Breve esplorazione dell’Altruismo

Fornire una concettualizzazione e una definizione puntuali dei sentimenti umani risulta sempre un’impresa ardua, a causa della loro complessità e delle numerose sfaccettature che li compongono. Oggi desidero prendere in esame il concetto di altruismo.

Per iniziare questa breve esplorazione, desidero partire dalla definizione Treccani del termine altruismo, distinta in “definizione in Filosofia” e “definizione in Biologia”.

La prima definizione, in Filosofia, è la seguente:

“Termine creato da A. Comte (1830) per indicare, in contrapposizione a egoismo/”>egoismo, l’atteggiamento di chi orienta la sua opera verso il fine di raggiungere il bene altrui (o, se si preferisce, di trovare il bene proprio nel bene altrui).”

La seconda invece cita:

“In etologia, il sacrificio di un individuo, di solito a favore della propria progenie o di altri individui con cui il soggetto condivide parti consistenti del proprio patrimonio genetico, che permette a questi ultimi di sopravvivere o di ottenere benefici. È un fenomeno frequente in natura, probabilmente perché favorisce il permanere nella popolazione di una parte del patrimonio genetico comune all’individuo altruista e ai suoi beneficiari, pur comportando sempre un costo che riduce la fitness dell’individuo stesso. Il comportamento altruistico riguarda molti aspetti della vita di un organismo: dalla divisione del cibo all’allertare altri di un pericolo, dall’adottare figli non propri al difendere la propria colonia, e risulta particolarmente adattativo quando il potenziale riproduttivo dell’individuo altruista è significativamente ridotto o esaurito.”

Questa definizione bipartita ci permette già di evidenziare come il concetto possa essere osservato in prospettive differenti.

Facendo riferimento alla definizione biologica, l’atto altruistico sembra sempre conservare un vantaggio, costituire in ogni caso un’azione conveniente per l’individuo, per quanto in alcuni casi indiretta.

In linea con ciò, nella psicologia individuale, il sentimento sociale viene definito come un bisogno (o potremmo forse dire un istinto) di collaborare con il proprio gruppo di simili e la tendenza a sviluppare empatia nei loro confronti (Agosti, 2009). Dal sentimento sociale ha possibilità di originarsi l’altruismo.

A differenza di altri animali, l’uomo non possiede molti istinti specializzati. L’istinto più visibile dell’essere umano è quello di ricercare il contatto con i simili, costruendo reti sociali e di sostegno, che permettano di garantire/aumentare le sue possibilità di sopravvivenza. Ricapitolando, in questa “cornice evoluzionistica”, l’altruismo parrebbe essere definito come un utile meccanismo di sopravvivenza della specie.

Alla base dell’altruismo è possibile posizionare anche l’empatia e la compassione, sentimenti che sembrano allontanarsi da ciò che consideriamo “istintivo” o “evolutivo”, andando essi anche a sfociare nel senso morale e nelle norme sociali, aspetti che consideriamo di stampo fortemente umano/umanista.

D’altronde la natura umana è mista, portiamo in noi istinti e tendenze che mutano e prendono significato attraverso la nostra cognizione e la nostra riflessività, nonché le nostre relazioni interpersonali.

Quando entrano in scena sentimenti come empatia o compassione, ci mettiamo nei panni dell’altro, sentiamo ciò che l’altro sente, a volte a tal punto che ci sentiamo chiamati all’azione in atti altruistici. Solitamente proviamo compassione di fronte ad un altro essere (umano o non) in stato di sofferenza visibile, malattia, povertà, dolore emotivo. I sentimenti conseguenti alla messa in atto di un gesto altruista sono positivi e danno in genere senso di pienezza e senso di significato.

Nonostante ciò ci sono casi in cui, di fronte a una situazione di malessere evidente di un altro individuo, la reazione immediata è quella di “non guardare”, allontanarsi, anziché prestare aiuto. Dopo le premesse che abbiamo fatto, questo tipo di reazione può apparire bizzarro.

Cosa porta dunque a questo genere di reazione?

L’acquisizione della consapevolezza dello stato di malessere dell’altro può generare vissuti negativi molto forti: ne consegue il desiderio di sottrarsi a questa visione, attraverso la “fuga”, può addirittura accadere di provare del disgusto di fronte a una situazione di estrema sofferenza, che ci porta a allontanare lo sguardo anziché mettere in atto azioni di supporto.

Vedere la sofferenza, la malattia o la morte, implicitamente ci ricorda la nostra natura vulnerabile e mortale, rendendo la consapevolezza saliente e generando sentimenti di disagio personale, il desiderio di ridurne la salienza può prendere il sopravvento sopprimendo qualsiasi istinto altruista.

C’è una vasta panoramica di studi volti a indagare le origini, le cause, le specifiche dell’altruismo, così come quelli che si focalizzano sulle sue conseguenze.

Diversi studi mettono in luce pro e contro dell’atteggiamento altruista. Ad esempio, uno studio condotto da Tanaka et al. nel 2017, mette in evidenza come le persone cosiddette pro-sociali, ovvero più inclini a provare empatia e agli atti altruisti, rispondano con un umore negativo e stato di stress simile a quelli che si manifestano in stati depressione di fronte a un’ingiustizia compiuta ai danni di un altro, anche quando il vantaggio è a loro favore (Tanaka et al. 2017). La tendenza all’empatia sembrerebbe rappresentare anche dei costi individuali.

Al tempo stesso però, un altro studio condotto nel 2013 da Barbara Fredrikson e colleghi, ha osservato nel proprio campione come le persone pro-sociali, con tendenze più spiccatamente altruistiche, presentavano un sistema immunitario con un funzionamento migliore rispetto a quello di persone con tendenze più individualiste, ovvero più concentrate ed orientate sui propri benefici.

Il panorama della ricerca si arricchisce ogni giorno ed è potenzialmente infinito: un aspetto affascinante degli studi in psicologia è il loro mescolarsi tra ciò che è scientifico e ciò che concerne i nostri sentimenti e la nostra umanità, dandoci l’opportunità di riflettere con questo duplice sguardo sulla nostra natura sfaccettata e inafferrabile.

Anna Sofia Fattor
Anna Sofia Fattor

Bibliografia e sitografia

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