Cosa succede nel cervello quando ascoltiamo musica?

Quando ascoltiamo della musica, il nostro cervello non è passivo ma in realtà si attiva. Ma cosa succede realmente nel cervello quando ascoltiamo musica?

A tutti sarà capitato almeno una volta di agire dei comportamenti apparentemente involontari mentre ascoltate la musica, come battere i piedi a ritmo o muovere le dita della mano in sequenza seguendo il ritmo della canzone.

Questi agiti entrano nella nostra coscienza quando ci facciamo caso, ma finché siamo presi dalla canzone e coinvolti con essa non ci rendiamo conto. Ecco, la musica ci coinvolge anche a livello non consapevole esercitando una certa influenza su di noi.

Riassumendo in poche parole come funzione il nostro sistema nervoso, esistono delle cellule (i neuroni) che comunicano tra loro grazie ai neurotrasmettitori, i quali permettono la trasmissione dell’impulso nervoso dando inizio ad una risposta specifica. Durante l’ascolto di una canzone, il neurotrasmettitore maggiormente implicato è la dopamina, che ha il compito di controllare il movimento, dirigere l’attenzione e l’apprendimento ed è coinvolta in alcune funzioni cognitive, nel sonno e nelle sensazioni di piacere.

L’effetto della musica sul nostro cervello non è meramente emotivo, ma è stato dimostrato che influenza anche il sistema cardiovascolare, ovvero il battito cardiaco e la pressione del sangue.

Ci sarà chi ascolta un tipo di musica per aumentare la concentrazione e acquisire energia prima di un evento importante (una gara sportiva, un esame universitario, la discussione di un progetto, …) e chi la utilizza per rilassarsi in momenti nervosi della giornata.

Riassumendo, possiamo dire che una musica rilassante è in grado di ridurre il quantitativo di stress, mentre una musica più ritmata è in grado di aumentare la concentrazione e migliorare l’umore.

Ovviamente, questo discorso è di carattere generale e sappiamo che ognuno di noi è unico e diverso quindi è importante non generalizzare ma rispettare anche gli aspetti soggettivi, ovvero i gusti personali in questo caso, che potrebbero causare in alcune persone fastidio o mancato godimento del momento ascoltando una certa tipologia di musica. Ebbene sì, c’è anche chi preferisce il silenzio e la musica la utilizza come mezzo di svago o compagnia in momenti vuoti, come un viaggio in treno o aereo.

Tornando ai processi cognitivi che si attivano ascoltando musica, gli effetti che questa provoca nel nostro cervello non dipendono solo da stimoli sonori e musicali ma anche da ricordi, conoscenze ed esperienze che ognuno di noi ha fatto.

Ascoltando una certa canzone, possono riaffiorare ricordi del passato relativi ad una certa esperienza, ricordi associati ad una persona significativa, e così via.

A livello più specifico, gli stimoli sonori vengono raccolti nell’orecchio e passano al nervo acustico. In seguito, passano al talamo che elabora e filtra le informazioni rilevanti prima di convogliarle al lobo temporale, il quale coinvolge le funzioni cognitive superiori (linguaggio, memoria, motricità, senso del ritmo, coordinazione corporea).

Le aree del nostro cervello non sono evento-specifiche, ovvero che un evento non attiva una singola area bensì un network di regioni che si integrano per analizzare ed elaborare a pieno tutti gli aspetti dell’esperienza. Infatti, la regione temporale non è l’area corticale unicamente coinvolta ma nell’ascolto della musica si attivano altre aree come quelle frontali per il pensiero astratto e l’attenzione, il cervelletto per la percezione del ritmo (al quale si deve il battere inconsciamente il piede a ritmo) e il sistema limbico coinvolto nella mediazione delle risposte emotive legate all’ascolto della canzone.

Sara Longhi
Sara Longhi

Dott.ssa Magistrale in Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva

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