Tra Letteratura e Psicologia

Lo scrittore e giornalista inglese Tim Parks, ispirandosi alla psicologia sistemica e in particolare alla
teoria delle polarità semantiche di Valeria Ugazio (1998; 2012), ha sviluppato un nuovo modello di
interpretazione del testo letterario. Si è aperto così un nuovo capitolo nei rapporti fra letteratura e
psicologia clinica che ha al suo centro il mondo dei significati.
La teoria delle polarità semantiche familiari (Ugazio, 1998; 2012) si focalizza sulla costruzione di
significato all’ interno di processi conversazionali e si fonda su un approccio intersoggettivo alla
personalità di matrice costruzionista. Il concetto di polarità semantiche prevede che all’ interno di
contesti familiari e di gruppi dotati di storia, la conversazione tra i partecipanti sia organizzata entro
polarità di significato tra loro antagoniste come bello-brutto, buono-cattivo. Una delle tesi
fondamentali di Ugazio (2012) è che soggetti con organizzazione fobica, ossessiva, depressiva e
tipica dei disturbi alimentari, partecipino a contesti conversazionali in cui specifici significati
risultano dominanti. Nei contesti in cui si manifestano disturbi fobici, ossessivi, alimentari e
depressivi questi significati vengono chiamati rispettivamente: semantica della libertà, alimentata
da emozioni come paura e coraggio; semantica della bontà, in cui prevalgono valori come sacrificio

di sé-egoismo; semantica del potere caratterizzata da definizioni di sé e degli altri come vincente-
perdente; semantica dell’ appartenenza in cui risultano rilevanti emozioni come gioia-disperazione.

Tim Parks (2009, 2014, 2015) propone un modello per approcciarsi ad un opera letteraria basato
sulle reciproche interazioni romanzo-scrittore-lettore. Secondo Parks è sempre presente una certa
continuità, in termini emozioni, storie e relazioni tra la vita di un autore e la sua opera. Non intende
affermare che l’opera racconti necessariamente eventi biografici dello scrittore, ma che sia in linea
con la globalità della persona. Ciò che prova e che pensa, il modo in cui si comporta e l’opera stessa
è parte dell’ autore, per cui l’ incontro con la sua vita presenta delle analogie con un’immersione nel
testo: si viene introdotti nello stesso mondo di pensiero e di emozione. Per tutto il Novecento, con
lo sviluppo della critica letteraria, si è molto discusso sull’opportunità di eliminare la personalità
dell’autore dall’opera; tuttavia Parks sostiene che proprio tra gli scrittori che si presumeva avessero
raggiunto questo obiettivo, ad esempio in Eliot, Joyce e Becket, si possono trovare nelle loro opere,
le loro personalità, carattere e comportamento, ciascuno assolutamente riconoscibile e
inconfondibile. Parks afferma che può essere interessante considerare gli eventi della vita
dell’autore accanto a eventi simili nei suoi romanzi per riscoprire creativamente l’opera e cercare
un senso di come si relaziona al lettore. Inevitabilmente un poeta utilizza la propria immaginazione,
ma questa creazione esce dalla sua vita, in qualche modo diventando un evento della sua vita, parte
integrante della biografia: in poche parole, l’immaginazione lavora su materiale disponibile. Inoltre,
quando un autore racconta una storia, anche se ambientata in un mondo fantastico, è possibile
presumere che stia parlando, o che alluda alla società in cui vive, e molto probabilmente alle
persone che conosce. Il modo in cui si raccontano società e persone stabilirà e probabilmente
trasformerà il rapporto dell’autore con esse. La pubblicazione di libri diversi come “The Pickwick
Papers”, “Ulysses”, “The Rainbow”, “Mrs Dalloway”, “The Satanic Verses”, sono eventi biografici, in
quanto alterano radicalmente la visione che gli altri hanno dello scrittore e la sua posizione rispetto
al mondo descritto nei libri. Charles Dickens è amato in quanto sembra amare il mondo del lettore,
è un compatriota degno di ammirazione. James Joyce è subito considerato sia un genio, superiore
al lettore, sia un fornitore di oscenità, una minaccia per il benessere sociale. D.H. Lawrence è
considerato un traditore della sua patria, mentre Virginia Woolf, con il suo talento eccezionale,

