Potenziare le abilità di lettura in adulti con difficoltà: strumenti e tecniche

La lettura non è un’attitudine naturale dell’uomo ma una sua invenzione, forse la più̀ geniale, che probabilmente risale a 6000 anni fa in Mesopotamia con l’ideazione della scrittura cuneiforme dei Sumeri (Vicari & Menghini, 2018).

Insegnare a leggere ad un bambino è un compito tutt’altro che facile di cui molti non considerano o non riescono a percepire l’elevato impegno cognitivo che è richiesto a chi insegna e a chi apprende.

La lettura, oltre ad essere un’attività̀ complessa, è un processo cognitivo articolato che necessita di buone abilità uditivo-fonologiche e di adeguate abilità visuo-percettive (Vio et al., 2015). Per arrivare alla sua automatizzazione è necessario che si sviluppino alcuni dei sotto processi da cui essa è composta.

Il modello di lettura di Uta Frith (1985) illustra i processi coinvolti nell’apprendimento della lettura e della scrittura ed in particolare afferma che quest’ultimo può̀ essere suddiviso, dal punto di vista evolutivo, in quattro stadi:

  1. Studio pittografico: le parole vengono colte nella loro forma unica e globale, come fossero disegni;
  2. Stadio logografico: identificazione di alcune caratteristiche visive di parole familiari, non sono ancora apprese le lettere nè i loro singolo suoni;
  3. Stadio alfabetico: uso della conversione grafema-fonema nella lettura e fonema-grafema nella scrittura;
  4. Studio ortografico/lessicale: accesso al recupero del morfema, alle regole ortografiche e alle peculiarità̀ che caratterizzano le parole irregolari.

Cosa è la dislessia? Che cosa ha a che fare questa con le abilità di lettura?

La Dislessia evolutiva (DE), per definizione, è un disturbo specifico dell’apprendimento della lettura cronico che si verifica in bambini con un quadro di funzionamento nella norma che tuttavia mostrano una difficoltà specifica nello sviluppo delle abilità di lettura. Il disturbo si manifesta nonostante siano presenti un’intelligenza adeguata, un’istruzione convenzionale, opportunità socioculturali normali e siano assenti deficit sensoriali e disturbi significativi della sfera emotiva. Questo è quello che emerge secondo i due principali manuali diagnostici internazionali, ovvero il DSM-V e l’ICD – 10.

Principali precursori della dislessia

Dalle numerose ricerche dedicate allo studio delle abilità cognitive e psicologiche nei soggetti dislessici è emerso che le principali competenze che predicono le abilità di lettura non sono molte. Tra queste troviamo le più̀ importanti e riconosciute, quali:

  1. la consapevolezza fonologica: capacità di riflettere e manipolare la solida struttura delle parole;
  2. la denominazione rapida automatizzata (RAN): abilità con cui si legge e pronuncia in modo veloce ed automatizzato le matrici di stimoli alfanumerici (lettere, sillabe e numeri) e non (figure di oggetti comuni e colori);
  3. la memoria a breve termine e di lavoro: processore esecutivo centrale che interviene nel ragionamento e nel processo decisionale;
  4. la discriminazione ritmica: capacità di discriminare i pattern ritmici acustici, sia a livello d’intensità che di durata.

Esistono delle tecniche specifiche per potenziare questa importantissima abilità? Quali?

Seppur si sappia molto sulla dislessia evolutiva e i disturbi specifici di apprendimento nei soggetti adulti, permangono ancor oggi moltissimi dubbi sulla tipologia d’intervento da attuare, in quanto esistono pochi strumenti di potenziamento specifici per l’età adulta. Di seguito si approfondiranno alcuni interventi di potenziamento – comportamentali e neuropsicologici – al fine di migliorare le abilità di lettura in pazienti adulti con dislessia evolutiva.

