Salute psicologica e animali domestici

Chi abbia o abbia avuto un animale domestico, quasi sicuramente ha sperimentato su di sé l’effetto positivo che si può trarre dalla loro compagnia. Passeggiare col proprio cane, stare in compagnia del proprio gatto sul divano, in generale dare e ricevere affetto dal proprio animale sembra avere un istantaneo effetto rilassante. Senza contare la grande capacità di alcuni dei nostri amici non-parlanti di capire i nostri stati d’animo, che li spinge a mostrarci affetto e cercare il nostro contatto quando siamo tristi o “festeggiare” con noi quando siamo di buon umore. 

In un certo senso queste osservazioni, che possiamo aver rilevato nella nostra quotidianità, sono la base dell’intuizione che ha fatto nascere un particolare tipo di trattamento: la pet therapy. La pet therapy è un tipo di terapia integrativa che accompagna quelle più tradizionali e viene utilizzata per pazienti con diverse patologie, della sfera fisica, cognitiva, emotiva e comportamentale.

La si utilizza principalmente per:

  • – migliorare la comunicazione e relazione paziente-contesto di cura, 
  • – aumentare la qualità di vita e il benessere psico-emotivo dei pazienti, 
  • – a scopo educativo. 

È difficile tracciare una determinata origine di questa pratica, in quanto, per quanto non si parlasse ancora di pet therapy, il primo utilizzo di animali a scopo terapeutico nel contesto ospedaliero risale a più di cent’anni fa, al 1919. Infatti negli Stati Uniti vennero impiegati animali domestici nel trattamento di pazienti con forme di schizofrenia e depressione come conseguenza dei traumi e dello stress subiti durante la Prima Guerra Mondiale. 

Nel corso degli anni ’60 lo psichiatra infantile B. Levinson osserva effetti positivi sui suoi pazienti scaturiti dalla presenza del suo cane durante le sedute: approfondisce e studia il fenomeno e utilizza il termine “pet psychotherapy”.

Sulla sua scia, l’impiego di animali per pazienti con disturbi mentali continua a essere studiato e sperimentato durante gli anni ’70, e gli psichiatri Samuel ed Elizabeth Corson riportano dei miglioramenti nel benessere dei loro pazienti in seguito all’inserimento di animali nel processo terapeutico. 

Verso la fine del medesimo decennio la biologa Erika Friedmann conduce un’osservazione su un campione di pazienti dimessi dall’ospedale dopo aver sofferto di problemi cardiaci e nota un’interessante correlazione: i pazienti in possesso di animali domestici avevano in media maggiori possibilità di sopravvivenza e recupero rispetto a quelli che non ne possedevano. In seguito approfondisce gli studi su questa rilevazione e scopre che essere esposti anche solo alla vista di un animale domestico (quindi anche senza contatto fisico) ha effetti sulla salute fisica dei pazienti: la pressione sanguigna presenta un abbassamento, la respirazione e il battito cardiaco diventano più regolari e il tono muscolare si rilassa. 

Successivamente e tutt’oggi vengono svolti numerosi studi sul tema. Tra i diversi risultati è emerso anche come il contatto con un animale porti a un abbassamento dei livelli di cortisolo (l’ormone “dello stress”) e ad un aumento delle quantità di endorfine e dopamina (gli ormoni e neurotrasmettitori “della felicità”).

Qualche altro esempio dell’utilità dell’impiego di animali nei contesti di cura, al di là degli effetti naturalmente calmanti del contatto con animali e delle misurazioni fisiologiche, può essere il fatto che una persona in ospedale o in casa di riposo, lontana dai propri affetti per la maggior parte del tempo, tragga potenzialmente molto conforto dall’affettività e la relazione con un animale domestico; inoltre, spesso l’animale favorisce anche la relazione tra esseri umani, dando argomenti d conversazione, “rompendo il ghiaccio”, diventando in un certo senso un collante sociale.

Dagli studi emergono buone ricadute della relazione con un animale anche dal punto di vista educativo. Per un bambino crescere con un animale sembra avere un effetto positivo sull’autostima, sul senso di responsabilità e sulle competenze empatiche.

Dagli anni ’90 la pet therapy si sta diffondendo anche in Italia, tuttavia per essa non esiste ancora una regolamentazione statale univoca. Per raggiungere questo risultato è necessario procedere con ulteriori studi scientifici in grado di dimostrare inequivocabilmente la sua efficacia. Per il momento è possibile evidenziare alcuni ambiti in cui il trattamento con animali sembra avere gli effetti positivi più evidenti: per le problematiche di tipo fisico e comportamentale, nella sfera emotiva e per pazienti con problematiche dello spettro autistico.

Relazionarci con un animale domestico ci permette di entrare in relazione/comunicazione sul piano più prettamente emotivo e non mediato dalla comunicazione verbale; per quanto per gli esseri umani questa possa essere una modalità relativamente poco utilizzata, mantiene le sue potenzialità positive. Se relazionarci con un animale può aiutarci a darle uno spazio, ritengo sia un’esperienza molto preziosa.

Anna Sofia Fattor
Anna Sofia Fattor

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