supera il marito in termini di reddito e di celebrità. Gli autori si rendono conto molto rapidamente
che i loro scritti hanno implicazioni personali e un esempio di ciò è fornito spesso dalla reazione del
partner. Sarebbe infatti difficile per le mogli o i mariti degli autori e autrici non percepire, leggendo
un romanzo in cui sono presenti matrimoni e relazioni amorose, che il loro rapporto non è in qualche
modo toccato da ciò che vi viene raccontato, talvolta alterato e talvolta ridefinito. A titolo di esempio
Tim Parks (2009) fa riferimento alla prima moglie di Thomas Hardy che si infuriò per gran parte del
materiale di “Tess dei D’Urbervilles” e di “Jude l’Oscuro”, ricco di relazioni carnali all’epoca
scandalose, mentre la seconda moglie era altrettanto furiosa per le poesie scritte in memoria della
prima. Hardy prevedeva queste reazioni, eppure scriveva ugualmente opere e probabilmente in
parte per suscitare proprio quel tipo di reazioni. Parks si domanda se questo non fosse in realtà il
modo di Hardy di comunicare con chi gli sta intorno, dal momento in cui tutti i resoconti sullo
scrittore britannico suggeriscono che egli trovava estremamente difficili metodi di comunicazione
più diretti. Non risulterebbe dunque così impensabile che la tensione nell’opera di uno scrittore
possa avere molto a che fare con la sua percezione di come le persone a lui vicine risponderanno a
ciò che sta scrivendo. Nonostante il romanzo rappresenti un’ opera indirizzata a chiunque, poiché è
resa pubblica, potrebbe esistere un diverso tipo di comunicazione. A tal proposito, Parks argomenta
questo concetto descrivendo la realizzazione di “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. In questo
romanzo breve il narratore anonimo prevede che la prostituta morirà di tubercolosi in un bordello,
umiliata in ogni modo. È rilevante il fatto che la prima moglie di Dostoevskij stava morendo proprio
di tubercolosi nella stanza accanto mentre scriveva questa scena profondamente inquietante.


Raccontando alla prostituta come lei sarà ancora un oggetto sessuale per i suoi clienti nonostante
tossisca sangue, lo scrittore russo poteva udire la sofferenza di sua moglie vicino a lui: le circostanze
narrate e quelle vissute dall’ autore si richiamano vicendevolmente. È difficile, come fanno quei
critici che considerano esclusivamente la narrazione del libro, ignorare questa nuova conoscenza.
Anche la reazione del lettore, acquisendo questa nuova consapevolezza, risulta senza dubbio più
complessa e arricchita. Parks ipotizza che paradossalmente scrivere un’opera narrativa, proprio
perché conferisce all’autore la possibilità di negare qualsiasi relazione tra la storia e gli eventi reali,
qualsiasi messaggio rivolto a chi gli è vicino apre la strada all’invio di messaggi molto più potenti di
quelli che normalmente sperimenta nella sua vita.
L’ obiettivo di Parks è quello di costruire un quadro teorico semplice, basato in gran parte sulla
psicologia sistemica, che consenta di esplorare in modo articolato ciò che accade quando ci si
relaziona con un autore attraverso i suoi romanzi. Facendo riferimento alle tesi di Bateson (1976) e
Ugazio (1998; 2012), Parks riprende da quest’ultima un esempio tratto dalla letteratura al fine di
illustrare le sue idee. Il romanzo “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij viene infatti utilizzato come
esempio di una famiglia in cui le semantiche vengono costruite in termini di bene e di male, con il
bene inteso come rinuncia altruista e il male come indulgenza egoistica: Alesa il santo, che sembra
prendere le sembianze della madre morta, il malvagio Dimitri che ovviamente segue le orme del
padre, e il più complesso Ivan, che oscillando tra le due posizioni, non sa se sia buono o cattivo.
Parks prosegue questa riflessione evidenziando che Ivan è evidentemente l’alter ego di Dostoevskij.
Quest’ultimo infatti oscillava tra il gioco d’azzardo e affari extraconiugali da un lato e il desiderio di
essere santo e di assistere la sua famiglia e la sua amata madre Russia dall’altro. È ipotizzabile che il
suo romanzo permetta di esplorare l’esperienza del “male” all’interno di un quadro complessivo
“rassicurante” della morale cristiana. A proposito di quest’idea secondo cui nel processo di
polarizzazione attorno a certi valori, qualcuno avrà difficoltà a stabilire una posizione stabile è