Nella dislessia evolutiva, solitamente l’approccio comportamentale si focalizza sull’allenamento e potenziamento delle proprie abilità grazie all’aiuto di metodi e tecniche standardizzate e riconosciute a livello nazionale ed internazionale. Degli esempi di questi strumenti di riabilitazione e potenziamento della lettura in soggetti adulti si citano:

  1. Phonics training (training fonetico): approccio riabilitativo che riporta nei soggetti un cambiamento significativo nelle loro abilità di lettura ed in particolare nella segmentazione e discriminazione di suoni e parole (Vicari & Menghini, 2018). Per quanto riguarda il training, viene proposto ai soggetti, sia giovani che adulti, esercizi strutturati per facilitare la lettura di parole isolate o inserite in un brano;
  2. Sight words Training (trattamento di riconoscimento visivo di parole): metodo riabilitativo che si pone come obiettivo quello di far riconoscere al soggetto le parole intere dalla memoria visiva-lessicale (McArthur et al., 2015);
  3. Rhytmic Reading Training (training di lettura ritmica): il training ha lo scopo di migliorare le abilità relative alla lettura come, l’accuratezza e la precisione, attraverso uno stimolo acustico con ritmo regolare (Cancer & Antonietti, 2017).

Per quanto riguarda i metodi neuroscientifici, invece, troviamo numerosi studi, tra cui quelli di Richlan e collaboratori (2011), in cui attraverso l’utilizzo della tDCS (stimolazione a corrente continua) inducendo un aumento dell’eccitabilità̀ cerebrale nelle regioni del cervello che solitamente sono meno attive nelle persone con dislessia rispetto ai normolettori, ovvero l’area della corteccia temporo-paritale sinistra (coinvolta nell’elaborazione fonologica e ortografica) – durante i compiti di lettura (in particolare nella velocità e nella correttezza della lettura), si è potuto verificare e riscontrare dei miglioramenti significativi nelle abilità di lettura.

Infine, tra i metodi psicofisiologici, troviamo anche il neurofeedback, che si basa sulla visualizzazione in tempo reale dell’attività cerebrale, al fine di promuovere l’autoregolazione di alcune funzioni mentali (Hammod, 2006). Potrebbe anche esso dimostrarsi un buon strumento di riabilitazione e potenziamento delle abilità di lettura, anche se, per quanto riguarda i disturbi di apprendimento ed in particolare la dislessia evolutiva, non sono molti ad oggi i ricercatori che utilizzano questo strumento di neuromodulazione per potenziare tale abilità nei pazienti adulti.

Si possono di certo, però, osservare un netto e significativo miglioramento prestazionale per quanto riguarda alcune funzioni esecutive, come la memoria di lavoro e in generale anche nella riduzione di alcune sintomatologie psicopatologiche e non, quali: il disturbo ossessivo compulsivo, l’ansia generalizzata, livelli alti e nocivi di stress, depressione e anche alcuni comportamenti dannosi e autodistruttivi per l’individuo.

Insomma, dall’emergere di tutti questi positivi risultati, molti ricercatori sono fiduciosi nel credere che il neurofeedback possa confermarsi in futuro come un ottimo strumento di riabilitazione ed empowerment delle abilità di lettura, sia in soggetti con difficoltà riconosciute come la dislessia, che tutto quel raggio di persone che vogliono sfruttare al meglio gli strumenti disponibili per auto migliorarsi ed aggiungere qualcosa di positivo al proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, DSM-5 (5th ed.). Washington, DC: American Psychiatric Association.
  • Cancer A., & Antonietti A., (2017). Remedial interventions for developmental dyslexia: How neuropsychological evidence can inspire and support a rehabilitation training.
  • Frith U. (1985), «Beneath the surface of surface dysiexia». In. J. C. Marshall, M. Coltheart, K. Patterson (Eds.), Surface dyslexia and surface dysgraphia, London: Routledge & Kegan Paul.
  • Hammond D. What is neurofeedback? Journal of Neurotherapy. (2006); 10(4):25-36.
  • McArthur, G., Kohnen, S., Jones, K., Eve, P., Banales, E., Larsen, L., & Castles, A. (2015). Replicability of sight word training and phonics training in poor readers: a randomised controlled trial. PeerJ, 3, e922.
  • Richlan, F., Kronbichler, M., & Wimmer, H. (2011). Meta-analyzing brain dysfunctions in dyslexic children and adults. Neuroimage, 56(3), 1735- 1742.
  • Vicari S., Menghini D., (2018). La dislessia. Come riconoscerla e trattarla. Raffaello Cortina Editore
  • Vio C., Toso C. & Spagnoletti, S. (2015). L’intervento psicoeducativo nei disturbi dello sviluppo. Carrocci.
Dott.ssa Emily Zanini

Laureata magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *