui e sé stessi.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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