centrale nella tesi di Ugazio. Parks riprende inoltre la sua considerazione riguardo al fatto che
l’attività intellettuale e in particolare l’attività creativa possono rivelarsi utili in certe situazioni per
conciliare valori contrastanti. Considerano la semantica della bontà per esempio, una persona che
sente di dover essere buona, onesta e moralmente integra può per esempio indulgere in una serie
di esperienze trasgressive scrivendo un certo tipo di storia, pur sentendo che la scrittura è
comunque connotata positivamente come un’esperienza edificante. Rispetto alla semantica della
libertà, una persona timorosa e ansiosa, ma allo stesso tempo in cerca di indipendenza può sentirsi,
con la scrittura, coraggiosa e autonoma, in contrasto con le emozioni dominanti nella sua vita reale
come nel caso di Thomas Hardy. Bateson, Ugazio e altri psicologi che hanno guardato all’identità
come a una questione di posizionamento all’interno di contesti familiari e gruppali, offrono un
modello che propone che per ognuno di noi siano salienti certi significati e che la prevalenza di alcuni
di essi tenda a favorire l’emergere di certi tipi di personaggi e storie e a scoraggiarne altri. Il
suggerimento di Parks è che ci si può aspettare una certa costanza, continuità e allo stesso tempo
anche un limite nelle opere della maggior parte dei narratori: le loro storie tenderanno, qualunque
sia l’ambientazione o il genere, a ruotare intorno agli stessi universi semantici caratterizzati da certi
valori, emozioni, idee e movimenti relazionali. Per quanto non sia ovviamente preclusa
l’introduzione di figure nuove, leggendo un certo numero di romanzi dello stesso autore, è possibile
notare come i personaggi formano una sorta di famiglia allargata in tutta l’opera nel suo insieme.


Un’ ulteriore tematica affrontata da Parks riguarda il rapporto tra autore e lettore. In particolare si
domanda se questo rapporto può essere letto come un incontro con una persona che può o non
può condividere i significati in cui viviamo. All’interno della relazione lettore-libro possono
presentarsi dei momenti di profonda incomprensione e distanza innescati da parti della storia,
riflessioni, descrizioni, che difficilmente hanno senso per chi sta leggendo. Al contrario, è invece
possibile che esistano storie che confermino totalmente i significati e le emozioni del lettore. Nel
primo caso, ovvero quando il lettore entra in conflitto con la narrazione, il piacere che rende
possibile la continuazione del rapporto libro-lettore, potrebbe essere semplicemente fornito
dall’elemento seduttivo della trama, dall’invito a identificarsi con i personaggi, dall’eloquenza dello
stile. La lettura può procedere anche quando il comportamento dei personaggi o le descrizioni e le
riflessioni del narratore, possono sembrare sconcertanti e incomprensibili. Tuttavia, se queste
incomprensioni e contrasti diventano troppo frequenti, o se il coinvolgimento emotivo con i
personaggi si affievolisce, si può interrompere il rapporto chiudendo semplicemente il libro. Spesso
il lettore descriverà questa rottura in termini di una mancanza di competenza da parte dell’autore
oppure rifugiandosi nelle nozioni di gusto personale. Parks tuttavia considera questa riluttanza a
continuare un romanzo simile a quella che porta il soggetto a non proseguire la conoscenza di
qualcuno il cui comportamento sembra appartenere ad universi a lui troppo lontani e sconosciuti.
Le brillanti intuizioni e argomentazioni di Parks portano a riconsiderare il rapporto tra autore e il suo
libro e tra il libro e il mondo. Secondo questo modello la narrazione stessa, le storie che offre e lo
stile in cui si colloca, vengono intese all’interno della dinamica generale della vita dello scrittore e
quindi dei significati salienti in cui si posiziona. Emerge in questo modo la preziosa opportunità di
riflettere sulla tipologia di dilemmi che l’autore si trova ad affrontare all’interno del romanzo, ed è
possibile ritenere l’opera stessa, le provocazioni che offre, le conclusioni che trae, come tentativi di
spostare o stabilizzare la posizione dell’autore relativamente a coloro che lo circondano, o anche
riguardo alla sua immagine.

Matteo Galli
Matteo Galli

Psicologo ed esperto di Cinema

BIBLIOGRAFIA
• Bateson, G. Steps to an ecology of mind. San Francisco , Chandler Press, 1972 (Trad. it. Verso
un’ecologia della mente. Milano, Adelphi, 1976).
• Ugazio Valeria, Storie permesse storie proibite polarità semantiche familiari e
psicopatologie, Torino, Bollati Boringheri , (1° ed. 1998, 2° ed. rev. 2012)
• Parks Tim Semantic Polarities in the Works of Thomas Hardy and D.H. Lawrence, Merope,
vol.53-54, 5-46, 2009
• Parks Tim, Romanzi pieni di vita, Bari, 2014
• Parks Tim, The Novel A Survival Skill, New York, 2015

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